GIANGI, ANIMA FUSION E PIZZE DELLA QUARANTENA. “SI RIPARTE DA DOVE ERAVAMO ARRIVATI, PIZZA & RICERCA”


ARIELLI – “Ricominciare dopo uno stop non è sempre scontato, può succederti di sbagliare gli impasti prima di riprenderci la mano. In un anno di lockdown e riaperture arancione e poi giallo mi sono trasformato più di una volta: pizzaiolo, cameriere, barista…”.

Eccoci con Giangi campione di sincerità, anima fusion dentro e fuori, il pizzaiolo abruzzese di Arielli (Chieti) più celebrato dalle guide di settore tra 2019 e 2020, quando nessuno avrebbe immaginato la pandemia e la crisi che ancora ci attanaglia, in modo particolare il settore della ristorazione.

Ora come allora la regola di Giangi resta la stessa, testa bassa e tanta passione, vivacità, freschezza. Pizza & ricerca il suo programma. Una pizza che sia bella buona e giusta, sana e leggera, da accompagnare a un bere diverso, contemporaneo. Calice di cerasuolo, drink a tema, anche con bollicine d’autore.

E una carta degli oli italiani studiata con l’eccellente Tommaso Masciantonio (Trappèto di Caprafico, Casoli). Sarà un punto d’arrivo per i dieci anni tondi di “Giangi”, tra le pizzerie capofila della new wave dell’arte bianca nella provincia teatina, partita come scommessa e cresciuta di popolarità anno dopo anno collezionando premi autorevoli, impegnando ormai a tempo pieno anche mamma Alessandra (cucina e dolci), papà Domenico (orto e uliveto di proprietà) e nel fine settimana la dolce e riccioluta Alessia, fidanzata di Giangi. Tradizione, evoluzione, autarchia: quest’anno l’extravergine da olive leccino lavorate dal maestro oleario di Casoli, è imbottigliato con propria etichetta e gira tra i tavoli con grande orgoglio di tutti in famiglia

Dai mesi della pandemia Gianluigi “Giangi” Di Vincenzo, 31enne che non si adagia sugli allori, ha guadagnato certezze: la forza della famiglia, l’orto, il territorio da cui attingere a piene mani. È da lì che ora riparte con nuovo slancio. La stagione lo attende, i clienti lo attendono, l’umore è a mille tra il salone interno dove affaccia la sua cucina a vista, e il curatissimo dehors nei toni bianco e verde, fresco di restyling, raddoppiato nei posti a sedere.

“Adesso”, racconta Giangi a Virtù Quotidiane alla vigilia del coprifuoco allungato alle ventitré, “pare strano vedere gente seduta ai nostri tavoli. Anche se all’aperto di sera è freschetto e si sta infagottati nel piumino, sono tutti supercontenti. L’umore è risalito, non è come nei mesi dell’asporto e via, a guardarci di sfuggita sotto la mascherina”.

Un’emozione, la riapertura, che Gianluigi ha deciso di condividere con la clientela aprendo anche a pranzo. Pizza a pranzo e a cena senza troppe formalità. E cinque impasti personalizzati ad alta idratazione. C’è la croccante “gourmet”, la soffice al vapore (nella versione Giangi’s burger mette insieme pancetta nostrana, pecorino di Farindola, cavolo cappuccio e glassa alla ratafia), la romana imbottita, la pizza classica e due novità predinner, Bomba (pizza fritta farcita con crema di ricotta allo zafferano e marmellata di mandarino) e Bolla (panino al vapore). E poi il menu degustazione pensato per due, anziché per quattro o per il tavolo intero .

E c’è quella che più che novità è una notizia. La sua pizza da cocktail “Hops… ho fatto un cocktail di gamberi” – burrata abruzzese di Montazzoli, gambero rosso marinato al gin e Cointreau, datterino giallo, gel di Aperol, fiori di fiordaliso, olio Masciantonio agrumato all’arancia – che due anni fa lo incoronato Pizzaiolo dell’anno (Gambero Rosso), rimane la più venduta.

“E’ la pizza della quarantena” dice Giangi, “impossibile toglierla dal menu, piace tantissimo e mia madre non arriva a pulire i gamberi tante le ordinazioni, a Mazara del Vallo mi faranno un monumento”.

Giangi un po’ scherza, poi riflette: “Mai come in questi mesi ci siamo aggrappati alle certezze che avevamo, anche la Hops in qualche modo ha colmato un vuoto, si riparte da dove eravamo arrivati”.

La verità. E non la sola. Ben quotate sono anche le altre sue creazioni selezionate per la riapertura. La nuovissima “Tu vuò fa’ l’Americano” pensata, ci racconta, dopo aver visto il biopic su Renato Carosone (“mi ha ispirato coraggio e fiducia nelle possibilità che abbiamo in noi”). In concreto è ispirata al suo cocktail preferito e accosta sulla base croccante quenelle di baccalà mantecato, gel di Americano, terra di caffè, croccante di nocciola e un filo d’olio agrumato all’arancia firmato Masciantonio. La goumet che non ti aspetti.

Più sfacciate e accattivanti la Amatriciana (praticamente un piatto di pasta, impasto soffice, ideale per la scarpetta finale, di rigore con un fresco cerasuolo) e la ”Capricciosa che non c’era” con il cotto senza conservanti lavorato artigianalmente da Antonio Panaccio, macellaio guardiese dell’accademia Niko Romito; poi gli ortaggi del proprio orto e l’extravergine da monocultivar leccino dei propri olivi. Più certezze di così?

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