LIQUORE DI ALLORO, RICETTA E BENEFICI DI UN PRODOTTO DELL’AUTUNNO

foto Casaegiardino

L’AQUILA – Il lauro, Laurus nobilis, detto anche alloro, originario dell’Asia Minore, è un albero selvatico, aromatico e officinale, diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo. Nella mitologia greco-romana l’alloro era una pianta sacra, rappresentava la potenza, la vittoria e la gloria. I poeti, quando diventavano laureati, cingevano la fronte con una corona di alloro, come onorificenza.

Anche oggi è tradizione far indossare una corona d’alloro, a tutti i neolaureati. Essendo l’alloro una pianta sempreverde, è anche simbolo di immortalità.

Le foglie, molto profumate, dal colore verde brillante, sono usate nella gastronomia, per insaporire innumerevoli piatti: sughi, arrosti, pesce. La pianta di lauro è considerata una pianta con molte proprietà curative, che si ritrovano sia nelle bacche a piena maturazione che nelle foglie.

Le bacche di alloro si raccolgono nei mesi di ottobre e novembre e presentano proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Seccate e ridotte in polvere, possono essere utilizzate per tisane analgesiche. Le foglie contengono molte vitamine, come la vitamina C, potente antiossidante e la vitamina A. Sono ricche di acido folico e di sali minerali, ha proprietà digestive, antisettiche, diuretiche e astringenti.

Nella tradizione popolare, era abitudine introdurre una foglia di alloro nella federa del cuscino, affinché si realizzasse il sogno della notte. Le foglie sono anche un ottimo rimedio per allontanare le tarme dagli armadi e quindi sostituisce la canfora.

Ecco che Luciano Pellegrini, giornalista appassionato della gastronomia della tradizione, descrive con tanto di ricetta personalizzata il liquore artigianale di alloro.

INGREDIENTI

Per l’infuso

Alcol 96°:500 mL
foglie fresche di alloro: 55
bacche di alloro (sono facoltative perché non facilmente reperibili): 20
Chiodi garofano: 4
Cannella:1/2 stecca
Buccia di un limone

Per lo sciroppo

Acqua: 650 mL
Zucchero: 200 g

PROCEDIMENTO

Lavare per bene le foglie e asciugarle tutte. Mettere in una pentola a chiusura stagna (va bene anche la pentola a pressione o un barattolo), tutti gli ingredienti per l’infuso. Far maturare per dieci giorni, in un locale fresco e buio. Ogni giorno agitare la pentola. Al decimo giorno preparare uno sciroppo facendo bollire 200 grammi di zucchero e 650 mL di acqua. Filtrare l’alcool eliminando gli ingredienti. Quando lo sciroppo si è intiepidito, unire l’alcool, mescolare sino a quando esce una schiuma cremosa. Far riposare ed imbottigliare. Si può bere anche dopo una decina di giorni, meglio fresco.

N.B. Le foglie sono verdi perché contengono la clorofilla. Quando si apre la pentola a chiusura stagna, se le foglie sono diventate gialle, significa che è stato estratto l’aroma e l’alcol è verde.

È un liquore molto gradevole, con un gusto particolare, che ti trascina con sé. Mi ricorda un noto liquore della val d’Aosta, anche per il colore. Il genepi (è il nome comune di diverse specie di piante aromatiche).

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