UN’INCREDIBILE NOTTE NELL’EREMO DELLA MADONNA DELL’ALTARE, TRA PACE, NATURA E SPIRITUALITÀ


PALENA – Si alza un vento leggero e caldo. La luce di un tramonto lontano sta salutando il giorno e svegliando, così, le attività frenetiche del bosco scandite da qualche bramito di cervo fuori stagione. Le nuvole si tingono del rosa di fine estate e io mi godo il panorama da uno dei terrazzi più suggestivi d’Abruzzo.

Caso ha voluto che io sia da solo, non ci sono altri ospiti nella struttura, e già fremo per l’esperienza unica che sto per vivere: trascorrere la notte in uno dei luoghi cardine della storia di Pietro da Morrone, l’eremo della Madonna dell’Altare a Palena. Non mi resta che attendere il buio.

Le ragazze dell’Associazione Fratenitas Celestiniana, che gestisce le visite e l’accoglienza nell’eremo, mi hanno fornito ogni indicazione e sono andate via verso le 19,00; in refettorio hanno lasciato un tavolo imbandito per la colazione. Ho accesso a tutti gli spazi comuni, così visito la cucina, la libreria, i saloni e scopro il panorama da ogni balcone e finestra.

Su mia richiesta dormirò in una cella e non in una delle varie stanze più grandi e confortevoli con i servizi privati. Devo chinarmi per entrare e tenere la testa bassa tutto il tempo. Ho solo un letto, un comodino, una piccola abat-jour e una mensola, ma l’ampia finestra ai piedi del giaciglio lascia sperare in uno spettacolo mattutino.

Inizia a fare fresco e le stelle prendono a fissarsi in cielo. I colori si spengono e non resta che il rumore degli uccelli che devono aver scelto il tetto dell’eremo per nidificare. Sono instancabili, come se dovessero recuperare il tempo perso durante il giorno.

Ma più incredibile di ogni altra cosa sono pensieri che si inseguono nella mia mente, condizionano il respiro che diventa calmo, cullano le emozioni che prendono a fluire da sorgenti lontane e ignote dentro i muscoli e le viscere. È qualcosa che non posso che definire spirituale: un’energia placida che dona equilibrio al mio animo. Qui qualcosa di magico esiste, e resiste.

L’eremo è poggiato su uno sperone di roccia a 1278 m, sulle pendici del Monte Porrara. Era il 1235 quando Pietro Angelerio, poco più che ventenne, scelse la grotta sotto lo sperone per la sua prima esperienza eremitica. Visse qui tre anni, da solo, ad affrontare il freddo, il buio, confortato solo dalle visite sporadiche degli abitanti di Palena.

All’inizio del XIV secolo, subito dopo la morte del loro fondatore, la Congregazione dei Celestiniani eresse l’eremo per tramandare la sua memoria. Il santuario rimase in loro possesso fino allo scioglimento dell’ordine nel 1807. Da allora, eccezion fatta per un periodo durante la Seconda Guerra Mondiale in cui divenne carcere dei tedeschi, fu residenza estiva della famiglia dei Baroni Perticoni, che nel 1970 lo donò infine al Comune di Palena.

In seguito al terremoto del 1984 l’eremo subì gravi danni e i lavori di restauro iniziarono una decade più tardi. Da qualche anno il complesso è gestito in accordo dall’Associazione Fraternitas, dalla Fondazione Studi per la Pace e dal Consorzio Celestiniano, realtà queste che promuovono la riscoperta del messaggio di Celestino V e la valorizzazione e il recupero dei luoghi testimoni della sua illustre storia.

In tale ottica, dunque, va letta anche la scelta di aprire l’eremo all’ospitalità, un modo per rendere attuale, vivo un luogo di grande tradizione e dall’incredibile carica energetica, per avvicinarlo, insomma, alle moderne necessità dei fedeli e dei viaggiatori senza intaccarne tuttavia la sua originale essenza.

La notte trascorre serena, la passo sul terrazzo che ospita un piccolo orto botanico. Guardo il cielo, ascolto i rumori della natura. Mi ritiro nella mia cella che è tardi. Immagino, l’indomani, di andare a visitare la vicina grotta di Pietro e magari di imboccare uno dei sentieri ben segnalati che dall’eremo si snodano verso valle o la cima del Porrara.

Sono le 6.30, una calda carezza mi sveglia. È il sole che fa capolino dalle montagne e si staglia al centro dalla mia finestra. Per un attimo resto incantato, quasi senza respiro, poi afferro la macchina fotografica e scatto una foto. Il mio animo è colmo di gioia, è pieno di stupore e di gratitudine.

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.


Articolo soggetto a copyright, ogni riproduzione è vietata © 2021