RISTORANTI, IN ABRUZZO INPS ANCORA NON AUTORIZZA LA CASSA INTEGRAZIONE COVID


L’AQUILA – Non solo attese di mesi per l’erogazione della cassa integrazione in deroga destinata al settore della somministrazione (bar e ristoranti), ma da quanto apprende Virtù Quotidiane l’Inps in Abruzzo non ha neanche ancora autorizzato le nuove settimane di ammortizzatori contenute nella legge di bilancio 2021, che ha previsto altre 12 settimane di Cig.

Ai clamorosi ritardi che si sono accumulati per i lavoratori che devono ancora percepire, in alcuni casi, persino le indennità di ottobre, novembre e dicembre, si somma ora un altro lungo periodo di reddito zero per chi non ha mai ripreso a lavorare dal primo gennaio 2021, nel disinteresse generale.

L’Inps, all’inizio comprensibilmente preso alla sprovvista dalla mole di domande e dalla straordinarietà del momento, oggi, dodici mesi dopo il primo lockdown, eroga infatti ancora a singhiozzo e con tempi lunghissimi le indennità ai dipendenti dei pubblici esercizi costretti a fare i conti con una crisi senza precedenti.

Moltissime le segnalazioni a Vq da parte di gestori e loro dipendenti che non ricevono i bonifici, in tutte le province abruzzesi.

In alcuni casi si è addirittura in attesa della mensilità di novembre, la prima della nuova fase di chiusure scattata appunto all’inizio di quel mese. Secondo Fabrizio Vianale, direttore di Confartigianato Pescara, ci sono aziende i cui dipendenti sono in attesa dell’indennizzo di ottobre.

“I miei dipendenti sono in attesa della cassa di novembre, dicembre, gennaio e febbraio”, ha detto a questo giornale uno dei tanti ristoratori che hanno contattato la redazione, “hanno ricevuto un solo bonifico da 120 euro che non si capisce bene a cosa sia riferito, anche se spesso erogano la cassa in più parti”.

Un ulteriore problema che crea disagi, quest’ultimo, considerando peraltro che l’importo della cassa integrazione, com’è noto, è già decurtato fino al 40% rispetto allo stipendio.

C’è infatti chi denuncia di aver ricevuto un bonifico di meno di duecento euro e un altro di pari importo due settimane dopo. Una incomprensibile beffa che si aggiunge al danno.

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