“LO SMART TUNNEL, UN VEICOLO DI OPPORTUNITÀ E NON OPPORTUNITÀ ESSO STESSO”


L’AQUILA – Vi ricordate lo Smart Tunnel? Si, proprio quel tunnel sotterraneo all’interno del quale passano i principali servizi della città (acque, luce, comunicazioni); quella grande opera altamente innovativa pensata all’indomani del terremoto per portare L’Aquila tra le principali città italiane del domani… Da 6 anni ogni giorno continuiamo a incrociarla nelle nostre passeggiate in centro storico, continuandoci a fare domande su di essa senza saziare forse mai la nostra curiosità. Ne abbiamo parlato con l’ingegner Antonio Tramontano (nella foto sotto), che da collaboratore dell’impresa Acmar ne è diventato il direttore tecnico.

Come e dove nasce l’idea di uno Smart Tunnel?

Tutto il lavoro nasce a seguito del sisma, nel momento in cui andava ripensata e ricostruita l’intera rete idrica e delle fognature. Al tempo l’esigenza primaria era intervenire sull’acquedotto, le cui condotte con il terremoto avevano subito numerosi danni. Furono poi interessate anche Enel e Telecom e così si creò un progetto unitario e in linea con le direttive nazionali che, già a fine anni Novanta, chiedevano che nella progettazione di lavori di questo genere si preferisse una razionalizzazione dei nuovi impianti a rete nel sottosuolo per farli confluire in cunicoli, poi nella fase progettuale sono diventati vere gallerie ispezionabili. Gli operatori economici che parteciparono alla gara proposero proprie soluzioni e quella fatta da Taddei, Edilfrair e Acmar (Asse Centrale Scarl) fu quella ritenuta meritevole di aggiudicazione.

Nel concreto cosa proponeva il progetto?

Il progetto prevedeva una galleria accessibile dagli operatori perché si avesse sempre la possibilità di intervenire sulle reti per la manutenzione e l’implementazione degli impianti. Tra aggiudicazione, progettazione esecutiva e avvio lavori si è arrivati ad aprile 2015. Si tratta di una maxi opera non semplice, perché doveva intervenire su una superficie di quasi 10.000 mq e una lunghezza di 17 km, in una fase in cui la città era in pieno fermento per la ricostruzione, per cui le interferenze hanno rappresentato il principale problema da gestire. Tutto il centro storico è stato “aperto” angolo per angolo, un impegno impressionante durato un quinquennio e in corso di ultimazione.

In termini professionali ed emotivi cosa ha rappresentato dirigere un’opera così?

Tutte cose belle, quando arrivi al termine dimentichi i dolori e le difficoltà e ricordi soltanto i successi e i risultati ottenuti, con la consapevolezza che quanto fatto è costato tanta fatica. Per me è stata un’opportunità unica, arrivata in un momento della vita in cui le energie sono tantissime e non mi sono mai risparmiato nel metterle in campo. Non essendo aquilano era quasi una missione che mi veniva chiesta dalle aziende “vai in una città non tua e trova il modo di ‘aprirla’ dando meno fastidio possibile”, quando me lo hanno chiesto pensavo non fosse possibile, oggi posso dire che con tanta fatica ci siamo riusciti. Magari non senza problemi o non senza creare disagi e affrontando anche questioni delicate, ma tutto sommato si è arrivati al termine e quindi la sintesi è di un’esperienza professionale ed emotiva positiva.

Quanto questo percorso sotterraneo concorre a rendere L’Aquila una città più smart?

Nella misura in cui la si vuole davvero rendere più smart. Come dico sempre: il tunnel è un veicolo di opportunità, ma non è un’opportunità esso stesso. Nel senso che può accogliere tanti progetti e può farlo in maniera agevole, qualcuno è stato già realizzato come la sperimentazione della fibra ottica da parte dell’Università dell’Aquila: per realizzare dei test su una nuova tecnologia di fibra prodotta in Giappone è stato fatto un anello di 5 km, che ha come punto di arrivo Palazzo Camponeschi, dove ci sono gli strumenti di misurazione. Una collaborazione tra Univaq e l’azienda giapponese – che produce questa tecnologia, che viaggia a una velocità sorprendente rispetto a quella di mercato – facilmente realizzabile all’Aquila proprio perché si è potuto sfruttare il tunnel per dispiegare un unico cavo, tanto lungo, solo per testarne l’effettiva performance. Il test si è svolto in pochissime settimane senza che nessuno se ne accorgesse, senza scavare una rete e fare un’infrastruttura ad hoc, poiché all’interno del tunnel avevamo già riservato degli spazi per accogliere altri progetti. Infatti, il tunnel così pensato è a disposizione della comunità per ospitare intuizioni e progetti che altrove sarebbe impossibile attivare con così tanta facilità.

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