TORNIMPARTE: UNA GIORNATA ALLA SCOPERTA DEI TESORI CONOSCIUTI E SEGRETI


TORNIMPARTE – Una giornata in un borgo abruzzese? Perché non a Tornimparte (L’Aquila)? La sua posizione lo rende ideale dal punto di vista climatico soprattutto se si vuole fuggire dalla calura estiva. C’è l’uscita dell’autostrada, quindi è facile da raggiungere.

E insieme al piacere per gli occhi, Tornimparte sa garantire anche quelli più terreni, della carne, grazie ai suoi tanti prodotti tipici. Non dovete far altro che mettervi in cammino, insomma. Ai consigli per una giornata all’insegna della tradizione e della scoperta di meraviglie artistiche, note o più particolari, pensiamo noi di Virtù Quotidiane: seguiteci!

La visita a Tornimparte, tra le sue tante frazioni, non può che iniziare da Villagrande, il capoluogo che custodisce il tesoro più prezioso: la chiesa di San Panfilo.

Fu edificata nel XII secolo, ma nel tempo diversi sono stati gli interventi di restauro, primo tra tutti il ciclo di affreschi di uno dei maggiori pittori rinascimentali abruzzesi, Saturnino Gatti.

La maestosità dell’opera non lascia spazio alle parole, si resta estasiati entrando nella chiesa e avvicinandosi poi all’abside; i colori sembrano vivi, i tratti delle figure tridimensionali; d’improvviso si è nella Storia, si è parte di essa.

Ma oltre le descrizioni, che davvero non rendono l’impatto visivo, il racconto più bello che vogliamo lasciarvi è quello della commissione al Gatti. Il ciclo di affreschi, infatti, fu pagato vendendo tre anni di erbaggi della montagna tornimpartese, furono gli abitanti dunque a sostenere le spese; un gesto dalla valenza sociale, oltre che artistica.

Diretti verso un’altra eccellenza di Tornimparte, riscendiamo la valle e facciamo visita a due piccoli gioielli, poco conosciuti, ma quasi commoventi nella loro semplicità e bellezza: la chiesa di S. Pietro a Piè la Villa e quella di Santa Maria della Cona a Capo la Cava di San Nicola. La prima va quasi ricercata, nascosta com’è tra le case in una piccola traversa di via San Bartolomeo. È del XI secolo, forse la più antica di Tornimparte. Sulla faccia presenta un elemento decorativo che rappresenta le chiavi di San Pietro e un’incisione in latino che significa: Rutilia Cinnami, liberta di Tito, per Rutilia, per Gioconda, per la figlia e per sé fece (questa tomba).

Santa Maria della Cona, invece, sembra quasi d’intralcio al cammino, oppure dà l’impressione di essere di lì, nello slargo di via Castiglione, da sempre, in attesa che il paese le si edificasse intorno. Oltre il delicato aspetto esterno, dentro conserva un piccolo affresco della Madonna con Bambino di fine ‘400, attribuito a Giovanni Antonio da Rocca di Corno, detto il Percossa, che come noto collaborava con Saturnino Gatti. Cona, infine, viene dalla parola longobarda “Koningen”, che significa “regina”, in riferimento, appunto, alla Vergine Maria.

Per raggiungere la chiesa di Santo Stefano, a Rocca Santo Stefano, bisogna percorrere un breve tratto di strada sterrata, che a piedi però non prende più di 10 minuti. Edificata nel 1178, ha subito gravi danni a causa dei terremoti lasciandola rudere fino al suo completo restauro iniziato nel 2011.

La gran parte degli affreschi interni sono andati perduti, così come molti finimenti in pietra, ma la sua ubicazione e la sua semplice architettura a coronamento orizzontale tipico delle chiese aquilane ne fanno tesoro straordinario, pronto – ultimati i lavori sulla strada – a ospitare celebrazioni religiose quanto concerti e spettacoli artistici.

Dalla pace di Santo Stefano andiamo a chiudere la giornata nella natura incontaminata di Castiglione e del castello Sant’Angelo. C’è da mettersi in auto per percorrere circa 15 km seguendo la strada provinciale 1 Amiternina. Ci si ferma 2 km prima del centro abitato, incontrando sulla sinistra l’indicazione per il Castellaccio. Il cammino a piedi, seguendo i cartelli, dura 20 minuti.

L’origine del castello è normanna. Fu Conte Berardo di Celano a erigere le fortificazioni nell’area e quello di Sant’Angelo doveva ricoprire un ruolo altamente strategico, a ridosso com’è tra la Piana Amiternina e la Valle del Salto. Nel 1254, inoltre, partecipò alla fondazione della città dell’Aquila, ma nel 1380 arrivò forse ad assumere il suo massimo prestigio, ritrovandosi sul confine tra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa.

Oggi, della sua imponenza restano le mura perimetrali larghe quasi 1,20 metri, i basamenti dell’alta torre e forse di una chiesa, ma immutata rimane la vista privilegiata sul territorio circostante che, alla fine della nostra giornata insieme, ci regalerà certo un dolce saluto in compagnia del tramonto.

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