L’ANTICA CHIESA DI SANTA MARIA DI BORGO COLLEVENATORIO, UN COMMOVENTE MIRACOLO A VILLA SANTA LUCIA


VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI – Indiscutibile è il fascino che suscita, caratterizzato da una sorta di bellezza silente che sorprende e insieme commuove. È il rudere della chiesa di Santa Maria di Borgo Collevenatorio, con la sua architettura fragile, fragilissima, eppure ancora resistente: una sfida contro il tempo e contro l’abbandono.

Siamo a Carrufo, frazione di Villa Santa Lucia degli Abruzzi (L’Aquila), sull’altopiano che domina la Valle del Tirino, ai piedi del Monte Cappucciata, una delle cime meridionali della catena del Gran Sasso, zona abitata dalle popolazioni italiche già nel V-IV secolo a.C.

Il rudere è ubicato sulla piccola altura nota come Collevenatorio. Si incontra lungo la strada che collega Ofena a Villa Santa Lucia allo svincolo per Carrufo. La chiesa è già visibile dalla strada ma per raggiungerla consigliamo di aggirare il colle e lasciare l’auto vicino una croce di ferro e una pensilina.

Da questo punto parte un intimo e piccolo sentiero che in pochi minuti conduce al rudere.

Sulla chiesa si hanno pochissime informazioni e spesso discordanti, a cominciare dal nome. Oltre a S. Maria di Borgo Collevenatorio è nota anche come Madonna della Pietà, mentre sul sito del Comune di Villa Santa Lucia è chiamata Santa Maria della Cardatura.

Se le prime notizie di Carrufo, antica Castrum Rufi, risalgono all’850 d.C. e attorno all’anno 1000 quelle di Castelluccio, una zona rurale a Est di Villa Santa Lucia dove sorge la chiesa della Madonna delle Vicenne, l’origine dell’insediamento di Collevenatorio è stato datato invece tra il 1200 e il 1400.

Borgo Collevenatorio faceva parte, nel XII secolo, delle otto ville della Baronia di Ofena, assieme a Castel del Monte, Randino, Carrufo e Santa Lucia. Fu abitato all’incirca fino al 1600, quando i suoi abitanti decisero di trasferirsi a Carrufo per cause sconosciute.

La chiesa della Madonna della Pietà, invece, pare fu attiva fino a metà del Novecento, accogliendo sia la processione dei devoti da Ofena, sia le soste dei pastori e delle greggi durante il viaggio verso il Tavoliere delle Puglie.

Di una storia millenaria, oggi, non restano che mura un tempo possenti, tracce sbiadite di affreschi, i portali, la piccola sagrestia e quei tre archi arcigni che, nonostante il tempo, nonostante l’incuria, resistono come miracoli, lasciando nel visitatore un profondo senso di stupore e di malinconia.

L’ultima nota che lasciamo al lettore è un avvertimento: lo stato in cui versa la chiesa di Santa Maria di Borgo Collevenatorio ci costringe a suggerire di evitare di addentrarsi nel rudere. Noi lo abbiamo fatto in piena sicurezza e per dovere di cronaca.

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