RECENSIONI ONLINE, RISTORANTI NELLA GOGNA DEI NO VAX


ROMA – “Giudico un ristorante dal pane e dal caffè che offre”, diceva Burt Lancaster. Oggi non più.

In epoca di social network, portali di recensioni e green pass sul giudizio sembra incidere anche la verifica che il titolare è tenuto ad effettuare e a chiedere al cliente sul possesso del certificato verde.

In particolare – ricorda Alessandro Klun, autore di diversi testi sul diritto della ristorazione, e che durante il lockdown ha pubblicato No show e recesso dalla prenotazione ristorativa – a partire dal 6 agosto 2021, data di introduzione dell’obbligo di green pass per il cliente che intende consumare un pasto al chiuso, si sono moltiplicati i casi di ristoranti e locali che, per il solo fatto di applicare la relativa norma, ricevono su piattaforme di recensioni o motori di ricerca, commenti e giudizi negativi su qualità e servizio in realtà motivati dalla sola contrarietà nei confronti di tale certificato.

Nel tentativo di ovviare o ridurre gli effetti di tale fenomeno, i portali che raccolgono recensioni si sono orientati nel senso di rimuovere critiche e valutazioni rivolti alle attività di somministrazione aventi ad oggetto il green pass.

Nel rispetto della procedura adottata da ciascuna piattaforma per denunziare e far rimuovere un commento negativo sospetto, in linea generale si può osservare che esprimere on line un giudizio negativo riguardo un servizio – evidenzia Klun – non rende responsabilità chi lo esprime se quel giudizio corrisponde al vero, è pertinente, viene formulato con esattezza, correttezza e non è offensivo ovvero rientra nel legittimo esercizio del diritto di critica.

Al di fuori di questi limiti, la recensione lesiva della dignità e della reputazione commerciale di un’attività è illegittima e può persino costituire diffamazione per le espressioni offensive usate, aggravata dall’essere amplificata tramite la rete, quindi percepibile da un numero indeterminato di persone.

In questo caso, fermo il problema dell’individuazione dell’autore, il soggetto leso può chiedere la rimozione, agendo sia nei suoi confronti, se la sua identità è nota, sia verso la piattaforma che l’ha pubblicata.

In particolare, quest’ultima, valutato il contenuto segnalato, provvede alla sua rimozione soltanto se manifestamente illecito in seguito al controllo effettuato sulla base delle proprie condizioni d’uso; diversamente provvederà in tal senso esclusivamente in virtù di un provvedimento del giudice.

In conclusione, considerata la tendenza sempre più diffusa a scegliere il ristorante sulla base dei giudizi espressi in rete dagli utenti, ben si possono immaginare le conseguenze economiche di questo review bombing per le attività di un settore tra i più colpiti dalla crisi sanitaria.

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