VOLANO GLI STRACCI AL CONSORZIO VINI D’ABRUZZO E SLITTANO LE ELEZIONI


ORTONA – Fumata nera per il rinnovo dei vertici del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo. Dopo mesi fatti di tensioni e scontri per giungere all’atteso appuntamento elettorale, convocazioni e rinvii dell’assemblea dei soci chiamata ad eleggere il nuovo consiglio di amministrazione dell’ente consortile, nulla di fatto.

L’assemblea riunita oggi a Ortona (Chieti) ha deciso di rinviare tutto a luglio (entro al massimo il 31), provando questa volta ad arrivare all’appuntamento con una rosa di 15 nomi già prestabilita, da acclamare.

La tensione che si è respirata negli ultimi mesi, fatta di scontri e veti incrociati tra i due grandi gruppi avversari, quelli a sostegno delle due super cooperative della provincia di Chieti, Codice Citra e Cantina Tollo che da sempre tirano le redini del Consorzio, forti delle unità di conto, ossia il peso dei loro voti legato a uva raccolta, vino e bottiglie prodotte, oggi è arrivata alle stelle.

Urla, insulti e sfoghi (c’è chi dice che c’è mancato poco che si arrivasse alle mani) hanno contraddistinto gran parte dell’assemblea, salvo sul finale giungere a un tentativo di riconciliazione, che ha portato poi alla decisione del rinvio.

Durante una sospensione dell’assemblea, si è costituito un mini comitato, composto da soci non candidati, tra cui Enrico Marramiero dell’omonima azienda, Enrico Cerulli Irelli, presidente del Consorzio Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg, e Gennaro Matarazzo, presidente della cooperativa Roxan, che ha avallato la proposta, avanzata da Alessandro Nicodemi (ma a quanto pare già fatta dal presidente uscente Valentino Di Campli più di due mesi fa) che sembra per ora aver messo d’accordo tutti: arrivare alla composizione di un consiglio di amministrazione con 15 nomi scelti in rappresentanza di territori, sottozone e denominazioni.

Secondo questa idea il CdA dovrebbe essere costituito da 5 o 6 membri per i territori di Teramo, Pescara e L’Aquila, tenendo conto anche delle nuove sottozone Casauria e Terre dei Vestini. Gli altri 9 o 10 sarebbero appannaggio della provincia di Chieti, gigante enoico abruzzese.

Sulla carta potrebbe apparire un cammino semplice, ma lo statuto prevede che il CdA consideri oltre che i territori, pure le categorie, ossia produttori, vinificatori e imbottigliatori, sempre nell’ottica che dettano la linea le realtà con le unità di conto più elevate, che in alcuni casi sono colossi del mondo cooperativo anche di fuori regione, essendo soci del Consorzio in quanto imbottigliatori.

Scatterà quindi un tetris che si preannuncia ancora particolarmente complesso. Rumors dicono che Valentino Di Campli si sia già chiamato fuori dalla rosa dei 15.

Due i temi caldi che hanno fomentato lo scontro durante l’assemblea fiume di oggi. Il primo è stata l’ammissibilità di alcuni nomi nella lista dei candidati. Il CdA uscente avrebbe espresso dubbi su alcuni soci, tra cui Rocco Pasetti per Contesa, Gianluca Galasso per San Lorenzo, Francesco D’Onofrio per Marchesi de’ Cordano, Katia Masci per Valle Martello e Antonio Marascia di Cantina Miglianico, per via di cavilli tecnici, ma anche di regolarità nei pagamenti delle quote associative.

A quanto sembra dopo uno scontro verbale condito dallo sventolio di pareri legali da una parte e dall’altra, sarebbe stata indetta una votazione, che poi nel vivo sarebbe stata sospesa.

L’altro argomento di discordia è stato il criterio che il CdA uscente aveva individuato per la composizione del nuovo consiglio, abbinando le categorie (vinificatori, imbottigliatore, produttori) alle doc, che avrebbe dovuto poi dominare le elezioni.

Secondo il versante Tollo, guidato da Tonino Verna, presidente della Cantina e predecessore di Di Campli alla guida del Consorzio, la metodologia individuata dalla giunta attuale, che a quanto sembra sarebbe stata appresa da tutti i soci solo in sede di assemblea, avrebbe favorito la vittoria del fronte Citra.

L’accusa che arriva dal lato Tollo è che poiché alcuni membri del consiglio attuale sarebbero stati gli unici a conoscere le unità di conto (che invece non sarebbero state messe a disposizione di tutti gli altri soci), sarebbe stato facile blindare i nuovi consiglieri da eleggere. Il versante Citra d’altro canto rivendica quella metodologia, che a suo dire rispetterebbe i principi di equità e di proporzionalità. Ciò non è bastato a convincere gli avversari e anzi è stata la folata di vento per alimentare il fuoco della discordia.

A fine assemblea, la sensazione di alcuni soci, raggiunti al telefono da Virtù Quotidiane, è di aver assistito a uno spettacolo poco edificante, dai toni eccessivamente elevati, troppo incentrato sui cavilli e poco sui contenuti e le reali necessità del settore vinicolo abruzzese.

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