ATELIER PIETROSANTI, ALL’AQUILA SU IL SIPARIO SULL’ESPOSIZIONE CHE CELEBRA I TRENT’ANNI DI CARRIERA DELL’ARTISTA – GALLERY

L’AQUILA – L’attrice Simona Marchini e il presidente della Fondazione Carispaq Marco Fanfani hanno inaugurato nel pomeriggio di oggi la mostra “Atelier Pietrosanti” che ripercorre trenta anni di carriera dell’artista aquilano Roberto Pietrosanti.

L’esposizione che chiuderà il 16 marzo prossimo si inserisce nell’ambito delle iniziative per la riapertura di Palazzo dei Combattenti sede storica nel centro dell’Aquila della Fondazione Carispaq organizza.

Negli spazi al piano terra di Palazzo dei Combattenti, appena restaurato, l’artista ha ricostruito il suo studio proponendo al visitatore i pezzi che hanno segnato la sua carriera, dagli esordi nei primi anni novanta, agli interventi ambientali e per spazi pubblici, alle partecipazioni in mostre internazionali oltre ai modelli e bozzetti mai esposti prima.

Oltre trent’anni di attività raccontati per la prima volta anche attraverso le idee, le prime stesure, le bozze di quelle che poi sarebbero diventate le opere esposte a Roma, davanti all’Ara Pacis, piuttosto cha a Madrid nel Museo Reina Sofia e proprio nel prossimo mese di marzo a Toledo. Un percorso multiforme, poeticamente sospeso tra pittura, scultura e installazione, che si caratterizza per la pronunciata dimensione concettuale, un forte senso della materia e il particolare riguardo posto alle modalità e alle fasi costruttive dell’opera.

“Fra i molti modi di andar controcorrente in arte, uno, il più impervio e faticoso, induce ad abbandonare la via battuta da tutti, a rifiutare ciò che ovvio, condiviso, ‘alla moda’, per cercare sfide, tecniche e mentali, sempre più complesse – scrive in catalogo Ada Masoero – È quello scelto da Roberto Pietrosanti che quando ha esordito, allo scoccare degli anni Novanta, nel pieno della tempesta cromatica e gestuale della Transvanguardia, ha scelto il silenzio della monocromia, e oggi, nel dominante (e omologato) clima neo-concettuale, prosegue con rigore nella sua ricerca fatta anche di manualità meticolosa e sapiente…. Ma non solo: singolare, oggi, è anche entrare nello studio di un artista e non trovar traccia di assistenti impegnati a tradurre più o meno faticosamente in ‘opera’ il ‘concetto’ scaturito dalla sua mente. Pietrosanti fa tutto da solo, incorporando un tempo lentissimo in ognuna delle sue opere, che richiedono mesi e mesi di lavoro. E che poi li rivelano, quei mesi, e li restituiscono allo sguardo dell’osservatore sotto forma di un’apparenza insieme perfetta e naturale, perché proprio come in natura (‘natura non facit saltus’ ammonivano i medici della Scuola salernitana) anche qui ogni risultato richiede lenti tempi di “maturazione” per giungere a compimento. A perfezione, si vorrebbe dire”.

Un’ attenzione e una cura che nelle opere esposte a Palazzo dei Combattenti rivelano la bellezza di opere dalla forza e dalla immediata capacità di spaesamento che diventano evidenti nel ciclo degli spilli su tela e nella sua più recente ricerca.

“Le sue ultime opere – scrive Barbara Rose in catalogo – realizzate con una minuziosa e laboriosa disciplina, immagini che prendono corpo su una superficie monocroma mediante migliaia e migliaia di capocchie di spilli argentati in sostituzione del disegno tradizionale, appaiono particolarmente originali nella loro capacità di sintetizzare e fondere insieme l’estetica orientale con quella d’Occidente. In effetti, costituiscono una geniale via d’uscita al lavoro strettamente monocromo, dando luogo in pari tempo a una tensione sulla superficie e a un immaginario capace di fissarsi in visione. Nella loro intensa e concentrata tattilità, le nuove opere proseguono lungo l’itinerario di ricerca già intrapreso da Pietrosanti con gli accumuli di frastagliati frammenti di pietra che rivestivano l’ambiente costruito in occasione della mostra Monocromos. I nuovi quadri non sono istallazioni avvolgenti. Però, nel loro esigere una concentrata messa a fuoco, hanno una simile capacità di occupare la totalità della percezione di chi li osserva”.

Da sottolineare che in mostra c’è anche un omaggio all’Aquila, città natale di Roberto Pietrosanti, un’opera dal ciclo Non Avere Timore, ricerca nata dalla collaborazione con il musicista e cantautore Giovanni Lindo Ferretti su …”quella paura, quell’insicurezza radicale che il nostro tempo, le sue voci, i suoi rituali sociali ci gettano addosso, fin dentro l’anima”, una Iconostasi quella esposta che rimanda ad antiche trame, alle linee e ai pieni e vuoti dei preziosi rosoni aquilani ma che a guardare bene ci racconta altro.

La mostra resta aperta fino al 16 marzo. Ingesso gratuito nei seguenti orari: lunedì-venerdì 15,00-17,00, sabato 17,30-19,30, domenica 10,00-13,00 e 17,30-19,30.

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