RISTORATORE OFFENDE DIPENDENTE, CONDANNATO DALLA CASSAZIONE


ROMA – Condannato per maltrattamenti il titolare di un ristorante che ricorre al turpiloquio e alle offese personali nel rapporto con un proprio dipendente. Questa è la conclusione raggiunta nella sentenza 20 gennaio 2022 n. 2378 dalla VI Sezione penale della Corte di Cassazione che, chiamata a pronunciarsi sul ricorso promosso dal datore di lavoro avverso le sentenze di condanna per maltrattamenti emesse all’esito dei due precedenti gradi di giudizio, ha ribadito la sua responsabile penale.

Più precisamente la Suprema Corte ha ravvisato il reato di maltrattamenti nella condotta offensiva e “condita” da parolacce del titolare del locale verso la lavoratrice, specie perché assunta in presenza di colleghi della vittima e di clienti del ristorante presso cui svolgeva la propria attività.

Nella fattispecie – spiega Alessandro Klun, autore di diversi testi sul diritto della ristorazione – gli ermellini hanno sostenuto che ai fini della “sussistenza di tale delitto, infatti, è sufficiente qualsiasi condotta di abituale prevaricazione, tale da infliggere al destinatario vessazioni e sofferenze, fisiche o morali, in tal modo imponendogli un regime di vita persecutorio o umiliante ed un clima di abituale sopraffazione”.

Hanno proseguito osservando che “non v’è dubbio che una siffatta condizione possa realizzarsi anche attraverso il reiterato ricorso ad offese o al turpiloquio nelle relazioni interpersonali, soprattutto perché, nel caso di specie, questo avveniva anche in presenza di colleghi di lavoro della vittima e di avventori del ristorante, inevitabilmente compromettendo la dignità e la reputazione di costei”.

Sulla base di tali argomentazioni hanno respinto integralmente le domande del ricorrente e lo hanno condannato al pagamento delle spese legali.

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