CANTINE MUCCI, DA OLTRE UN SECOLO VINI UNICI IN FAMIGLIA


TORINO DI SANGRO – L’anno zero per le cantine Mucci ha una data precisa e per individuarla bisogna correre indietro di oltre un secolo e fermarsi sul calendario della memoria al 1895. In quell’anno Luigi Mucci si diplomò all’Istituto Agrario di Scerni (Chieti) e mosse i primi passi dell’azienda agricola, cominciando a produrre un vino da tavola rosso, a base di uve montepulciano.

Da quel momento l’attività non si è mai interrotta e prosegue ancora oggi a Torino di Sangro (Chieti), “tra la Majella e il mare, in una bella cornice dove i nostri vitigni sono sparsi tra colline e valli da vedere – racconta a Virtù Quotidiane Fausto Mucci -. La vicinanza al mare conferisce una bella sapidità ai nostri vini, che godono allo stesso tempo di una ricca acidità regalata dai metodi di lavorazione”.

Cantine Mucci oggi sono guidate da Nicola e dai figli Aurelia e Valentino, ma nel contesto aziendale gravitano tanti componenti della famiglia, ciascuno con un compito ben preciso. Nicola si occupa della vigna, Aurelia della sezione amministrativa, Valentino è la mano in cantina, affiancato dall’enologo Leone Cantarini. E poi Fausto, nipote di Nicola, che si occupa del commerciale per l’Italia e dell’organizzazione di eventi.

I vitigni lavorati sono i classici autoctoni abruzzesi – montepulciano, pecorino, trebbiano – ai quali si aggiunge una produzione di falanghina e un piccolo appezzamento dove si coltivano cabernet sauvignon, merlot e sangiovese.

“Mio zio andò in Campania 40 anni fa – racconta Fausto – e si innamorò della falanghina. Oggi abbiamo 4 ettari di vecchie vigne da cui produciamo il Cantico, un vino fermo in purezza e lo spumante Mucci, di pecorino e falanghina extra dry”.

Il fiore all’occhiello di Cantine Mucci è il Kubbadì, un blend di montepulciano, cabernet sauvignon, sangiovese e merlot, che affina 18 mesi in una botte di rovere francese e poi riposa lungamente in bottiglia. “Produciamo solo 4 mila bottiglie – dice Fausto – . Attualmente abbiamo in bottiglia il 2011. La parte di vigna di montepulciano ha 50 anni, le altre 3 hanno 35 anni. Abbiamo unito queste uve creando un prodotto speciale, molto apprezzato da clienti italiani e del mondo”.

Fortemente radicati alle tradizioni di famiglia, hanno deciso di dare un nome a questo vino internazionale partendo dal dialetto. “Kubbadì a Torino di Sangro significa ‘Cosa vuoi dire?’ ed era un’espressione usata spesso da Valentino senior, nonno di Valentino e Aurelia. Lo abbiamo reso più internazionale utilizzando la kappa”, riepiloga Fausto.

Parola d’ordine per Cantine Mucci è unicità e il Kubbadì ne è la massima espressione. “Siamo i soli, a fare un blend con quelle 4 uve – specifica – così come siamo i soli a lavorare in questo modo la falanghina in Abruzzo”.

A fine settembre 2 lotti speciali di Kubbadì parteciperanno a un’asta internazionale. “Siamo entrati in contatto con la casa d’aste internazionale Wannenes, che ha sede a Roma, Milano, Genova e Montecarlo – dice – e hanno selezionato alcuni lotti di Kubbadì”. Un lotto sarà composto da 2 magnum 2011 e un altro con 6 bottiglie 2011, 6 del 2009 e una 2007”.

Un settembre dominato da tante novità per Cantine Mucci. A breve infatti sarà pronto un nuovo prodotto che si aggiunge alla linea Santo Stefano al momento composta dal Montepulciano e da Bianco (Trebbiano d’Abruzzo, Falanghina). Completerà la gamma il Santo Stefano Pecorino, da 13,5 gradi, vinificato dopo una lunga permanenza sulle bucce. I vini di questa grande famiglia della Costa dei Trabocchi viaggeranno anche sullla business class di tutti i voli Alitalia di medio e lungo raggio. Una novità arrivata in pieno lockdown.

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