ARTE CONTEMPORANEA, CICCOZZI ESPONE ALL’AQUILA IN ATTESA DELL’APPUNTAMENTO CON SGARBI


L’AQUILA – Giancarlo Ciccozzi espone all’Aquila, a Palazzo Ciolina in Corso Principe Umberto 9-11-13, aspettando l’appuntamento di agosto in cui suo ospite sarà il prof Vittorio Sgarbi.

Diventato dopo il terremoto il simbolo dell’anima ferita, ma indomita, dell’Aquila facendo conoscere, attraverso la sua arte, il dolore e i sacrifici degli aquilani esponendo in tutta Italia e soprattutto all’estero, Ciccozzi – si legge in una nota – è un simbolo vivente dell’arte che non si arrende di fronte alle avversità della vita per generare bellezza e fiducia ricucendo le fratture e suturando le ferite.

Artista poliedrico e grande lavoratore, si concentra nel suo laboratorio-atelier a Palazzo Palitti-Ciccozzi a Roio Poggio e quello di Valona; è prossimo a partecipare alla più importante mostra mondiale dell’arte contemporanea, per poi esporre presso la Biblioteca Angelica di Roma in piazza Navona, a Innsbruk, a Dubai, e per fine anno ad Artbasel Miami, Usa.

È in uscita La Divina commedia di Dante Alighieri, in cui sono presenti tre sue opere già da tempo commissionate dalla casa Editrice Cartesia.

Esponente dell’arte informale internazionale, ad oggi i suoi lavori sono esposti in importanti musei e fondazioni e sedi istituzionali. Secondo le ultime parole di Rosario Sprovieri che si rifà a Bacchilide di Ceo: “Sempre nell’arte uno imita l’altro: il difficile è trovare la strada per dire cose mai dette”. Ebbene Ciccozzi lo fa compiendo le sue sperimentazioni come un “singolare alchimista”. Infatti, usa materiali usurati, stracci, lamiere arrugginite, legni combusti, sacchi, materiali già vecchi, che danno da subito la sensazione di una durata limitata nel tempo, destinati a mutare, degradare, morire, in una chiara metafora di quello che è il destino dell’uomo: e quando invece utilizza materiali nuovi, li trasforma, li brucia, li tormenta, li straccia, caricandoli, attraverso la sua azione, di un significato inusuale ed intenso, sollecitandoci ad interrogarci sul loro stato, su quello che erano prima dell’intervento dell’artista, su quello che è accaduto e perché si siano trasformati nell’immobile fissità di un’opera d’arte.

Lui stesso lo definisce “caos controllato” che secondo una rigorosa legge compositiva di simboli e segni regola rapporti di spazi e fini relazioni tra le inusuali tonalità del colore e i timbri accentuati con gusto quasi classico.

Esalta continuamente il suo personale concetto della “poetica della materia”, anche se non di rado esplode con tecniche e lavorazioni che esulano dal suo modo di essere.

Al di là dell’eterogeneità dei materiali e dell’apparente casualità degli accostamenti, le opere di Ciccozzi sono saldamente legate in uno schema strutturale equilibrato e complesso.

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.


Articolo soggetto a copyright, ogni riproduzione è vietata © 2021