RISTORATORI ABRUZZESI DICONO “NO” ALL’APERTURA DI PROTESTA


PESCARA – I ristoratori abruzzesi si defilano dalla protesta che, con un tam-tam sui social, si è diffuso in Italia e sarà messo in atto venerdì sera per contestare l’annunciata proroga delle restrizioni che, tra le altre cose, continuerà ad imporre le chiusure serali.

Una “disobbedienza civile” che comunque non implica trasgressioni delle norme: l’iniziativa prevede infatti che i clienti si accomodino al tavolo senza però consumare, ma solo per scattarsi una foto e solidarizzare con una categoria allo stremo, magari mentre attendono di ritirare il cibo da asporto.

Lo scetticismo, da Pescara all’Aquila dove non si registrano adesioni, è legato innanzitutto al rischio di ricevere sanzioni per sé e per i propri clienti, dall’altro lato al fatto che una protesta di questo tipo non possa sortire alcun effetto.

A non aderire alla protesta è prima di tutti la Fipe Confcommercio, la più grande associazione dei pubblici esercizi.

“Il settore è stremato e la situazione grave e confusa” si legge in una nota, “servono subito misure aggiuntive in grado di dare certezza agli imprenditori e adeguato ristoro alle perdite imposte alle loro aziende. Fipe-Confcommercio continuerà a lavorare incessantemente per ottenerle, garantendo nel frattempo ai propri imprenditori il massimo dell’ascolto e del supporto”.

“In forza di questo ascolto, condividiamo dunque la frustrazione e il senso di spaesamento di tanti esercenti, che possono indurre a gesti radicali. Ma proprio per supportarli efficacemente, come rappresentanza del settore più grande e diffusa dell’intero Paese, esercitiamo il nostro ruolo e la nostra responsabilità”, continua la nota della Fipe.

“Il nostro ruolo è quello di difendere la categoria e di rappresentarne gli interessi reali, valorizzandoli per la loro capacità di contribuire al bene e al futuro del Paese”.

“La nostra responsabilità di parte sociale, radicata da più di 70 anni nel Paese reale, ci impone di mettere la legalità a prerequisito della nostra azione collettiva. Ciò significa proteggere i nostri associati dai rischi e dalle prese di posizione che li allontanano dal Paese e li espongono a sanzioni pesanti”.

“Il Ministero dell’Interno”, rileva la Fipe, “è stato molto chiaro sui provvedimenti di controllo che verranno adottati nei confronti di chi non rispetta la legge. Inoltre, ci siamo battuti per mesi a difesa della reputazione del settore, trattato in modo sproporzionato dai provvedimenti come fonte di contagio e non valorizzato come attività essenziale. Se in seguito ad aperture forzose si dovesse casualmente registrare un nuovo picco nei contagi, l’intera categoria sarebbe ulteriormente danneggiata anche da questo punto di vista”.

“Gli italiani hanno sempre manifestato grande attaccamento e vicinanza ai loro pubblici esercizi, ma sarebbe difficile solidarizzare con atti così distanti dal comportamento condiviso. Il rischio è quello di intraprendere azioni senza storia e senza futuro, che penalizzano tutti. Un’associazione di rappresentanza, se è tale, può e deve vedere questi pericoli. Porteremo quindi ancora ai tavoli sindacali e istituzionali le nostre necessità, rappresentandole con la forza delle nostre ragioni e il peso della nostra serietà”.

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