AL CINEMA ZETA DELL’AQUILA “EUROPA” DI RASCHID, UN VIAGGIO POLISENSORIALE NELL’IMMIGRAZIONE


L’AQUILA – Dal 16 al 19 settembre al Cinema Zeta di via Rodolfo Volpe (località Monticchio) all’Aquila Europa di Haider Rashid, con Adam Ali, Svetla Yancheva, Pietro Ciciriello, Mohamed Zouaoui, Michael Segal.

Gli spettacoli, per i quali è necessario prenotare chiamando il numero 329/7488830 o scrivendo a nuovocinemazeta@gmail.com sono alle ore 18,30 e alle 20,30, solo domenica anche alle 16,30.

Un ragazzo iracheno cerca di attraversare il confine fra la Turchia e la Bulgaria per raggiungere l’Europa, ma viene immediatamente fermato da quelle forze di polizia di frontiera che spesso si alleano alla criminalità organizzata. Dunque il ragazzo fugge attraverso i boschi, cercando di rimanere vivo.

Haider Rashid azzera qualunque distanza fra lo spettatore e il suo protagonista gettandoci dentro un’esperienza immersiva epidermica: sentiamo il caldo, la fame, la stanchezza, e soprattutto il terrore così come li avverte il ragazzo ridotto a nutrirsi di bacche e uova trovate per caso, con la suola delle scarpe tagliata a metà e le ferite inferte dalla natura e dagli uomini. I nemici compaiono all’improvviso davanti ai suoi e ai nostri occhi, e sono nemici senza identità, corpi armati senza nome.

Anche i cadaveri che incontra lungo il suo percorso appaiono a sorpresa, costanti memento mori per un ragazzo che va avanti con la sola forza della disperazione. Forse l’incontro più straniante rimane quello con una donna che carica il ragazzo in macchina parlandogli in una lingua sconosciuta e reagisce a lui con un misto di empatia e di orrore.

Cinematograficamente, l’esperienza di Europa ricorda quella di Garage Olimpo o de Il figlio di Saul: un percorso a ostacoli attraverso un inferno che percepiamo con tutti i cinque sensi.

È quasi un film muto, se si eccettuano i suoni del respiro affannoso del protagonista e degli spari che ogni tanto squarciano il silenzio del bosco. Il protagonista, pur nella sua naiveté, risulta credibile e suscita istantanea empatia, sia per la sua giovane età sia per la condizione di totale straniamento in cui si trova, che Rashid ci spinge a condividere attraverso una regia costantemente aderente al momento e appiccicata al suo personaggio.

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