AGRICOSIMO, QUATTRO CRU PER SETTE IDENTITÀ DI MONTEPULCIANO D’ABRUZZO: IL VILLAMAGNA MAI COSÌ “GLOCAL”


VILLAMAGNA – Quattro cru per sette selezioni di Montepulciano d’Abruzzo, sette distinte identità del medesimo terroir. Santa Lucia, San Vincenzo, Collemaggio, San Francesco: le contrade di Villamagna (Chieti), antica culla della viticoltura alle pendici della Maiella, raccontate in un rosso di grande potenza e eleganza, il “Numero 1” Doc Riserva, vino di punta di Agricosimo Vigneti & Cantina alla prima verticale di quattro annate, presentato lunedì nel cuore della moderna accogliente cantina, in contrada Santa Lucia.

Colore, struttura, sapidità, armonia. Le qualità del rosso di punta Agricosimo sono le stesse di un territorio straordinariamente sfaccettato, equidistante dal mare e dalla montagna, esposto a sud, temprato da escursioni termiche e ventilazione tali da resistere, ancora, alla minaccia del cambiamento climatico.

Una storia di vocazione naturale che si intreccia con quella di una famiglia dalle forti radici abruzzesi, i Proietto, aperti al mondo, decisi a raccogliere una sfida e “raccontare una storia diversa, senza freni” partendo dalla natura, riportando l’attenzione sul teritorio, meglio ancora sul terreno e il suo frutto generoso, l’uva.

La – nuova – storia che si vuole raccontare è quella di una delle più piccole, se non in assoluto, denominazioni italiane, la doc Villamagna, 85 ettari vitati per complessivi cinque produttori associati. Che si preparano ad esordire con un nuovo marchio al prossimo Vinitaly, una nuova associazione che vorrà dare voce e rappresentatività alle diverse espressioni del territorio di Villamagna.

“Abbiamo scelto di esaltare l’appartenenza di questo vino al territorio, valorizzarlo come finora non è stato fatto, riscoprire la tradizione con un approccio contemporaneo: Doc e Montepulciano d’Abruzzo sono termini che non coincidono e non vanno confusi”, sottolinea a Virtù Quotidiane Colin Proietto, italoamericano nato a Chieti, cresciuto tra Villamagna Torino e Stati Uniti, manager vendite e comunicazione dell’azienda Agricosimo fondata dal padre, Nazario, giusto vent’anni fa.

“Vogliamo anche comunicare la nostra propria identità aziendale. ‘innovativi naturalmente’ è un po’ lo slogan, la sintesi del nostro stile. Non abbiamo alle spalle una tradizione nel vino ma vogliamo riversare in questo campo la professionalità maturata nella nostra famiglia con esperienze acquisite all’estero, una mentalità più aperta e internazionale”.

“È quanto” racconta Colin, “sta accadendo con le nuove generazioni nelle aziende vitivinicole storicamente presenti su questo territorio. Essere giovanissimi in questo senso può essere l’opportunità di dire qualcosa che finora non è stato detto facendo esprimere direttamente il territorio, cioè il terreno. Finalmente si sta comprendendo questo, i francesi insegnano: microdenominazione con identità fortissima, inconfondibile. È quella la forza, dobbiamo puntarci tanto, un ruolo in cui vogliamo giocare per fare del MdA un grande vino che non ha nulla da invidiare ai grandi Nebbiolo e Amarone. Per troppo tempo il MdA è stato svenduto come vino da taglio o come vino da prezzo, noi vogliamo restituirgli il valore che gli spetta. E’un bel momento per essere produttori di vino in Abruzzo!”.

Colin argomenta con passione, prima della degustazione chiama il gruppo di invitati (ristoratori, sommelier, commerciali) a seguirlo nel percorso dell’uva dalla vigna in cantina. La cantina è “biologica, responsabile, inclusiva, utile, sostenibile”.

Incastonata nel fianco della collina di Villamagna rivolto verso il mare Adriatico. Una posizione unica in tutto il circondario, architettonicamente evoluta, nella sua costruzione sono stati impiegati esclusivamente materiali e professionalità locali. La struttura è sostenibile: attraverso una serie di impianti fotovoltaici da 200,000 kW totali, di pertinenza dell’azienda, la cantina produce più elettricità di quanto ne consuma (circa 80,000 kW/anno).

Il giro culmina con la visita della bottaia che affaccia direttamente sul vigneto Santa Lucia. Colpo di teatro prima di risalire e accomodarsi per la verticale del “Numero 1”. Colin tiene le fila del discorso affiancato dal fidato enologo Loriano Di Sabatino e dalle annotazioni tecniche di Andrea De Palma.

Si parla di tannini ancora irruenti, di frutto polposo, mineralità, freschezza, equilibrio. Di stile interpretativo, cura dei vigneti (pergola abruzzese, cordone speronato) e dei processi di cantina. Un linguaggio che trova forza e carattere nello spirito del territorio “per farsi espressione globale contemporanea”.

Colin ama sintetizzare il tutto con una parola, “glocal”, settant’anni di esperienze di vita. La sua famiglia, il cui ramo italiano è rappresentato dal papà Nazario, nato e cresciuto a Villamagna, vissuto in Stati Uniti, Francia e Germania, attualmente consulente per l’efficacia delle organizzazioni e delle persone. E la cosmopolita squadra aziendale che tocca i cinque continenti e vanta radici più forti in Abruzzo ( nella provincia di Chieti), così come Piemonte, Stati Uniti, Belgio, Francia, Germania, Svizzera.

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