ARTE CONTEMPORANEA, GIANCARLO CICCOZZI ESPONE IN CENTRO STORICO ALL’AQUILA


L’AQUILA – Da domani, sabato 6 agosto, Giancarlo Ciccozzi espone all’Aquila in attesa dell’appuntamento della Perdonanza Celestiniana di fine agosto in cui è prevista anche la visita di Papa Francesco. La mostra è stata allestita a Palazzo Ciolina in Corso Principe Umberto 9, 11, 13 (presso i Quattro Cantoni).

Ciccozzi dopo il terremoto è diventato il simbolo dell’anima ferita, ma indomita, dell’Aquila facendo conoscere, attraverso la sua arte, il dolore e i sacrifici degli aquilani esponendo in tutta Italia e soprattutto all’estero. È il simbolo vivente dell’arte che non si arrende di fronte alle avversità della vita. Artista poliedrico e grande lavoratore, si concentra nel suo atelier a Palazzo Palitti-Ciccozzi in Roio Poggio e quello di Valona ed è prossimo a partecipare alla più importante mostra mondiale dell’arte moderna e contemporanea invitato da uno stato estero. Inoltre, è da poco stata pubblicata la Divina Commedia edita da Chartesia in cui sono presenti tre sue opere già da tempo commissionate dalla stessa casa Editrice.

Esponente dell’arte informale internazionale, ad oggi i suoi lavori sono esposti in importanti musei e fondazioni e sedi istituzionali. Secondo le parole di Rosario Sprovieri del M.i.C di Roma, che si rifà a Bacchilide di Ceo: “Sempre nell’arte uno imita l’altro: il difficile è trovare la strada per dire cose mai dette”.

Ebbene Ciccozzi lo fa compiendo le sue sperimentazioni come un “singolare alchimista”. Il prof. Francesco Gallo Mazzeo, docente emerito di storia dell’arte presso l’accademia di belle arti di Roma, già direttore del corso di laura per progettisti di moda di Palermo e di linguistica applicata e dei linguaggi creativi dell’arte e del design dell’architettura (Pantheon Institute Design & Tecnology), definisce Ciccozzi uno degli artisti più importanti del panorama artistico internazionale.

Con il prof. Gallo Mazzeo, infatti, lo stesso Ciccozzi ha già avviato progetti molto importanti che riguarderanno anche la città dell’Aquila. L’artista aquilano è noto per la sua tecnica particolare che si rifà all’arte povera di Alberto Burri. Usa materiali usurati, stracci, lamiere arrugginite, legni combusti, sacchi, materiali già vecchi, che danno da subito la sensazione di una durata limitata nel tempo, destinati a mutare, degradare, morire, in una chiara metafora di quello che è il destino dell’uomo: e quando invece utilizza materiali nuovi, li trasforma, li brucia, li tormenta, li straccia, caricandoli, attraverso la sua azione, di un significato inusuale ed intenso, sollecitandoci ad interrogarci sul loro stato, su quello che erano prima dell’intervento dell’artista, su quello che è accaduto e perché si siano trasformati nell’immobile fissità di un’opera d’arte.

Lui stesso lo definisce “caos controllato” che secondo una rigorosa legge compositiva di simboli e segni regola rapporti di spazi e fini relazioni tra le inusuali tonalità del colore e i timbri accentuati con gusto quasi classico. Esalta continuamente il suo personale concetto della “poetica della materia”, anche se non di rado esplode con tecniche e lavorazioni che esulano dal suo modo di essere. Al di là dell’eterogeneità dei materiali e dell’apparente casualità degli accostamenti, le opere di Ciccozzi sono saldamente legate in uno schema strutturale equilibrato e complesso.

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