“NON DITELO ALLE STELLE”, GUERRA ED EMIGRAZIONE NELLO SPETTACOLO DEL TSA IN TV


L’AQUILA – Il Teatro Stabile d’Abruzzo, nell’ambito del progetto “L’arte non si ferma”, del direttore artistico Giorgio Pasotti, propone in prima tv giovedì 22 aprile alle 22,30 su Rete 8 e domenica 25 aprile alle 18,00 su LaQtv “Non ditelo alle stelle”, testo e regia Federica Vicino, scenografia e videoinstallazioni Emanuele Dragone, assistente alla regia Jamal Mouawad, musiche originali Angelo Valori, con Andrea Fuorto, Marco Paparella, Lorenzo Valori, Riccardo Falasca.

Una produzione del Tsa in collaborazione con New Sounds and beyond e Officine Solidali Teatro.

Ispirato a una storia vera, è un allestimento di teatro civile che parla di guerra e di emigrazione. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i paesi di entrambi gli schieramenti applicarono l’internamento dei cittadini originari dei paesi nemici per timore dello spionaggio. Prima della guerra, l’Arandora Star era stata una nave da crociera. Nel 1940 fu riconvertita dal governo inglese in nave cargo e adibita al trasporto di prigionieri. Il primo luglio di quell’anno, sull’Arandora Star furono imbarcati 1500 uomini: si trattava solo in parte di prigionieri di guerra (in tutto 86); i più erano emigranti italiani di prima e seconda generazione. Accusati (pretestuosamente) di essere spie – reali o potenziali – del fascismo, a questi uomini venne riservato un trattamento terribile: vennero loro negati i diritti civili e politici, a molti vennero confiscate le proprietà; ai familiari non furono date informazioni di alcun genere nè sul motivo dell’arresto nè su dove sarebbero stati deportati i loro cari.

Il 1º luglio 1940, l’Arandora Star, stracarica di internati, ammassati nelle cabine trasformate in celle, e nella stiva, salpò dal porto di Liverpool.

Il 2 luglio 1940, a largo della costa nord-ovest dell’Irlanda, fu centrata da un siluro sparato dall’U-Boat U47 e affondò in trentacinque minuti. Persero la vita più di ottocento persone, 446 delle quali erano italiane.

Il tenente Ingo Wiellefram, pilota della Luftwaffe, prigioniero di guerra, viene internato sull’Arandora Star, in attesa di conoscere il suo destino. Emanuele Conti è un giovane emigrante italiano. Fa il cameriere in un caffè italiano ed è appena diventato padre di un bel bambino. Viene arrestato, con l’accusa (pretestuosa) di essere una spia del governo fascista.

I due si incontrano a bordo dell’Arandora Star, il 1° luglio del 1940. Ingo Wiellefram è un ufficiale della Luftwaffe, e per questo, nonostante sia un detenuto, gli spetta un attendente. Il comandante della nave decide di assegnargli uno degli emigranti italiani, e viene scelto proprio Emanuele.

Ingo ed Emanuele sono persone molto diverse, parlano lingue diverse, hanno storie diverse, hanno idee diverse, provengono da culture diverse. Ma si ritrovano uno accanto all’altro, in una condizione di detenzione disumana. Ben presto si accorgono di stare viaggiando verso uno stesso destino. Un destino amaro. Ingrato. E in questo viaggio estremo ritroveranno se stessi.

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