UN DOCUFILM DAL “LIBORIO” DI REMO RAPINO SU RETE 8


LANCIANO – Tempo fa, durante un’intervista, lo scrittore Remo Rapino, autore dell’ormai celebre Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio (minimum fax), spiegò che “i miracoli” di Liborio sono le cose belle che, tra i tanti “segni neri”, accadono nella vita di ciascuno.

E, proprio come un miracolo, che non tradisce il senso della meraviglia tanto caro a Rapino, nasce il film-documentario Gli occhi di Liborio, prodotto da Rete 8, che andrà in onda in prima tv assoluta, sulla stessa emittente, venerdì 26 marzo prossimo, alle ore 22, e che sarà possibile seguire in diretta anche sul sito internet www.rete8.it/canali-tv/rete8/.

Il film nasce da un’idea del direttore di Rete 8, Carmine Perantuono, in collaborazione con l’Agenzia Scribo di Nicoletta e Giuseppina Fazio, ed è stato realizzato con la regia di Antonio D’Ottavio, con il supporto di Alessandro Lanci, cui si devono le riprese aeree di Lanciano – città di Liborio, seppur mai nominata nel romanzo – e con la partecipazione dell’autore stesso.

Rete 8 ha accolto l’invito dell’Agenzia Scribo di riproporre, all’interno del film, il ciclo di letture dedicate al libro, pubblicate sulla pagina facebook dell’agenzia nei mesi di gennaio e febbraio, che hanno visto protagonisti attori e scrittori abruzzesi, ognuno dei quali ha interpretato un estratto da un capitolo diverso.

I lettori d’eccezione sono Rossella Mattioli, Edoardo Oliva, Pina Allegrini, Marcello Marciani, Gabriele Tinari, Domenico Galasso, Annalica Casasanta, Cristian Zulli, Milo Vallone, Giacomo Vallozza, Rolando D’Alonzo, Domenico Turchi e Dario Rapino.

Inoltre, saranno proposte delle trasposizioni in dialetto di brevi estratti del romanzo, curate da Mario Cavallo, Fabio Celenza, Giuseppe Mascitelli, Giancarlo Rago e Cesare Romani, accompagnate anche da un video di Alessandro Lanci, che compare nel trailer di Gli occhi di Liborio, prodotto in collaborazione con l’attore Silvio Sarta.

Il docufilm si propone di essere un progetto culturale di ampio respiro, nel quale le immagini e gli interventi di Remo Rapino, alternandosi alle letture, si fanno essi stessi voce e racconto, traccia della città reale o immaginifica descritta e vissuta da Liborio, e osservata attraverso gli occhi del protagonista – refrain modulato con il garbo e l’incanto del poeta che Rapino è, anche nella prosa – “uguali uguali” a quelli di suo padre.

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