L’ALTRO EREMO DI SANT’ONOFRIO, UN LUOGO SEGRETO DI ARMONIA E DI PACE


LUCOLI – Oltre a quello più celebre, eretto sulla costa del Monte Morrone in corrispondenza della grotta dove visse tra il 1239 e il 1241 Pietro Angelerio, Papa Celestino V, c’è in Abruzzo un altro eremo dedicato a Sant’Onofrio e che si trova sempre in provincia dell’Aquila, ma nel territorio di Lucoli, al confine con il Comune di Tornimparte.

Non si tratta di un edificio o di un rudere, ma di una grotta scavata a strapiombo sul costone di una parete calcarea, un piccolo e sconosciuto tesoro che merita una visita e, credo, di un pizzico di considerazione in più.

Il sentiero per raggiungere l’eremo è molto facile, eccezion fatta per l’ultimo tratto leggermente esposto e che necessita la dovuta cautela.

Si parte dalla SS 696 che collega l’uscita autostradale di Tornimparte a Campo Felice, sia dalla località Prato Capito seguendo verso nord-ovest, sia dal curvone, a 3,5 km dal casello in zona Tavernola, dove la strada spiana per costeggiare il Monte Orsello. Io sono partito da qui. Ho parcheggiato l’auto sul ciglio della strada e ho proseguito poi per la sterrata sul lato opposto che scende in direzione di Lucoli.

Dopo cento metri si piega a destra e si attraversa il sottopassaggio e da lì si prosegue sulla carrareccia per circa 3 km.

Lungo il cammino non si può non notate i casolari che costeggiano la strada. Vale la pena lasciare il sentiero per visitarli. Questi ruderi, insieme a quelli di Sant’Eramo in prossimità della grotta, indicano un passato insediamento agricolo e pastorale risalente al 1200, come riportato anche su una bolla papale. L’area, secondo una legenda popolare, fu abbandonata per un’invasione di formiche, ma è più probabile che a causare il declino siano state le dure condizioni di vita o le continue frane che cadevano dal Monte Orsello, tanto che la zona è conosciuta anche come Petra Rotara.

Sulla strada s’incontrano anche due fontanili, Fonte delle Scodelle e Fontanella Pupatti, giunti alla quale si devia a destra in direzione di ruderi ben visibili attribuiti alla Chiesa di Sant’Eramo.

Superata la chiesa, ci attende un affaccio mozzafiato sul Vallone di Sant’Onofrio. Da qui bisogna proseguire a sinistra discendendo un sentiero non segnato e ignorando la traccia più marcata per il downhill sul lato opposto.

Dopo un paio di svolte, tra gli alberi, apparirà il passamano in ferro battuto installato per facilitare l’accesso all’eremo. Facendo molta attenzione si risale il passaggio, a tratti esposto e a tratti scolpito in gradoni nella roccia, fino alla grotta. In tutto, la passeggiata prende appena un’ora di tempo.

Scavato in una pietra precedentemente erosa dal lavoro dell’acqua, l’eremo conserva ancora i colpi degli scalpelli che con pazienza e maestria gli hanno dato forma. Pare sia stato proprio l’eremita Onofrio ad averlo creato e ad averci trascorso tutta la sua vita, contemplando il silenzio e la meraviglia del panorama circostante delimitato dalle alture del Cigolano.

Della struttura originaria si rintraccia la balconata, un secondo vano ribassato e i resti in risalto di un piccolo altare, forse modesto, ma che da solo riesce a rendere tutta la sacralità che un tempo qui si è respirata.

Prima di prendere la strada del ritorno, resto un po’ a giocare con l’eco, che dal Vallone torna indietro con vivida forza. Ma a impressionare più di tutto è la posizione dell’eremo, riservata e preziosa, uno scrigno di altissima spiritualità e di armonia con la natura che nulla, neanche i secoli, potranno mai togliere a questo luogo. Qualcosa di cui essere fieri e gelosi.

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