FATE E PANDAFECHE, IL VIAGGIO NELL’ABRUZZO MAGICO DI FERRANTE


PESCARA – È un viaggio nella cultura popolare abruzzese, quello intrapreso da David Ferrante. Il sociologo e saggista ha pubblicato, per Tabula Fati, Fate, pandafeche e mazzamurelli. Storie di miti, superstizioni e leggende d’Abruzzo.

Un libro che è uno scrigno di storie, quelle che raccontavano i nonni intorno al focolare nelle fredde serate invernali. Storie che sono state rilette da dodici autori e riunite nel lavoro del saggista abruzzese. Lu mazzamurille, la dea Maja e suo figlio Ermes, le fate, la pandafeche, la scurnacchiera, il fantasma della Ritorna, per citarne solo alcuni. I protagonisti dei racconti tramandati di generazione in generazione si susseguono nelle pagine del nuovo lavoro di Ferrante.

Con lui, a rileggere le storie narrate dagli antenati, ci sono Giovanni D’Alessandro, Laura Di Nicola, Fabio Ferrante, Melania Fusconi, Silva Ganzitti, Annalisa Marcellini, Angelo Marenzana, Carlo Menzinger di Preussenthal, Annarita Petrino, Nicoletta Romanelli, Manuela Toto.

“Volevo promuovere la cultura popolare della mia regione. L’ho fatto prima con le tradizioni, i riti e i sortilegi legati a San Giovanni Battista, poi con le streghe d’Abruzzo, fino ad arrivare a questo nuovo lavoro”, dice David Ferrante a Virtù Quotidiane.

Risale, infatti, al 2018 la pubblicazione del libro San Giovanni Battista nella cultura popolare abruzzese. Tradizioni, riti e sortilegi del 24 giugno, finalista per la saggistica al Premio dell’Editoria Abruzzese dello stesso anno, mentre l’anno successivo è stato curatore dell’antologia L’Ammidia. Storie di streghe d’Abruzzo. Entrambi i volumi sono stati pubblicati da Tabula Fati.

“La stregheria in Abruzzo è molto antica. Nel libro L’Ammidia si raccontano 17 streghe, dalle storie domestiche narrate dalle nonne. Da qui mi è venuta l’idea di parlare di miti, di fate, di leggende. L’idea di proporre questo Abruzzo magico per custodire la cultura popolare, per non perderla. Racconti che si tramandavano oralmente, proposti attraverso il linguaggio della narrativa”, aggiunge.

“Sono coinvolti 12 scrittori, compreso me, provenienti da diverse parti d’Italia, ma c’è una prevalenza di autori abruzzesi. Io racconto del mazzamurello, il folletto dei boschi che di tutto annunciava qualcosa, un personaggio che mi affascina. Attraverso la narrazione, il popolo ha tramandato il proprio semplice sapere alle generazioni. In questo libro si prosegue la tradizione di quel racconto per ricordare i miti, le leggende e la cultura di una terra”.

Dodici scrittori per dodici storie, un patrimonio culturale da custodire, far scoprire e riscoprire.

“Volevo che queste storie venissero raccontate con stili diverse. Ho scelto i personaggi più noti e ho cercato di farli vivere agli scrittori, spiegando come avrei voluto che fossero raccontati. Mi interessava che gli autori percepissero la storia come io l’avevo dentro” conclude. “La cultura popolare deve essere preservata, bisogna restare legati alle radici e alle tradizioni. Si va avanti, ma è fondamentale non perdere il contatto con il passato”.

Appassionato studioso e divulgatore della cultura popolare abruzzese, sociologo e saggista, David Ferrante è dottore di ricerca in Scienze sociali all’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara dove, dal 2006, è cultore della materia e ha collaborato all’attività didattica di diverse cattedre.

Tra le pubblicazioni che ha all’attivo ci sono le monografie No-Politicians. I giovani e la politica e Decoro Urbano. Sicurezza e Polizia locale. Tra gli scritti dedicati all’Abruzzo, ci sono due racconti: Quando passò la pandafeche e L’eredità dell’asino.

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.