TERRE DEI VESTINI, ENTRO IL 2024 LA QUARTA DOCG D’ABRUZZO CON UNA STORIA PREROMANICA

vigneti Vestini

PESCARA – Il sogno di una Docg Terre dei Vestini, la quarta d’Abruzzo, da far diventare realtà entro il 2024. A portare avanti il percorso l’associazione di vignaioli omonima.

Il cammino è “incominciato nel 2006 con il decreto del 29 marzo che stabiliva la modifica del disciplinare di produzione del Montepulciano d’Abruzzo, prevedendo due sottozone per la provincia di Pescara, Vestini e Casauria – racconta a Virtù Quotidiane Enrico Marramiero, presidente dell’associazione fondata da 15 produttori, ufficialmente costituita il 28 aprile 2021 – . Sempre per legge si stabiliva che dopo un periodo di almeno 10 anni di vinificazione, i produttori di quella sottozona potevano rivendicare una Docg e quindi poco prima del Covid abbiamo maturato questa possibilità”.

L’opportunità data da quel decreto è stata colta anche dai produttori della sottozona Casauria che entro febbraio con ogni probabilità arriveranno al riconoscimento della terza Docg d’Abruzzo.

Un po’ più complesso, invece, l’iter per i Vestini. La normativa prevede, infatti, che per richiedere la Denominazione di origine controllata e garantita, deve essere rispettato un rapporto, pari al 66 per cento, tra vigneti iscritti in quella determinata sottozona e la rivendicazione delle uve in fase di vendemmia sempre di quella sottozona. “Di solito i vigneti si iscrivono nella fascia più pregiata – specifica Marramiero – ma spesso le uve vengono rivendicate come Montepulciano normale anche per ragioni di produzione. Questa pratica, che non creava nessun danno negli anni passati, adesso per l’iter di riconoscimento purtroppo rappresenta un limite e infatti al momento non abbiamo tutte le caratteristiche per fare la richiesta”.

Per colmare questa lacuna, Terre dei Vestini, con il supporto del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo sta compiendo “un’opera sia per aumentare la produzione di vino della sottozona Terre dei Vestini che per sensibilizzare i produttori in modo da evitare iscrizioni che poi non vengono rivendicate”, chiarisce il presidente.

Una volta ottenuto il requisito, dovrà essere mantenuto per almeno due anni prima di poter partire con l’istanza ufficiale di riconoscimento al ministero dell’Agricoltura. “Speriamo di poter raggiungere questo obiettivo entro il 2024 – anticipa il vignaiolo – . Il Montepulciano d’Abruzzo può essere vinificato e affinato in qualsiasi parte d’Italia, per la Docg vengono concessi affinamento e produzione solo nella sottozona e quindi necessariamente diventa un prodotto legato al nostro territorio”.

La Docg includerà i vigneti che si trovano nei comuni del pescarese di Cappelle sul Tavo, Catignano, Cepagatti, Città Sant’Angelo, Civitaquana, Civitella Casanova, Collecorvino, Elice, Farindola, Loreto Aprutino, Montebello di Bertona, Montesilvano, Moscufo, Nocciano, Penne, Pescara, Pianella, Picciano, Rosciano, Spoltore, Vicoli.

“L’altra rivoluzione, che stiamo cercando di portare avanti è di slegare le nostre produzioni dal nome del vitigno, ovvero del montepulciano, ma legarle sempre di più al territorio. Come Terre dei Vestini abbiamo fatto la scelta di un nome che ricorda una storia oltre che un’area. Una storia preromanica che fa parte del pescarese e dell’Abruzzo. Il vitigno resta comunque una forza. Non a caso stiamo combattendo anche perché nella Docg si mantenga l’indicazione del vitigno, che al momento può essere usato solo per il Montepulciano d’Abruzzo Doc”, va avanti.

Secondo l’associazione ottenere la quarta Docg (la prima fu Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo nel 2003, la seconda Tullum, che risale a luglio 2019 e la terza Terre di Casauria, imminente) significa valorizzare tutto l’Abruzzo.

“Non dobbiamo dimenticarci che siamo abruzzesi – ribadisce Marramiero -. Dobbiamo fare in modo di creare un circolo virtuoso tra eccellenze, tipicità locali e il nome dell’Abruzzo in generale, altrimenti rischiamo di essere troppo piccoli per poter esprimere la nostra peculiarità. Se portiamo avanti le nostre vocazioni territoriali, come ha fatto il teramano, Tollo, come sta facendo Casauria, come faremo noi, e come speriamo faranno anche altri, nell’ambito della cornice Abruzzo, la sfida è di creare un’associazione positiva tra il nome del territorio e l’eccellenza”.

“È importante che tutte queste iniziative si vedano nell’ottica di alimentare la forza dell’Abruzzo e viceversa – conclude – . È un discorso armonico per valorizzare tutto il territorio. Come produttori abbiamo il primario obiettivo della Docg, ma ce n’è uno parallelo che riguarda la crescita di tutte le attività collegate con la filiera enogastronomica. Sono tutte tessere di un puzzle e solo così possiamo elevare il territorio”.

Le aziende fondatrici dell’associazione Terre dei Vestini sono Cantina Marramiero, Cantina Roxan, Cantina Bosco, Cantina Contesa, Cantina Torre Raone, Cantina Lampato, Società Agricola Rocco Perrucci, Tenuta del Priore, Col del Moro, Società agricola Chiarieri, Fattoria Gaglierano, Azienda vinicola Polidori, La Valentina, Sciarr, Talamonti.

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