L’EREMO DI SANTA MARIA DELLA CROCE AD ASSERGI: L’ESSENZA DELLA SPIRITUALITÀ A PORTATA DI MANO


L’AQUILA – Affrontato per qualche mese il distanziamento, non completo, ma semplicemente fisico dagli altri esseri umani, risulta ancora più inafferrabile la scelta degli eremiti e degli anacoreti di ritirarsi, per anni e secondo la propria volontà, in luoghi isolati, selvaggi e spesso difficili da raggiungere.

Eppure l’eremitaggio, come confermano le cronache e i tanti ruderi sparsi nelle nostre montagne, non era una scelta così desueta, così folle. Forse siamo noi moderni ad aver perso di vista, ad aver smesso di usare, una delle possibilità che un tempo avevamo per affrontare la vita.

L’eremo che vi portiamo a scoprire oggi non è così selvaggio o isolato, dista poco più di 2 km dall’abitato di Assergi, una mezz’ora scarsa di cammino: è Santa Maria della Croce. L’eremo si trova infatti nella valle del torrente Raiale, circa a metà del sentiero che porta al borgo di San Pietro della Ienca.

La camminata si svolge pressoché in pianura, è dunque un percorso adatto a chiunque.

Si lascia l’auto presso il cimitero e si continua per la sterrata. Al primo bivio, giusto sotto il cavalcavia, si scende a sinistra e poi si continua destra seguendo la carrareccia che presto prende a costeggiare il torrente.

L’edificazione dell’insediamento risale al XVI, pare in seguito a un’apparizione Mariana. Nel 1525 la comunità di Assergi donò agli eremiti che qui vivevano una piccola cava dalla quale estrarre pietre per la macina del grano. I proventi della cava dovevano servire per la manutenzione della chiesa. Dell’eremo non abbiamo altre notizie, se non che a danneggiarlo e così provocarne l’abbandono fu probabilmente il terremoto del 1703.

La struttura muraria, come quella di altri eremi, è stata eretta attorno alla cavità rocciosa della grotta. Chiari sono i segni delle intonacature e degli affreschi che, insieme alla finitura della pietra, denotano la preziosità dell’edificio. Dei fasti originali oggi resta il muro a valle, parte della facciata e la zona absidale, che divide in piccoli vani l’area protetta dalla roccia.

All’interno della cappella centrale si intuisce la presenza di un altare ormai diruto, una nicchia e i resti di due archi delle cappelle laterali. La parte esterna verso valle era invece scoperta e parzialmente protetta da mura. Intorno alla struttura principale si notano altri ripari e grotte, una delle quali contiene un vasca in pietra per la raccolta di acqua.

L’eremo di Santa Maria della Croce è un luogo che custodisce, intatta, l’essenza schiva e aulica dei ritiri spirituali, eppure rimane accessibile, vicino, disponibile per chiunque abbia voglia di respirare l’atmosfera magia di un tempo; un luogo che certamente merita di essere preservato con maggiore cura e di essere visitato con grande rispetto.

È una ricchezza a portata di tutti, insomma, e tutti dovremmo pretendere, e impegnarci, affinché si conservi lo splendore rimasto. È in gioco una parte della nostra identità, una parte della nostra spiritualità.

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