“MAGNIFICAT”, L’EMOZIONANTE AFFRESCO MEDIEVALE DI PUPI AVATI GIRATO IN GRAN PARTE IN ABRUZZO


L’AQUILA – L’elenco dei film di successo del bolognese Pupi Avati, dai curiosi horror degli esordi fino alle commedie in costume, spesso ambientate negli anni ‘50 e nelle terre romagnole a lui care, è notoriamente molto lungo, ma sono in molti ad indicare in Magnificat, un’opera per certi aspetti insolita, il suo capolavoro.

Si tratta di un originale racconto per episodi e voce narrante realizzato nel 1993 e ambientato durante la settimana santa dell’anno 926, in un periodo storico per noi lontano ma nel quale, a ben vedere, l’uomo era in fondo costretto a vivere gli stessi dubbi e gli stessi timori esistenziali di oggi, resi ancora più impegnativi dalle dure condizioni di vita dell’epoca: narrando una serie di eventi della quotidianità, e ponendo il suo sguardo attento su alcuni personaggi di allora, il regista riuscì a rappresentare con grande efficacia quelle particolari atmosfere.

Un racconto incentrato soprattutto sul rapporto tra fede, credenze popolari e divino, in tempi dove spesso la ritualità dominava sul razionale: un affresco comunque a tratti duro, fosco e crudele, arricchito dalla efficacissima recitazione di attori come Luigi Diberti e Arnaldo Ninchi, e dalla bella e calda voce fuori campo di Nando Gazzolo.

Molto approfondita la ricostruzione storica, attenta ai minimi particolari e anch’essa rigorosa e ben disposta, come lo sguardo di Avati, a concessioni morali: si assiste allora da un palco riservato a quelli che all’epoca erano gesti consueti, e che oggi appaiono invece terribili, come nel caso delle uccisioni del boia, uno dei protagonisti, o anche degli altri personaggi che sembrano accettare dolenti il loro ruolo in quel mondo obbligato.

In alcune scene del film si odono accenti romagnoli, cosa assai consueta nel cinema di Avati, e in alcuni dialoghi viene fatto il nome di località umbre, ma in realtà molti degli splendidi luoghi utilizzati per le riprese sono in Abruzzo, per la precisione in provincia dell’Aquila: il loro utilizzo si riferisce in particolare ad uno degli episodi narrati, quello che vede per protagonista l’umile frate Agnello, interpretato con grande efficacia dal bravo Vincenzo Crocitti.

Come spiegato nel film in quegli anni alcuni religiosi erano soliti intraprendere in determinati mesi dei viaggi lungo i luoghi sacri del circondario, per registrare le morti dei loro confratelli, e proprio durante queste riprese furono utilizzati i suggestivi luoghi sacri abruzzesi: l’Abbazia di San Liberatore a Maiella, a Serramonacesca, la Chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, a Rosciolo dei Marsi, la Chiesa di Santa Maria de’ Centurelli e le due Chiese del complesso di Bominaco, Santa Maria Assunta e l’oratorio di San Pellegrino, nel territorio di Caporciano.

Una bellezza importante ma comunque composta, severa, quella dei luoghi sacri di quel medioevo abruzzese, perfette per la messa in scena delle storie del film.

Questi luoghi meravigliosi rappresentano oggi una vera e propria macchina del tempo eppure alcuni di loro sono praticamente sconosciuti, altri invece non noti come meriterebbero.

È ormai chiaro, e la lezione arriva da Matera, dalla Puglia, come il nostro territorio non possa più fare a meno del turismo cinematografico, o come oggi viene chiamato, del “cineturismo”: è ormai doveroso inserire questi luoghi meravigliosi in circuiti turistici importanti, prova ne è la costante richiesta da parte di tour operator stranieri, ma troppo spesso invece ci si ferma di fronte a beghe di natura campanilistica o organizzativa che vanno necessariamente superate.

“Durante la settimana santa della Pasqua dell’anno 926 il racconto di alcuni eventi, tra cui le storie di un boia, di una quattordicenne che viene ordinata suora, di un signorotto in fin di vita, di una concubina incinta e di due giovani sposi…”.

Regia: Pupi Avati
Soggetto e sceneggiatura: Pupi Avati
Fotografia: Cesare Bastelli
Montaggio: Amedeo Salfa
Musiche: Riz Ortolani
Scenografie: Giuseppe Pirrotta
Costumi: Gianna Gissi
Interpreti: Luigi Diberti, Arnaldo Ninchi, Massimo Bellinzoni, Dalia Lahav, Massimo Sarchielli, Vincenzo Crocitti, Nando Gazzolo.

*critico cinematografico

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