DANTE, SILONE E LA PERDONANZA NEL NUOVO LIBRO DI ANGELO DE NICOLA


L’AQUILA – In una città senza programmazione e pianificazione, in cui un patrimonio come la Perdonanza – ormai tutelato anche dall’Unesco – arriva ogni anno come fosse il primo, è uno “squarcio nel silenzio” e nell’inedia che si ripete di stagione in stagione la nuova fatica letteraria di Angelo De Nicola, Dante, Silone e la Perdonanza.

Il giornalista e scrittore riparte dall’incoronazione di Celestino V nel 1294, per la quale tra le duecentomila persone assiepate attorno alla basilica di Collemaggio sembrerebbe ci fosse anche il sommo poeta, passa per L’avventura di un povero cristiano, in cui lo scrittore di Pescina parla proprio del Papa del gran rifiuto, e arriva alla data spartiacque del 1983, quando un sindaco lungimirante come Tullio De Rubeis e un intellettuale visionario come Errico Centofanti danno vita alla Perdonanza moderna. Utilizzando un messaggio dirompente che oggi, nel settecentenario della morte di Dante dovrebbe quantomeno essere rispolverato: “Io c’ero”, ad indicare proprio la (presunta) presenza del poeta all’Aquila, quel 2 agosto 1294.

“Una leggenda che Dante possa essere stato presente qui? Fino a un certo punto”, afferma l’autore parlando in anteprima a Virtù Quotidiane del suo libro, “perché se è presente la delegazione del governo di Firenze, di cui Dante fa parte, è quasi certa la sua presenza all’evento epocale di fine secolo, a questa incoronazione fuori da Roma, molto singolare, dopo un Conclave bloccato da due anni”.

La relazione tra il sommo poeta e Celestino non finisce qui: “C’è di mezzo il verso, vidi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto“, ricorda De Nicola, “un verso che ha fatto impazzire i commentatori per capire se si trattasse o meno di Celestino e che rappresenta un focus importante nel settecentenario, che è un tema mondiale”.

E poi c’è Ignazio Silone, che ha il merito “di aver riscoperto da laico il messaggio eccezionale di Celestino V e averne intuito l’eccezionale modernità”. È il 1966, ricorda De Nicola, quando lo scrittore è ospite a Rocca di Cambio, dove viene intervistato da alcuni ragazzi dell’epoca, tra cui Pio Di Stefano, noto ristoratore. Due anni prima della pubblicazione della sua ultima opera, L’avventura di un povero cristiano, “un testo che esalta la figura di Celestino, lo fa diventare un eroe. È in qualche modo lui a riscoprire il messaggio celestiniano e della Perdonanza, che però nel 1966 Silone vede, qui a Collemaggio, e apostrofa come una mezza sagra. Era un po’ sfiorita e, chissà se la spinta non l’abbia data proprio Silone, di lì a poco arriverà la riscoperta della Perdonanza, con l’amministrazione illuminata di don Tullio De Rubeis”.

Dall’autore di Dante, Silone e la Perdonanza, edito da One Group, infine un’esortazione affinché la Perdonanza si riempia di contenuti, iniziando magari dal prossimo 14 settembre, “la data fatidica, settecentenario della morte di Dante, tra il famoso verso e l’ipotesi che possa essere stato presente qui, aggiunto alla leggenda per la quale il sommo poeta avrebbe visto gli affreschi di Santa Maria ad Cryptas a Fossa, che gli avrebbero addirittura ispirato le atmosfere dell’Inferno, ebbene è una storia che va raccontata e celebrata!”. (m.sig.)

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.


Articolo soggetto a copyright, ogni riproduzione è vietata © 2021