“TEATROVAGANTE” AD AZZINANO, IL PAESE BAMBINO: IL DIARIO DEL VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELL’ABRUZZO CONTINUA


TOSSICIA – Lo scorso fine settimana ad Azzinano di Tossicia (Teramo) seconda tappa di Teatrovagante, l’originale idea di Sara Gagliarducci, che insieme a Valentina Nibid sta portando in giro per i borghi abruzzesi performance teatrali in cambio di ospitalità e soprattutto di un racconto.

Le due artiste hanno progettato un vero e proprio baratto: viaggiando attraverso l’Abruzzo, Gagliarducci e Nibid si fermeranno nelle comunità disposte a ospitarle e a raccontarsi. In cambio Teatrovagante offrirà esibizioni artistiche.

Ogni luogo che aderirà sarà protagonista di un articolo su Virtù Quotidiane, media partner dell’avventura, in una sorta di diario di viaggio. Ecco il secondo.

AZZINANO, IL PAESE BAMBINO

“Caro Azzinano, fa che io custodisca sempre in me lo spirito fanciullo, quello spirito che si rivela nello sguardo che brilla di entusiasmo per il gioco della vita, quello stesso sguardo che hanno i tuoi abitanti quando parlano di te”.

Arriviamo venerdì ore 19,30 accolte dal profilo della montagna avvolta da una nebbia densa e bianca. Il timore del maltempo si scioglie in un panorama dolce e rarefatto di colline e creste, luci e ombre. Prima di arrivare alla piazza, ad una curva da cui questa lascia già intravedere uno dei suoi murales, il navigatore ci fa girare a sinistra portandoci verso la zona dei Sae, costruiti per l’emergenza terremoto. Due file di casette con intorno un paesaggio sconfinato.

La casetta a destra è per noi. La pro loco di Azzinano è stata tra le prime realtà ad accogliere l’appello del TeatroVagante ed ora possiamo conoscere chi ne fa parte. I nostri ospiti ci aspettano per cena, da Marcuccio. Il viaggio comincia così, con una cena tra amici.

Effettivamente non ci conosciamo ma con Arianna, Elena, Sante e poi con Cristian, la sensazione è quella di conoscersi da tempo.

Arrosticini senza pietà, pomodoro fresco, vino, una genziana e, subito dopo, il primo incontro con il paese, in notturna. I murales si aprono a noi con generosità, quasi urlanti desiderano che nuovi sguardi passino su di loro. Essi sono come una danza primitiva per la mente, ci spingono ad immaginare, fare connessioni, cercare, sostare.

Arriviamo fino al campetto dove al buio si intravedono le sagome di un gruppo di ragazzi appollaiati sotto una tettoia. Riusciamo a strappare loro un appuntamento per il giorno seguente.

Sabato mattina, ore 9,30 partiamo alla “conquista” di Azzinano, chiamando le persone di casa in casa. Il nostro rumoroso mezzo di trasporto, una carriola a cingoli, trova la concorrenza del furgoncino di Gianni “il pescivendolo”. A fine corsa siamo pronte per conoscere tutti i segreti dei murales insieme ad Alfredo che ci fa sperimentare, con scarsi risultati, i giochi di una volta.

Alle ore 16,00 eccoci all’appuntamento con i ragazzi. Ci portano ai giardinetti e da lì a fare una partita a schiaccia sette. A questo punto anche noi ci sentiamo di insegnare loro un gioco, d’altra parte siamo nel paese dove si gioca come una volta. Ci parlano dei luoghi di Azzinano che vivono quotidianamente, dei giochi che fanno e ci mostrano i murales preferiti.

Il sabato sera e la domenica mattina, allo spettacolo a cappello, ci sono tutti, accoglienti e complici. Comincia a costruirsi la trama che ci porterà alla performance finale, il momento in cui il nostro viaggio restituisce al paese suggestioni e racconti.

Domenica, le 17,40, arriva il momento del saluto. Una passeggiata narrata, insieme, fino ad allontanarci dal centro del paese per superare la piazza dove i giochi di una volta lasciano la strada a quelli di domani e raggiungere uno spazio vuoto. Qui, prima del terremoto, c’era una casa e sui su di lei c’era un murales. Ora non c’è più niente e in questo nulla, abitato per un attimo da tutti noi, si condensano i sogni smisurati di questa comunità. In finale, la sorpresa: una meravigliosa serenata. Simone mena sull’organetto, sono in tanti a salutarci, si danza in girotondo. Torniamo in casa ma sappiamo che la musica continuerà ancora in piazza.

La sera, prima di riprovare i giochi di una volta, possiamo entrare nella casa di Annunziata Scipione, pittrice, artista. Forse è lei , il suo sguardo, che ha innescato tutto questo rendere omaggio alla bellezza delle cose semplici e quotidiane qui ad Azzinano.

In ordine sparso le avventure di cuore, mente e corpo che ho vissuto in questo paese: Fermarsi per una foto un attimo prima di entrare nel paese e all’improvviso trovarsi con le narici piene di odore di menta.

Sentire sotto i piedi la rotondità e la durezza dei ciottoli che caratterizzano gli stretti vicoli. Rimanere senza fiato davanti ai dipinti di Annunziata Scipione, poterli guardare da così vicino che quasi ti ci puoi tuffare dentro.

Il vibrare incessante della carriola cingolata che ci porta nel paese a chiamare i suoi abitanti, casa per casa, nome per nome, volto dopo volto con la presenza forte di Silvio che guida l’improbabile mezzo. 53.

La sera, in piazza, un attimo prima dello spettacolo, contare i presenti, sono 53, arrivati qui per stare con il TeatroVagante, gratitudine. Il suono appena udibile dell’antico yo-yo fatto con un bottone. Tornare in casa e sentire in lontananza, poi sempre più vicino, il musicare dell’organetto e della “serenata” e capire che è lì per noi e uscire fuori scalze per non perder tempo, per correre a ringraziare e danzare. Il peso tra le braccia dei doni di Cleto: pomodori, rossi, dolci dal suo orto. Il saettare di una palla che ti sfiora il viso lanciata a “schiaccia sette” mentre si gioca insieme in piazza.

L’euforia di buttarsi con l’antico carretto che viene spinto in discesa. Le urla e le risate dei ragazzi e delle ragazze che vivono nel paese. Accorgersi che la legna è accatastata in modo da avere a sinistra tutti i pezzi più grandi a destra i pezzetti più piccoli.

Uno sopra l’altro, uno accanto a l’altro, ed è così bella questa composizione che sembra una poesia… Partire con il rimpianto di non aver avuto il tempo per ascoltare tutti racconti di Alfredo sui murales e i giochi di una volta, di non aver visto l’opera pittorica custodita nella chiesa che racconta la processione, di non essermi persa nella coltivazione di lavanda che si trova in alto.

TeatroVagante

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