POSTACCIO BACARO MARSICANO, AL CENTRO DI AVEZZANO L’AUTENTICA BOTTEGA CON MESCITA


AVEZZANO – “Questo bancone è qui da 35 anni, dal negozio di alimentari dei miei genitori”, racconta Paolo Verna, del Postaccio Bàcaro Marsicano, ad Avezzano (L’Aquila). “Nel 2015 bisognava prendere una decisione: il locale era ormai o da chiudere o da rinnovare, visto che i miei genitori sarebbero andati in pensione da lì a poco, e quindi ho pensato di reimpostare l’attività, innovandola ma senza farle perdere la sua anima originaria e renderla così quel che è oggi”.

E oggi il Postaccio è un locale riconoscibile, apprezzato, con un’anima semplice, senza fronzoli, il cui punto di forza è – da sempre – il prodotto di qualità, proveniente solo da aziende agricole locali. È così dall’inizio, Paolo ha sempre avuto le idee chiare: “Il nome è una provocazione”, ricorda a Virtù Quotidiane, “avevamo pochi soldi ma tanta voglia di provarci, e siamo partiti con piatti e bicchieri diversi, tavoli e sedie che ricordavano di tempi passati, sicuramente un po’ per scelta, vista la vocazione del locale che richiamava la bottega precedente, ma soprattutto perché volevamo puntare tutto sulla qualità dei prodotti, ci interessava quello, era il nostro obiettivo”.

Un posto in cui esser sicuri di mangiare bene, dunque, ed essere circondati da calore, autenticità, accoglienza e genuinità. E il bancone del negozio di alimentari che resta negli anni la vera vetrina del locale ne è la testimonianza. Ci sono i prodotti freschi esposti, ed è sicuramente il pezzo forte del locale.

“Volevo tornare ad Avezzano dopo 14 anni in Romagna, ho gestito parecchi ristoranti all’interno di varie strutture turistiche, ma sentivo la necessità di una cosa mia, nel posto in cui sono nato e coi prodotti che caratterizzano la nostra zona”: oggi il Postaccio offre ai clienti garanzia di genuinità attraverso i prodotti dei caseifici di Rocca Calascio e San Vincenzo Valle Roveto, attraverso una selezione ragionata di cantine di vino adatte al territorio, non solo etichette blasonate e non solo abruzzesi, “ad esempio i nostri clienti amano molto il Cormons friulano”. Le birre vengono dal Birrificio Agricolo Grignè, di Corropoli, e da Collerosso, il birrificio storico della Birra del Borgo: “La sua storia è bellissima, è una storia di rinascita e sperimentazioni e la Collerosso è una birra eccezionale. E poi per noi sono preziosi i consigli di Carletto Donzelli, produttore di enogastronomia, un’autorità, cerchiamo sempre di migliorarci”.

Il piatto forte del Postaccio sono le patate, classiche, oppure con pancetta o paprika dolce: provengono dai Piani Palentini, e “sono talmente richieste e conosciute che ormai il rapporto è una porzione di patate per ogni persona che entra, perché davvero chiunque ce le chiede”. Da poco al menu si sono aggiunte portate di carne con tartufo fresco e polpette di scottona. I crostoni di qualità ci sono da sempre, con salumi pregiati e verdure di stagione. Resta apprezzatissimo l’erborinato affinato con vino Porto e ciliegia e con l’autunno la zuppa castagne e porcini.

Al Postaccio non è raro trovare serate di musica dal vivo, sia dentro, se fa freddo, sia fuori, in estate: “Ci teniamo davvero molto alle serate, è un modo per dire alla città che c’è un posto vivo che genera eventi, momenti di condivisione, e che è possibile conciliare il buon bere e il buon cibo con un’atmosfera rilassata, non ingessata, autentica”.

E oltre alle serate musicali, per il sesto anno consecutivo, Il Postaccio organizza il Post to post, dal Postaccio di Avezzano al Postaccio di Terni, gestito da Simone Bernardi. Si tratta di un raduno di motociclisti che, poiché negli ultimi anni ha visto il numero dei partecipanti crescere vertiginosamente, e il Postaccio di Terni non può più contenere tutti, partirà da Avezzano e arriverà alla Madonna di Malito. Paolo allestirà “un postaccio itinerante, sempre con lo stesso concept: il prodotto d’eccellenza, consumato in mezzo alla natura o nei casali rustici. Il buon cibo, quello davvero pregiato, entra a far parte della quotidianità, e perché no? Dei momenti condivisi in situazioni come questa”.

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