LE LOCCE E LE CONDOLE, GLI ANTICHI TESORI NASCOSTI NELLE TERRE DELLA BARONIA


BARISCIANO – Se pensiamo a Barisciano viene in mente la Sagra della Patata, forse il convento di San Colombo o il castello recinto; se pensiamo a Santo Stefano di Sessanio, invece, ci viene subito in mente la Torre medicea, anche se crollata, l’albergo diffuso o le lenticchie; cliché, insomma, che si sono impressi nell’immaginario collettivo e che hanno poi rappresentato questi due borghi nel complesso.

Il lato positivo è che questi cliché consolidano spesso l’immagine migliore dei luoghi, quello negativo è che, in qualche modo, finiscono alle volte per oscurare il resto dei tesori che questi borghi ospitano, come le locce, nel territorio di Barisciano, e le condole, in quello di Santo Stefano. Andiamo a scoprirli.

L’itinerario che abbiamo scelto per raggiungerli parte dal lago di Santo Stefano, in direzione del camping Gran Sasso. Ce lo lasciamo alla spalle e in 30 min, seguendo la carrareccia, si giunge al segnale che indica il sentiero n. 221 per la Madonna del Lago, in vista del Monte Carpesco. Si scende nella valle e ecco che avvistiamo, sulla costa opposta, le prime locce.

Le raggiungiamo lasciando il sentiero, stando attenti soltanto a non perdere inutilmente quota, per poi proseguire oltre fino a giungere alla recinzione del Piano Le Locce (1 ora). Da qui si continua sulla sterrata fino a S. Maria ad Carvons o ai Carboni, un’antica chiesa oggi ricovero per pastorale.

Le locce sono grotte scavate sui pendii delle colline. Hanno un architrave a proteggere l’ingresso e qualche volta sono dotate di altre strutture come camini o rivestimenti di pietra a secco. Erano usate  durante gli alpeggi dai pastori come ricoveri e come stazzi dalle greggi, o anche come semplici depositi per attrezzi agricoli e provviste.

Sono diffuse anche in altre zone del Gran Sasso ma è qui, nel Piano Le Locce appunto, che se ne registra il numero maggiore, facendo pensare che potesse esistervi un vero e proprio villaggio agro-pastorale d’altura. È certo infatti che la chiesa di S. Maria ai Carboni fosse collegata con la grangia di Santa Maria del Monte, realizzando un micro sistema economico basato sulla transumanza verticale.

Dalla chiesa si segue la sterrata verso il colle opposto in direzione Est e, aggirandolo, si risale la Valle Orticara. In un’altra ora circa di cammino, tornando nel comune di S. Stefano, si raggiunge la seconda destinazione: le condole.

Le condole, o gondole, sono dei ruderi ben più imponenti, esempi dell’organizzazione agro-pastorale cistercense nel periodo medievale. L’architettura diventa complessa, le tecniche di costruzione ricercate, i materiale più finemente lavorati.

La pianta degli edifici è rettangolare e il piano inferiore, probabilmente destinato ad accogliere il bestiame, è sempre interrato. Il piano superiore, invece, usato dai monaci come abitazione o deposito, era coperto da una volta a botte.

Per prendere la via del ritorno, basta seguire la sterrata in direzione Sud; sono presenti anche dei segnali. Sulla strada poi, a qualche centinaio di metri, s’incontra inoltre l’affascinante rudere di un’antica cappella.

L’unica accortezza che bisogna tenere è di fare attenzione, dopo circa 1 km, alla deviazione che segnala il sentiero che scende verso Santo Stefano.

Il cammino, davvero mai impegnativo, prenderà un’altra ora abbondante, ma i meravigliosi paesaggi e l’impressione costante di aver attraverso i secoli certo non faranno rimpiangere la fatica e il tempo speso.

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