TURISMO, CITTÀ ABRUZZESI FANALINO DI CODA PER SPESA IN PROMOZIONE E VALORIZZAZIONE


PESCARA – Città abruzzesi fanalino di coda in Italia quanto a spesa per lo sviluppo e la valorizzazione del turismo. È quanto emerge da un’analisi di Openpolis che parte dalla seguente domanda: a fronte di un immenso bagaglio naturale e culturale, quanto si investe realmente per la valorizzazione dei territori, ai fini di attrarre visitatori domestici e stranieri?

Attraverso i bilanci comunali, è stato analizzato questo aspetto, cruciale dopo un’estate che ha sconvolto e ribaltato equilibri che sembravano più che solidi, come ad esempio quelli tra le grandi città d’arte e le aree interne e rurali.

Secondo l’Istat, nel 2017 il settore turistico in Italia ha fatturato 25,6 miliardi di euro, con circa 283.000 addetti in più di 50.000 imprese.

Ebbene, in Abruzzo Pescara, il comune più grande e forse la città più dinamica, investe appena 6,48 euro pro capite, Chieti 1,16 e Teramo addirittura zero euro. Nella classifica non compare L’Aquila, capoluogo di regione, che sorprendentemente non ha ancora reso disponibile il bilancio del 2018.

Dati davvero curiosi soprattutto se si pensa alle roboanti parole pronunciate ciclicamente dagli amministratori che della parola turismo sono soliti riempire la bocca, ma non i bilanci.

Interessante analizzare alcuni comuni che, seppur minori, rappresentano mete turistiche consolidate: San Vito Chietino (Chieti) investe 7,97 euro pro capite, Fossacesia (Chieti) 3,4, Giulianova (Teramo) 3,89, Alba Adriatica (Teramo) 10,39. Sorprendenti i dati relativi ad alcune località di montagna, come Pescasseroli (L’Aquila) che spende 20,06 euro pro capite, e Pescocostanzo e Ovindoli che fanno persino di meglio con, rispettivamente, 86,76 e 84,01.

Da notare, infine, come due piccolissimi comuni come Rosello (Chieti) e Villa Santa Lucia degli Abruzzi (L’Aquila) siano al secondo e terzo posto in Italia per spesa, con rispettivamente 2.108 e 1.740 euro pro capite: qualche domanda su come abbiano elaborato i bilanci sorge, se si considera che – come fa osservare Openpolis – spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa.

Tra le grandi città d’arte, è Venezia quella che spende di più (17,40 euro pro capite), seguita da Bologna, Bari, Torino e Genova. Ultima Roma con appena 2,94 euro.

Per investimento sul turismo da parte delle amministrazioni comunali – precisa Openpolis – si intende il funzionamento delle attività e dei servizi dedicati, per la promozione, lo sviluppo, la programmazione e il coordinamento delle iniziative sul territorio.

Spese che comprendono sussidi, prestiti e contributi a favore degli enti e delle imprese che operano nel settore, la programmazione, la partecipazione e l’organizzazione di manifestazioni turistiche e campagne pubblicitarie, produzione e diffusione di materiale promozionale, funzionamento degli uffici turistici, contributi per costruzione o ammodernamento di alberghi, pensioni, villaggi, ostelli e agriturismi, manifestazioni culturali, artistiche e religiose che abbiano come finalità prevalente l’attrazione turistica. (m.sig.)

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