“LABART34”, ALL’AQUILA L’ARTIGIANATO INSOLITO DI EMANUELA FOGLIETTI E LE CREAZIONI ARTISTICHE DI MARIA GRAZIA MASCIOCCHI


L’AQUILA – Si chiama LabArt34 ed è uno spazio creativo nato tra le gru del cantiere del centro storico dell’Aquila, all’interno di uno palazzo medievale in via Pretatti 34, in cui hanno trovato casa le creazioni della designer Emanuela Foglietti, ideatrice del progetto manufatto, e le collezioni firmate le cose di meri da Maria Grazia Masciocchi. Un atelier all’insegna dell’arte e della bellezza.

Manufatto, un nome che richiama il “fatto a mano”, ma anche il “fatto da Manu”, è il progetto di Emanuela Foglietti, designer con la passione per gli scarti e l’artigianato ‘insolito’. Le creazioni manufatto sono gioielli e complementi d’arredo che nascono da sperimentazioni su materiali trasformati e ripensati per dare vita a qualcosa di diverso. Un processo creativo che procede per assestamenti e rende i manufatti oggetti a volte imperfetti, ma sempre unici. Anelli che celebrano l’amore eterno con un dado di acciaio inossidabile tra fili di alluminio; collane in cui i giri di perle vengono sostituiti da strisce di gomma lavabile, che altro non sono che ritagli di tappettini anti scivolo; orecchini da cui pendono componenti elettronici colati nella resina e trasformati in piccoli robot. E robot sono anche i protagonisti della serie manufatto “Star Wars” (scacchiere, portachiavi, ciondoli ecc…), un omaggio all’eterna lotta tra male e bene.

“Ho iniziato per gioco con una scatola di bottoni della nonna – dice in una nota Emanuela Foglietti – e ho capito presto che i giochi sono tra le cose più serie della vita, il modo più semplice per imparare qualcosa. Creare manufatti per me ha significato non solo inventare un lavoro, ma reinventare me stessa. Dare valore e significato alle mie aspirazioni. Gli oggetti che creo giocano e interagiscono con il mondo, una fonte di ispirazione all’insegna della sostenibilità e dell’economia circolare. Quello di manufatto è un artigianato lento, etico, giocoso”.

Anche per Maria Grazia Masciocchi la scintilla creativa arriva da lontano, quando a scuola sui libri di greco e latino trasformava ogni storia in una immagine: “Le mie fonti di ispirazioni sono state le opere di Dalì, le figure frammentate di Picasso, i collage dadaisti e le texture di Munari – racconta Meri – Ho cominciato a raccogliere oggetti di ogni tipo: animali preistorici, vecchie bottiglie di birra e di vino, pezzi di mobili, sedie, tele con cui ho arredato parte della mia casa”. Creazioni dai colori inusuali e originali giochi di forme, sempre pronte a strappare un sorriso e riaccendere ricordi sopiti nel cuore. Oggetti abbandonati all’oblio della polvere, ma custodi di un passato lontano che attraverso il progetto le cose di Meri hanno ritrovato luce. “È questo il mio obiettivo, permettere a questi oggetti di raccontare nuove storie” conclude Maria Grazia.

Oltre allo spazio di LabArt34, Emanuela e Maria Grazia condividono un legame speciale con la città. All’Aquila Emanuela ha dedicato la collezione “Torno bellissima” (shopper, t-shirt, agende, quaderni…): “Forse il non essere aquilana di nascita mi ha dato un vantaggio. Non mi lascio sconfiggere dalla malinconia di come era prima la città, ma ardo dal desiderio di riaverla, di fruire della sua bellezza ferita”. E Maria Grazia confessa: “Come tutti noi, anche una città ha bisogno di tornare alla vita. Ora più che mai mi sento legata a ‘lei’, con le sue ferite, i suoi limiti, ma anche con le sue possibilità. Vorrei non si buttasse via nulla, ma si rimettessero insieme i pezzi, proprio come nei miei disegni. E iniziare a scrivere nuove storie”.

LabArt34 è un luogo di commistione artistica, uno spazio che prende forma ogni volta, per poi riscomporsi. Qui abitano le idee di Manu e Meri, idee da arredare, indossare, e anche da costruire insieme a chi sarà di passaggio: “Abbiamo spazio, musica ad accompagnare i pensieri e… un divano rosso”, aggiungono con un sorriso le due designer.

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