SULL’ORME DI FRA’ NICOLA: L’EREMO DI SANTA COLOMBA E LA FORRA DI FOSSACECA


ISOLA DEL GRAN SASSO D’ITALIA – Dopo l’eremo di Fratta Grande, il secondo viaggio sulle tracce di fra’ Nicola Torretta ci porta alle pendici delle Torri di Casanova, nel lato teramano del Gran Sasso, tra il Fosso Malepasso e il Vallone di Fossaceca, sul sentiero che conduce al suggestivo eremo di Santa Colomba, posto a quota 1.234 metri: una delle chiese montane restaurate dall’anacoreta laico.

L’eremo di Santa Colomba si raggiunge in un’ora e mezza di cammino. Dalla frazione di Pretara si prosegue per 3 km verso il Lago di Pagliara e dopo un tornante s’incrocia il bivio per il Piano del Fiume.

Lasciata l’auto presso l’area attrezzata, si guada il ruscello che scende dal Fosso Malepasso e ci s’incammina per il sentiero immediatamente visibile, che sale subito ripido tra la faggeta. Rimanendo sempre sul sentiero principale, non resta che godersi la pace del bosco e gli splendidi affacci sulla Valle Siciliana.

La forma attuale dell’eremo, restaurato di recente ma già segnato da lievi crepe causate, risale al XVII secolo. Tuttavia, in zona, una chiesa per Santa Colomba eretta dal fratello San Berardo pare sia stata consacrata già nel 1219, mentre è certa la sua esistenza nel 1328.

Come inciso sulla lapide murata vicino l’altare, poi, la chiesa fu ristrutturata già nel 1647 a opera del sacerdote Tattoni di Isola, finché nella prima parte dell’Ottocento non vi giunse fra’ Nicola che, oltre a restaurarla di nuovo, visse qui saltuariamente aggiungendo all’edificio una piccola stanza.

La struttura è semplice ed è resa ancora più essenziale dalla recente copertura d’intonaco che ha rivestito le mura in pietra. Non fosse per il piccolo campanile a vela e la croce incisa sulla parete posteriore, l’eremo parrebbe a prima vista un rifugio come tanti sparsi sul Gran Sasso. Non ci sono tratti distintivi se non tre finestrelle e una targa che ricorda il centenario del ritrovamento dei resti mortali della Santa.

All’interno, il presbiterio e il piccolo altare affrescato, su cui troneggia una statua di Santa Colomba, sono rialzati da due gradini. Alla sinistra dell’altare è possibile scorgere un’apertura rettangolare: un tempo custodiva la reliquie della Santa, mentre oggi i credenti sono soliti infilarvi la testa o gli arti per ricevere cura e protezione.

Di Colomba si sa poco, neanche quando fu proclamata santa. Sorella di San Berardo, vescovo e patrono di Teramo, nacque nel 1100 dai Conti di Pagliara, che regnarono sulla Valle Siciliana per secoli. Appena adolescente lasciò la vita agita per ritirarsi sui monti in meditazione.

Visse in una grotta, sulla quale pare sia scolpito il “Pettine di Santa Colomba”, una serie di incisioni parallele che richiamerebbe l’uso che la giovane faceva della pietra per ravvivare i capelli. Morì giovanissima, tra il 1114 e il 1116. La precessione che la celebra si tiene ogni primo di Settembre.

Tornando a valle, vale davvero la pena fare una breve deviazione imboccando un evidente sentiero sulla destra che s’insinua nel Vallone di Fossaceca. Il sentiero, scavato nella roccia, fu realizzato attorno agli anni ’30 dall’Enel per la captazione delle acque per la produzione di energia elettrica.

Il paesaggio si fa ancora più suggestivo, all’improvviso si è catapultati in un anfratto poco conosciuto e decisamente diverso dall’idea di valle appenninica cui siamo abituati.

Il sentiero è protetto da un passamano d’acciaio, ma la prudenza è comunque necessaria. Si prosegue per poche centinaia di metri nel canale di roccia e attraverso un paio di brevi grotte dal cui affaccio è possibile ammirare le pareti verticali della valle e la cascata, maestosa, di Vena Roscia.

La zona, infatti, è molto frequentata dai torrentisti che, calandosi in cardata dalla forra, l’hanno resa una classica del Gran Sasso e dell’Italia Centrale.

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