COI FRUIT WINE LE MICROPRODUZIONI DANESI INNOVANO IL MONDO DI BACCO

ROMA – Dopo gli orange wine, che hanno innovato con qualche successo tra i cultori del bere naturale la schiera dei tradizionali vini bianchi, rossi e rosati, arrivano dalla Danimarca i fruit wine. Si tratta di vini naturali, anche in versione spumantistica, la cui fermentazione viene attivata non coi i lieviti ma tramite sciroppi di frutta biologica di fattura artigianale.

Una innovazione enologica relativamente recente che va per la maggiore sia nell’alta ristorazione danese che nei ristori degli agriturismo, così come in California, Russia e Thailandia dove questo stile di bere ben si adatta alla cucina agrodolce locale. In Italia non hanno ancora preso piede.

“Nel 2010 ho fatto il primo ice fruit wine, e ora siamo cresciuti al punto da esportare in 11 Paesi, una ventina di prodotti tra vini da dessert crio-concentrati, nettari fortificati, e le bollicine a base ribes o mela”, ha raccontato, in occasione della presentazione Michelin dei 28 ristoranti stellati in Danimarca, il fondatore della Cold hand winery. Unico cruccio nel futuro di questa innovazione enologica è il cambiamento climatico.

“Per fare gli ice wine servono 14 giorni continuativi di vero inverno. Le variazioni di temperatura di fine estate creano l’esclusivo profilo di acidità nordica: pulito, fresco e ricercato. Quando fa troppo caldo come quest’anno è un problema”.

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