SENTIERI, RIFUGI E SINERGIE, COSÌ NASCE LO SVILUPPO TERRITORIALE DI PIZZOLI


PIZZOLI – Puntare sul territorio significa rispettarlo, conoscerlo ma anche investire su di esso tempo e risorse. Pizzoli (L’Aquila) e le sue associazioni hanno deciso da qualche anno di valorizzare il magnifico comprensorio a loro disposizione con interventi mirati e programmati nel tempo, i cui risultati sono oggi fruibili per gli appassionati di montagna e non solo.

Dal Monte Marine al Rua, dal Pago al Colle delle Pozze fino ad arrivare al Monte San Franco, ultima cima della catena del Gran Sasso, i progetti realizzati e in corso d’opera aggiungono un grande valore al già immenso potenziale – spesso poco sfruttato – del comprensorio montano aquilano. Preparate zaino e scarponi allora, e seguiteci.

Aprire sentieri non è facile. Serve lavoro, risorse umane ed economiche ma, soprattutto, tanta pazienza. Dal 2016 a Pizzoli ne sono stati recuperati diversi, tra i quali i due principali sono il sentiero Federico Martinelli e l’Enrico Giorgi, entrambi dedicati a persone purtroppo scomparse ma accomunate dall’amore per il territorio pizzolano.

Il sentiero Martinelli (n. 20b) nasce per riunire i rifugi tra Barete e Pizzoli: Santa Pupa, Chicchirichì e l’omonimo Martinelli. Il progetto è stato ideato e realizzato dall’associazione Orione in collaborazione con tanti privati cittadini e l’amministrazione comunale. Adatto a ogni appassionato di montagna, non è solo un’alternativa da bassa stagione alle alte cime più note, ma un tracciato davvero sorprendente che coniuga il vero trekking a un territorio affascinante quanto selvaggio.

Inaugurato nel 2019, il sentiero Giorgi parte dal castello Dragonetti de Torres e unisce in un anello l’abitato di Pizzoli al percorso Salute fino a raggiungere il rifugio Chicchirichì, attraversando la splendida pineta del Monte Marine. Si compie in appena un’ora e mezza ed è adatto a tutti. Anche questo è stato realizzato dall’associazione Orione con il sostegno, anche finanziario, del Comune, che ha così posto le basi della strategia di sviluppo territoriale del futuro.

Sempre un anno fa, è stato poi inaugurata l’installazione sulla cima del Marine (1.491 metri) della Croce dell’Amicizia, realizzata da un artigiano locale, Giuseppe Paganica. La croce, con le sue mani che si stringono, vuole simboleggiare il rapporto fraterno delle genti di Pizzoli con il loro territorio e l’amicizia appunto, il cardine su cui poggia il grande lavoro finora conseguito.

I rifugi sono però il fiore all’occhiello dello sviluppo territoriale di Pizzoli, in particolare il Federico Martinelli, che incarna il sogno di un’intera comunità.

Nato quasi per gioco nel 2015 da un’idea degli amici di Federico, il rifugio è frutto di una commovente sinergia capeggiata da Walter Martinelli, padre del ragazzo, che qui possiamo solo accennare. La struttura è stata immaginata dal cognato di Walter, Antonio Iannucci; il progetto è stato realizzato dallo studio tecnico del sindaco Gianni Anastasio; il terreno è stato donato dal Comune alla Pro loco “Le tre montagne” di Pizzoli, che ha curato le pratiche burocratiche; il resto delle maestranze necessarie vengono dal lavoro volontario di operai e di amici di Federico. Il cemento, insomma, è l’amore. L’energia spesa, la passione.

Il rifugio Martinelli sorge in prossimità della cima di Monte Marine, a 1.450 metri, dove Federico e Walter venivano spesso a raccoglier funghi, a fare passeggiate a cavallo. La struttura, di circa 50 mq., sarà dotata di ogni confort, cucina, corrente elettrica, letti, servizi e di una tettoia esterna. A conclusione del lavori, previsti per fine estate, il rifugio tornerà di proprietà del Comune di Pizzoli, che deciderà in seguito se darla in gestione.

I fondi per realizzare questo sogno, infine, vengono da altro lavoro, da altra attività volontaria, altra passione. Oltre alle donazioni, infatti, per raccogliere fondi gli amici del ragazzo hanno creato il Team Federico Martinelli che ha organizzato quattro raduni di Fiat 500 e tre Mud Days, raduni per fuoristrada, ai quali si sono aggiunti i proventi della lotteria del paese e, non da ultimo, i proventi della vendita di materiale sportivo appartenuto agli atleti della Nazionale Italiana di Sci, a cura dalla testa giornalistica Neveitalia.

Una ricchezza per il territorio e una ricchezza per l’anima, non c’è altro modo per definire il rifugio; un esempio encomiabile di collaborazione civico-istituzionale.

Un’altra importantissimi novità che rilancerà di certo il territorio è la ristrutturazione di un altro rifugio, lo storico Antonella Panepucci Alessandri situato a 1.700 metri sul versante pizzolano di Monte San Franco. Si tratta di una vera e propria sostituzione dell’edificio, finanziato con i fondi di due bandi, quello della legge 77/2000 della Regione Abruzzo e quello Cai della Commissione per i rifugi, che prevede di rendere la struttura completamente accessibile anche ai disabili. Sarebbe il primo sul Gran Sasso.

Oltre all’abbattimento delle barriere architettoniche, è previsto infatti anche l’acquisto di due joelette per il trasporto fino al rifugio e la presenza di personale formato. Il progetto è ancora in itinere ma siamo alla battute finali, tanto che a sentire uno dei tecnici che vi ha lavorato, Iginio Tironi, i lavori potrebbero prendere avvio la prossima estate e concludersi in soli tre, quattro mesi. Un’altra grande occasione di rilancio del territorio, insomma, davvero proiettava verso il futuro e la sostenibilità.

Ma tanti sono i progetti ancora in ballo su cui Pizzoli, la Sottosezione Cai di Barete e l’associazione Orione stanno programmando, come ci racconta la sua presidente Rita Ceci: il ripristino dei sentieri che collegano le frazioni di Pizzoli al Monte Rua; chiudere l’anello del sentiero Martinelli che attualmente tra Barete e Pizzoli passa su strada; la riapertura dei sentieri verso il Monte Pago; collegare la Croce dell’Amicizia alle antiche pagliare in località Casette Recchiuti; ristrutturare e rendere fruibile a tutti anche il rifugio Chicchirichì, snodo importante tra i sentieri creati.

Che altro dire, dunque? È stato fatto un grande lavoro e un grande lavoro c’è ancora da fare, per una ricchezza di cui potranno fruire non solo gli aquilani e gli abruzzesi ma ogni altro turista che vorrà scoprire Pizzoli e l’Alta Valle dell’Aterno.

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