TURCO PRESENTA IL CINEMAZETA: “VOGLIAMO TORNARE A RESPIRARE L’ATMOSFERA DEL CINEMA MASSIMO”


L’AQUILA. “Quanti cinema ci sono all’Aquila?”. Qualche tempo fa, il regista Roberto Andò, ospite all’Aquila di un appuntamento del Festival dei festival, si presentò al palazzetto dei Nobili con questa domanda. Niente di che, una domanda qualsiasi tanto per fare due chiacchiere e rompere il ghiaccio, prima di sedersi a dialogare col professor Massimo Fusillo. Eppure, quando si parla di grande schermo in una città che ancora fa i conti con le ferite del sisma, qualche considerazione in più bisogna pur farla.

Specie se si pensa al cinema d’autore. Già nei mesi immediatamente precedenti al sei aprile avevano visto la chiusura, il cambio di destinazione o anche solo il ridimensionamento di alcune sale, dal Rex, all’Imperiale al Don Bosco che pure avevano ospitato cineforum e cicli di incontri. Il cinema Massimo ha continuato sino alla fine a portare avanti la programmazione e le locandine del film di Pupi Avanti Gli amici del bar Margherita sono rimaste a lungo visibili tra le colonne segnate dal terremoto.

In questi anni, il Movieplex di via Carducci ha un po’ intercettato il trend della richiesta di massa, specializzandosi nelle grandi distribuzioni. Il cinema d’autore, tuttavia, ha risentito dell’assenza di una sala preposta, nonostante l’impegno degli organizzatori di festival e rassegne, a partire proprio da L’Aquila film festival. Ed è proprio per colmare questo gap che, da qualche mese a questa parte, è stato inaugurato il CinemaZeta, nell’area di Monticchio proprio a due passi dal vecchio Multisala Garden.

Per la programmazione, nell’ambito di un progetto culturale che fa capo al Teatro Zeta, con la guida del direttore artistico, Manuele Morgese, la nuova struttura ha chiamato in causa Massimo Turco, forte di un’esperienza pluriennale, non solo come direttore del Multisala Movieplex, ma anche a servizio del cinema Massimo. Al supporto tecnico, ci pensa invece Cineventi, una società specializzata in gestione di proiezioni su grande schermo.

Turco, come nasce il progetto del CinemaZeta e qual è il suo ruolo all’interno?

Si sta cercando di fare di questa zona un nuovo polo di diffusione della cultura cinematografica a L’Aquila. La sala è stata realizzata all’interno della struttura dell Teatro Zeta e l’obiettivo è ricreare qui quell’atmosfera che si respirava in centro, con il cinema Massimo. Io, che – raggiunti i presupposti della pensione – da circa due anni avevo lasciato la direzione del Movieplex, sono stato coinvolto come consulente, anche in virtù dei rapporti che ho sviluppato nel corso della mia carriera.

Che tipo di programmazione viene portata avanti?

Questo cinema propone una programmazione fatta non solo di prime visioni, ma anche di seconde visioni e film d’essai, con una multiprogrammazione che vedrà alternarsi più titoli al giorno. Certo, il fatto di avere a disposizione una sola sala costringe a fare delle scelte. Bisogna fare un palinsesto, di fatto. I tanti riconoscimenti assegnati a Green Book in sede di premio Oscar, potrebbero suggerire delle proiezioni del film, anche se non è più in prima visione.

Qual è il target del pubblico?

La programmazione si rivolge a un target ampio, dai bambini agli adulti passando per gli studenti e attraverso chiunque ami il cinema.

Non solo cinema d’autore dunque…

Certo, ci sarà un’attenzione in primo piano nei confronti dei grandi registi. Ad esempio, in questi giorni stiamo proiettando La casa di Jack di Lars von Trier, con Matt Dillon e Uma Thurman. Faremo anche riferimento a esperti di cinema come Piercesare Stagni, ma cercheremo di accontentare tutti i gusti.

Certo, in questi anni un’attenzione da parte di un cinema commerciale ai film d’autore è un po’ mancato. Perché i multisala hanno difficoltà a riservare uno spazio alle pellicole d’élite?

Spesso vengono fatte delle scelte di mero carattere commerciale e si cerca, in primis, di fare numeri importanti al botteghino, magari con film che incontrano le richieste del grande pubblico, specie a ridosso delle festività di Natale o Pasqua. Talvolta, tuttavia, sono anche le aziende di distribuzione a dettare le regole, chiedendo (o imponendo) delle proiezioni a discapito di altre.