VINUM HADRIANUM, RADICI ANTICHE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER SCRIVERE UNA STORIA ENOLOGICA TRA PASSATO E FUTURO


ATRI – Aelio, Maecia, Flavia, Pontius, Caelius, Publicius, Naevia. Basta leggere i nomi sulle etichette, che rimandano alle antiche famiglie romane, per cominciare a respirare una storia profonda che punta a ripercorrere le radici di una delle città più antiche d’Abruzzo, Atri (Teramo).

È un cammino affascinante quello che l’imprenditore Piero Pavone ha cominciato con Vinum Hadrianum, con la prima vendemmia nel 2018. Un percorso che parte da radici antiche, ma che si arricchisce anche di tecnologia.

Questo intreccio tra passato e futuro è venuto fuori nettamente nel corso dell’evento che si è svolto nei giorni scorsi a Palazzo Sorricchio, tra i vicoli di Atri. Una location suggestiva che è diventata da qualche tempo la sede dell’azienda e che ha accolto la degustazione della vendemmia 2021 di sette referenze di Vinum Hadrianum, molte delle quali new entry.

Protagonisti sono stati Aelio Trebbiano d’Abruzzo, Maecia Malvasia, Flavia Passerina, Pontius Montonico, Caelius Rosso Ciliegiolo, Publicius Cerasuolo d’Abruzzo e Naevia Pecorino (mancava all’appello il Montepulciano non ancora pronto), abbinati ai piatti di Più Tosto Gastro bottega di Gianni Dezio. Tutti i vini sono vinificati, neanche a dirlo, in anfora, “una forma tradizionale di vinificazione che è stata utilizzata sin da quando l’umanità ha scoperto per la prima volta come ottenere il vino”, si legge anche sul sito dell’azienda.

A presentare la batteria, sono stati il fondatore del progetto Pavone, Marta Lupoletti responsabile marketing, la sommelier Marianna Di Vittorio, l’enologo Alessandro Margioni (da Montalcino) e David Wilson, autore e speaker radiofonico californiano, ideatore e conduttore del popolare programma radio statunitense Grape Encounters dedicato al mondo del vino, che durante il periodo clou della pandemia, alla ricerca di una “storia nuova e interessante”, come ha spiegato lui stesso durante l’evento, si è imbattuto in Vinum Hadrianum e si è letteralmente innamorato di Atri, tanto da mollare tutto e scegliere di trasferirsi nella città ducale.

“Il nostro è un progetto che vuole riscoprire le eccellenze e le tradizioni del territorio, inteso come area vasta che va dalle pendici del Gran Sasso ai piedi del mar Adriatico – ha spiegato Lupoletti -. È un progetto ispirato alla storia e alle tradizioni. La viticoltura è un’arte che risale all’età romana. Ci sono testimonianze del fatto che il vino atriano fosse esportato già all’epoca in Grecia, in anfora. Ecco perché noi abbiamo scelto di vinificare con questi contenitori, che facciamo realizzare a mano a Castelli (Teramo). Abbiamo queste tradizioni e abbiamo voglia di riscoprirle e portarle soprattutto all’estero”.

Per divulgare all’estero tutto il progetto, Vinum Hadrianum ha un alleato d’eccezione, David Wilson che sul suo programma ormai da mesi sta raccontando del percorso atriano, ma anche della viticoltura abruzzese in genere. “L’Abruzzo offre una qualità altissima per il vino – ha detto – eppure è sempre sottostimata rispetto a regioni come la Toscana e questo è incredibile”.

Il progetto di produzione vinicola parte dunque dalla storia antica, con un metodo ancestrale come le anfore, ma al tempo stesso è portatore sano di tecnologia. Vinum Hadrianum è l’unica azienda europea ad aver aderito a Tastry, un’app sviluppata in California che sfrutta l’intelligenza artificiale per consigliare alle persone il vino più adatto al proprio palato. “Gli esperimenti che hanno riguardato Vinum Hadrianum hanno consegnato punteggi altissimi alle referenze e collocato questi vini nella top ten dei vini che incontrerebbero maggiormente il gusto delle persone nel mondo (l’8,6 per cento). Questi numeri parlano da soli”, ha rivendicato Wilson.

La storia cominciata da pochi anni ha già grandi ambizioni, a cominciare dall’acquisto imminente dell’ex opificio Menozzi che diventerà la futura sede della cantina e per proseguire con l’espansione dei vigneti sulle colline che un tempo disegnavano il grande territorio dell’antica Hadria (tra Atri nella riserva dei Calanchi, Pineto, Bisenti, Cellino Attanasio e Montorio al Vomano).

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