UN PINO NERO DI 900 ANNI È STATO SCOPERTO IN ABRUZZO


FARA SAN MARTINO – Della sua esistenza si vociferava nelle strade del comune di Fara San Martino (Chieti), sede del pastificio De Cecco e porta del Parco nazionale della Majella.

A parlarne erano soprattutto gli anziani che da giovani avevano preso parte al taglio degli alberi nei boschi della Majella dai quali ricavare il prezioso legname da vendere per sbarcare il lunario.

Racconti che tiravano in ballo anche miti pagani legati al culto della dea Cibele e altre leggende che affondavano le radici nel mondo contadino delle superstizioni e su fatti “inspiegabili” che come tali finivano rielaborati in una fitta trama di streghe e malefici.

Storie che giravano intorno ad un pino nero antichissimo e che per alcuni versi, si sono perse nella notte dei tempi.

Di recente, però, a fare luce sulla vicenda è stato il quotidiano La Repubblica che in un articolo dell’inviato Alberto Custodero ha messo in chiaro non solo che l’albero esiste veramente e si trova in un burrone che dalla Cima della Stretta, sul massiccio della Majella, scende sino al fondo della Val Seviera, ma soprattutto che quel capostipite, si trova in quella zona sin dai tempi di Celestino V.

Un fatto quest’ultimo che non c’entra niente con le leggende e al contrario è stato accertato dalla Facoltà di Scienze Forestali dell’Università della Tuscia.

Qui gli studiosi hanno potuto constatare basandosi su studi scientifici che l’enorme pino nero di 3,91 metri di circonferenza era aggrappato su quelle rocce già 900 anni fa quando era un esile fuscello.

Una record che potrebbe fare pensare al vegetale come il più longevo della regione Abruzzo.

A giocare a favore del pino e del suo record e della sua prosperità in tutti questi anni anche la difficoltà da parte degli uomini nel raggiungere la forra e tagliarlo.

Oppure potrebbe anche essere che proprio quel capostipite sia stato al centro di chissà quali culti pagani e per questo risparmiato dalla fame del fuoco e della necessità delle scuri. (fed.cif.)