L’UNIVERSITÀ DELL’AQUILA HA ACQUISTATO I TERRENI SUI QUALI SORGONO I RESTI DELL’ANTICA CATTEDRALE DI AMITERNUM


L’AQUILA – L’Università degli studi dell’Aquila ha da poco acquistato i terreni sui quali sorgono i resti dell’antica cattedrale di Amiternum, sottoposti alla tutela del Codice dei beni Culturali e alla vigilanza dalla Soprintendenza, in località “Campo Santa Maria”, nel cuore della città romana alle porte dell’Aquila.

Si tratta di un sito pluristratificato, con oltre 1500 anni di storia e 7 edifici individuati che, a più riprese, hanno interessato l’area.

L’insediamento più antico rinvenuto è costituito da una domus di età repubblicana che si evolve e si trasforma in età imperiale.

Durante le fasi della cristianizzazione del territorio il sito è oggetto d’interesse da parte del vescovo che decide di impiantarvi il primo insediamento religioso, diventando il nuovo polo politico ed economico del territorio.

Durante il periodo tardo antico le strutture annesse alla cattedrale si trasformano, così come durante le frequentazioni longobarde, carolingie, ottoniane, normanne e infine sveve.

La storia del sito è strettamente connessa a quella dell’intero territorio e nello specifico a quella del capoluogo abruzzese che ne erediterà la diocesi.

Il progetto dell’Università dell’Aquila, costituisce un’importante tappa di un percorso condiviso e avviato con la Soprintendenza, ad esempio con il polo museale di Ateneo, e prevede di trasformare l’area d’indagine in un laboratorio di ricerca per le discipline storiche, archeologiche e museografiche per la promozione del patrimonio culturale del territorio, ma anche ingegneristiche, legate alle ricostruzioni tridimensionali, alla realtà virtuale e alla realtà aumentata.

L’Ateneo punta a valorizzare l’area, tramite un progetto realizzato in stretto contatto e collaborazione con la competente Soprintendenza, in modo da creare un valido esempio di virtuoso welfare culturale, proponendo in futuro visite immersive e innovative al sito archeologico in oggetto, trasformandolo in un forte stimolo per la comunità locale.

Nello specifico, il progetto prevede diverse fasi di attuazione.

Fase 1. Messa in sicurezza del sito e della viabilità utile a raggiungerlo, al fine di renderlo visitabile da parte di singoli turisti, gruppi organizzati, scolaresche e, tramite prenotazioni on line, disabili mediante appositi accorgimenti.

Fase 2. Realizzazione di una ricca pannellistica indispensabile a descrivere dettagliatamente le diverse dinamiche insediative che hanno interessato il sito, al fine di “raccontare” il sito nel migliore dei modi possibili.

Fase 3. Utilizzo di strumenti didattici e divulgativi innovativi (tablet, smartphone, OculusGo, ecc.), quali ricostruzioni tridimensionali, realtà aumentata e realtà virtuale, al fine di rendere ulteriormente immersiva e dunque coinvolgente la visita.

Fase 4. Organizzazione di visite guidate, gite scolastiche, eventi a tema.

I beneficiari di questo progetto saranno in primo luogo gli abitanti del territorio aquilano, che otterrebbero in questo modo un sito culturale capace di farli avvicinare alla propria cultura, storia, ma anche alle proprie origini. Ulteriori beneficiari, inoltre, sarebbero gli stessi studenti dell’Ateneo che avrebbero indubbiamente notevoli vantaggi da un punto di vista occupazionale.

L’area archeologica recentemente acquisita, in sinergia con quella gestita dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città dell’Aquila e i Comuni del Cratere, costituisce senza dubbio un complesso archeologico capace di attrarre visitatori anche da fuori regione.

La città di Amiternum, essendo un sito pluristratificato, ha tutte le potenzialità per “raccontare” in maniera esaustiva le dinamiche storico-sociali di questo territorio, dal periodo italico a quello basso medievale.

Un vero libro a cielo aperto a disposizione delle nuove generazioni per conoscere meglio la propria storia e le proprie radici.

“Grazie all’investimento da parte dell’Ateneo e la collaborazione attiva con gli altri attori sul territorio – afferma il rettore prof. Edoardo Alesse – primi su tutti la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città dell’Aquila e i Comuni del Cratere, il progetto possiede un alto potenziale per contribuire a rafforzare la competitività del sistema culturale aquilano”.

“Fin dall’istituzione, la Soprintendenza dell’Aquila, prima in Italia nel 2015, ad avere riunito le competenze di tutela architettonica, storico artistica, archeologica e paesaggistica – afferma l’architetto Alessandra Vittorini, dirigente della Soprintendenza Unica Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città di L’Aquila e i Comuni del cratere – ha immediatamente stabilito un proficuo rapporto di collaborazione con l’Università degli Studi dell’Aquila, e in particolare con il Dipartimento di Scienze umane. Numerose sono state le attività e i progetti condivisi: la creazione della sezione archeologia del Polo museale di Ateneo (in cui sono esposti anche materiali provenienti da Amiternum), l’accordo per la valorizzazione del sito archeologico di Fossa (che ha permesso la ripresa degli scavi e dal 2019 la recente apertura estiva che ha portato oltre 800 persone a visitare la necropoli), oltre a cicli di lezioni sul paesaggio culturale. È un esempio virtuoso di collaborazione tra enti pubblici, che intendiamo portare avanti, sperando di poterne attivare anche con altri partner, per offrire alla collettività nuove opportunità e forme di conoscenza del patrimonio culturale del nostro territorio”.

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