PICCOLA GUIDA PRATICA AL TERRITORIO E ALLE CINQUE IDENTITÀ DI ACCIANO


ACCIANO – Dopo il centro storico di Acciano e le torri medievali di Beffi e di Roccapreturo (L’Aquila), è bene fare una ricognizione anche nel resto del territorio comunale. Non vorremmo mai mancare di rispetto alle altre frazioni, scatenando così il loro risentimento patriottico. Lo diciamo con ironia, è ovvio, ma un pizzico di verità in fondo c’è.

Acciano, infatti, è – ed è sempre stato – un territorio di confine, ora tra il dominio dell’Aquila e di Popoli, ora tra i contadi di Beffi e di Collepietro, che possedeva Roccapreturo, ora per le divisioni interne dei primi dell’Ottocento quando la creazione del Regno delle Due Sicilie concorse a ridefinire i limiti comunali.

È una questione d’identità, insomma, sulla quale chi vive ancora oggi in quei luoghi non va tanto per il sottile. Il Comune è uno solo, Acciano, ma le identità sono cinque e distinte tra loro: accianese, beffese, rocchigiana, succianese e sanlorenzese (o lauretina). Su questo c’è poco da scherzare.

Succiano anticamente era una villa di Beffi, oggi Beffi è pronunciabile solo per ribadire la superiorità di Succiano. Fulcro della diatriba è l’adorazione di Sant’Erasmo e l’annuale processione del 2 giugno dai due paesi verso chiesa rurale omonima (qui un articolo sul sentiero). Le effigi del Santo sono due, e ogni frazione rivendica l’originalità per la propria, chiaramente.

La processione ha regole rigide, ma ogni occasione è buona per indispettire la fazione avversa. Ruggini o folklore che siano, sono comunque segnali di una vitalità esuberante che impone al visitatore una sola legge: scegliere con accuratezza da che parte stare.

Il cuore pulsante di Succiano è la Pro Loco, sita vicino la Chiesa di Sant’Antonio Abate. Organizza una sagra imponente quanto impegnativa: arrosticini, tartufo e vino. Come pure la festa in onore di Sant’Antonio Abate del 17 gennaio: piatto tipico cotiche e fagioli.

All’occorrenza, però, i simpatici signori che animano la Pro Loco saranno lieti di darvi indicazioni su cosa visitare in paese, come la Piccionaia medievale con il presepe permanente, la cappella della Madonna di Loreto che ospita le statue della processione o l’antico fontanile, sito in una strada interpoderale nella parte bassa del paese.

La visita la fontanile ci dà spunto per continuare il cammino sulla carrareccia e raggiungere così San Lorenzo di Beffi. La più piccola frazione di Acciano per alcuni anni è stata animata dalla ristorazione e dai banchetti della Locanda La Corte; un’attività elegante e ricercata che purtroppo ha dovuto chiudere i battenti.

Oggi San Lorenzo si presenta come una sorta di cantiere, ma non lasciatevi trarre in inganno: è un buon segno. Significa infatti che i lavori post sisma, non solo sono partiti, ma sono quasi giunti al termine, restituendo alla Valle Subequana uno dei suoi centri più preziosi, come testimonia il convento di Santa Lucia.

Il monastero risalente al XIII secolo, purtroppo, è ancora chiuso e attende il suo restauro, ma è riconosciuto da tutti gli accianesi come la chiesa più bella; ed è tutto dire in un territorio dove il sano campanilismo la fa da padrone.

Anche il centro storico di Beffi, diviso dalla SP261, merita senza dubbio una visita. Presenti anche qui sono i segni della ricostruzione, che però ha saputo non compromettere l’originalità del borgo. Su Beffi, però, vogliamo raccontarvi del suo Trittico, non un’opera qualsiasi ma l’opera che dopo il terremoto del 2009 ha rappresentato l’arte aquilana nel mondo; insomma un orgoglio per la regione intera.

Secondo gli ultimi studi, l’autore del trittico sarebbe Leonardo da Teramo. L’opera, in stile gotico abruzzese, rappresenta la Madonna con Bambino, la Natività, i funerali della Vergine e la sua incoronazione. A detta dei più grandi studiosi di arte medievale il trittico è un’opera “di grande raffinatezza, fascino ed eleganza” (Claudio Strinati).

Oggi il Trittico del Maestro di Beffi è conservato nel Museo nazionale d’Abruzzo all’Aquila, ma una copia autorizzata è visitabile presso il Municipio di Acciano.

E per non far torti, chiudiamo con Roccapreturo. Il pezzo forte, oltre la torre, è la chiesa rurale di Santa Maria della Valle (40 minuti di cammino), un piccolo gioiello custode del passo che porta alla Piana di Navelli. Dalla chiesa segnaliamo che è possibile fare dei facili cammini, come verso il Colle Difensa o la già menzionata chiesa di Sant’Erasmo.

Nella campagna attorno al borgo, poi, è possibile fare semplici passeggiate riparati dall’ombra delle querce, sia verso Beffi, sul tratto del Cammino del Perdono, sia al di sotto della SP261, dalla quale è possibile raggiungere il fontanile del paese. La fontana di Roccapreturo, come quelle di Acciano e di Succiano potrebbero essere interessate da un progetto Restart Abruzzo che ne favorirà in recupero e la valorizzazione; se ne saprà di più nei prossimi mesi.

Insomma, ci siamo. Capoluogo, torri medievali e frazioni, ora non avete più alcuna scusa per non visitare Acciano. Ci raccomandiamo però: prendete sempre le parti del borgo dove vi trovate!

(Foto del Trittico di Beffi fonte Wikipedia. Bibliografia: Il Maestro del Trittico di Beffi, 2012; Comune di Acciano: istituzione e alcune sue amministrazioni, 2010)

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