DECRETO SOSTEGNI, METÀ IMPRESE ROCCA DI MEZZO ESCLUSA DAI RISTORI


ROCCA DI MEZZO – L’incremento del lavoro estivo è stato tale da non farle rientrare nella platea dei beneficiari dei contributi a fondo perduto del decreto Sostegni.

Si tratta di circa la metà delle piccole attività economiche del comune montano di Rocca di Mezzo (L’Aquila) che, a un anno dall’inizio della pandemia, non avranno la possibilità di presentare domanda. Il boom di presenze anche da fuori regione nei mesi di luglio e agosto 2020, complice il gran numero di seconde case, ha infatti comportato un fatturato tale da compensare e superare le perdite dei mesi di chiusura.

Circa il 50 per cento delle imprese del comune montano, secondo Venturino Di Corpo, commercialista di diversi esercizi rocchigiani, “non ha documentato quel calo pari o superiore al 30 per cento rispetto all’anno precedente, previsto come dato minimo per accedere ai sostegni”.

“Questo perché le misure non guardano effettivamente alle esigenze dei singoli – spiega a Virtù Quotidiane – ma sono state pensate come standardizzate e applicate a una platea troppo ampia di attività”.

Una platea che, in Italia, comprende circa 3 milioni di esercizi, distribuiti tra le più disparate categorie produttive.

“Verranno relativamente premiate le società che si occupano di beni ad alto valore – precisa il commercialista – . Quelle edilizie, per esempio, che hanno venduto nel 2019 e hanno stoppato l’attività nel 2020. Queste riceveranno indennizzi anche di 20mila euro, ma per le restanti il discorso si fa un tantino più complicato”.

Perché, in linea tendenziale, i piccoli e i medi esercizi turistici che hanno lavorato di più in estate, nell’ultimo decreto non ci sono rientrati e quelli che invece riceveranno i ristori, potranno comunque farlo “in maniera abbastanza irrisoria”.

“Certo – aggiunge Di Corpo -, l’estate per molti è andata abbastanza bene ma non è che abbia tamponato tutte le perdite registrate dall’inizio della pandemia. E lo stesso vale per quei pochi a cui è stata data la possibilità di ricevere il minimo di indennizzi, visto che le cifre vengono calcolate su un dodicesimo, il che in pratica significa dare il 3 per cento della riduzione del fatturato”.

In sostanza, se un’attività fatturava 200mila euro annui e nel 2020 ne ha fatturato 100mila, avrà più o meno 3mila euro di sostegni.

Tra queste, le scuole sci, già l’anno scorso reduci da una stagione segnata da poca neve e che, per lo stesso commercialista “hanno ora avuto la possibilità di usufruire di aiuti del tutto inadeguati rispetto alle perdite effettive”.

Senza contare la pressoché assenza di prenotazioni tra dicembre e Pasqua che, tradotto in soldoni, vuol dire migliaia e migliaia di euro. Indotto compreso.

“In generale – conclude Di Corpo -, gran parte della fascia turistica non beneficerà di alcun ristoro e se qualcuno ne avrà la possibilità, rientrerà tra i beneficiari solo per scostamenti minimi e, anche in questi casi, parliamo di cifre troppo basse, che nulla hanno a che fare con il reale calo di fatturato registrato da marzo 2020”.

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