LE DIFFICOLTÀ NELLE AREE PROTETTE, ASSOCIAZIONE ACR MANIFESTA ALL’EMICICLO


L’AQUILA – Agricoltori, allevatori, boscaioli, apicoltori, tartufai, pescatori, cacciatori e tanti semplici fruitori della ruralità, si sono dati appuntamento per domattina all’Aquila, davanti Palazzo dell’Emiciclo, sede del Consiglio regionale dell’Abruzzo, “per confrontarsi e portare alla luce delle istituzioni le innumerevoli problematiche che, ormai da troppo tempo, attanagliano la nostra regione”.

“L’insieme delle tradizioni e degli insegnamenti legati al territorio, alla natura e alla vita in generale sono state condizionate e soprattutto compromesse dalla cultura urbana, feroce predatrice della ruralità. Al fine di non arrivare a uno stadio irreversibile”, si legge in una nota dell’Associazione per la cultura rurale (Acr), “è arrivato il momento di rivendicare la nostra cultura rurale, patrimonio dell’umanità in tutte le sue forme ed espressioni, al fine di salvaguardare il vero volano della nostra economia regionale”.

“La regione verde d’Europa, con la più elevata estensione di aree protette che si estendono dal mare alla montagna, doveva portare alle nostre comunità ‘lo sviluppo e la ricchezza’ attraverso la valorizzazione delle risorse naturali in tutte le sue vesti, ma, sotto gli occhi di tutti, ha portato solo regresso e impoverimento della nostra economia”.

Il portavoce di Acr Abruzzo Dino Rossi, dichiara che “ad oggi il finto protezionismo messo in piedi dagli ambientalisti e dagli animalisti, seduti dietro le scrivanie non ha assolutamente avuto effetti positivi né per l’ambiente, tantomeno per tutte le attività ad esso collegati. Anzi, l’intero settore agro-silvo-pastorale, è stato fortemente danneggiato in primis da una sovrappopolazione incontrollata di lupi, cinghiali, cervi, caprioli, cormorani, aironi e altri animali predatori, nonché da normative sempre più stringenti che hanno portato allo spopolamento delle aree interne e il blocco di qualsiasi iniziativa del settore”.

“Oggi più che mai, stiamo pagando la vulnerabilità di un territorio abbandonato a se stesso, tra ambientalismo di cortile e animalismo talebano. È arrivata l’ora di riscattare le nostre tradizioni legate alla ruralità, alle nostre risorse naturali, al nostro ambiente, essendo noi i veri protagonisti, conoscitori e conservatori dei valori e dei pericoli che il nostro territorio ci concede”.

Conclude Rossi: “Le soluzioni ci sono, ma forse alle nostre istituzioni fa più comodo accontentare i finti ambientalisti e gli animalisti. Abbiamo raccolto tantissime istanze che invieremo a tutte le istituzioni competenti, al fine di rivendicare il ruolo e rendere partecipi i veri attori dell’ambiente nella valorizzazione del nostro territorio”.

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