ALLEVATORI CON PRODOTTI AGRICOLI E SEGUGI DAVANTI LA REGIONE CHIEDONO LA RIAPERTURA DELLA CACCIA


L’AQUILA – Un gruppo di cacciatori e allevatori, con tanto di segugi al seguito, ha manifestato stamattina davanti Palazzo dell’Emiciclo, sede del Consiglio regionale dell’Abruzzo all’Aquila, per chiedere di riaprire la caccia sospesa dalle restrizioni anti Covid.

In piazza i manifestanti hanno portato anche i prodotti agricoli, per dimostrare che molti agricoltori sono anche cacciatori.

“Con la chiusura della caccia non è più possibile difendere i raccolti”, ha spiegato il portavoce del Comitato spontaneo degli allevatori Cospa Dino Rossi, “e sarà un altro attacco gratuito al mondo agricolo, che sotto Covid non si è fermato con tante difficoltà”.

Sono intervenuti alla manifestazione una trentina di capisquadra provenienti da ogni parte dell’Abruzzo, con le dovute precauzioni sanitarie.

È stato anche consegnato un documento al prefetto Cinzia Torraco.

“È bene fare chiarezza che molti componenti delle squadre cinghialai sono contadini produttori di prodotti tipici che annualmente subiscono danni dalla fauna selvatica, che l’istituzione si ostina a ripagare il giusto prezzo”, si legge nella missiva. “Poi ci sono le associazioni ambientaliste che si preoccupano di fare notizia sulla stampa, ma che ignorano i veri problemi della fauna selvatica”.

“Oggi chiediamo a gran voce la riapertura in deroga della caccia con il recupero delle giornate perse nel mese di gennaio al fine di contenere la popolazione di cinghiali nella nostra regione”.

“Per quanto riguarda la caccia a singolo, non ci sono problemi per la propagazione del virus. Invece chiediamo che vengano chiuse le scuole, almeno fino a Natale dove vi sono i bambini senza l’obbligo della mascherina visto che sono stati accertati casi di veicolazione del virus nell’ambito delle strutture scolastiche”.

Dino Rossi ha anche spiegato come “i cinghiali sono affetti da Aujeszky, comunemente chiamata pseudorabbia. Questa malattia colpisce i mammiferi in genere, bovini, cani, gatti, manguste di conseguenza anche i lupi e orsi”, dicendo di essere in possesso di analisi effettuate su un cucciolo di cane di 10 mesi “che ha leccato il sangue di un cinghiale infetto ed è morto nel giro di 48 ore”.

“Visto che i cinghiali sono il cibo preferito dei lupi, di conseguenza il patrimonio così tanto amato dagli animalisti è in serio pericolo proprio dalla loro golosità, il cinghiale – dice Rossi – . È bene che le istituzioni si rendano conto che questa malattia con una concentrazione alta di cinghiali, può infettare anche il patrimonio zootecnico in alpeggio e di conseguenza arriverà un’altra mazzata al mondo agricolo e non solo”.

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