Cronaca 07 Feb 2026 08:38

Inclusione sociale, corsi sul linguaggio di genere e prodotti locali. Il supermercato che ribalta i paradigmi della Gdo

Inclusione sociale, corsi sul linguaggio di genere e prodotti locali. Il supermercato che ribalta i paradigmi della Gdo
Salvo Cardella

L’AQUILA – Può un supermercato farsi portavoce di tematiche che vanno oltre la vendita di prodotti della grande distribuzione? Può diventare un motore di promozione territoriale? Si, a patto che ci sia una direzione con una visione ampia, innovativa e per certi versi politica, nel senso più alto del termine.

All’Aquila il direttore del Carrefour di via Vicentini Salvo Cardella – palermitano di origine, con una laurea in Scienze Politiche e una lunga esperienza nel retail – ha scelto di non restare fermo su posizioni date dal suo ruolo manageriale, ma di indirizzare il suo lavoro quotidiano verso un modello di distribuzione diverso, radicato nel territorio e attento alle persone, dentro e fuori il punto vendita.

“Il supermercato non è solo un luogo di consumo. È una straordinaria lente sulla società, un osservatorio potentissimo. Al suo interno vedi di tutto: dinamiche sociali, economiche, culturali”, racconta a Virtù Quotidiane.

Da questo suo acuto spirito d’osservazione, dalla sua indole e dai suoi studi, nasce la necessità di proporre, come lui stesso afferma, “iniziative legate a temi sociali, con l’idea che dietro al prodotto, al prezzo e alla merce ci sia una responsabilità più ampia. Anche se il mio è un lavoro commerciale, in cui mi occupo di vendita e di gestione, ho sempre pensato che dentro ogni attività lavorativa ci sia spazio per aggiungere un valore ulteriore”.

Negli anni Cardella ha portato avanti molte iniziative spesso legate all’attualità e tutt’altro che scontate, soprattutto per alcune tematiche che raramente vengono associate alla grande distribuzione: dall’inclusione lavorativa al linguaggio di genere, fino al sostegno ai produttori locali.

“Si parla molto di tematiche sociali ma poi, nella pratica, se ne occupano in pochi – spiega -. Nel mio percorso di vita anch’io ho incontrato delle difficoltà e ho imparato a comprendere, almeno in parte, cosa significhi subire resistenze e incomprensioni, pur partendo da una posizione privilegiata. Immaginando cosa possano vivere quotidianamente le persone realmente discriminate, ho sempre preso posizione in modo chiaro. Anche per questo ho promosso un corso sul linguaggio di genere, rivolto ai dipendenti del supermercato che dirigo, coinvolgendo Arcigay L’Aquila. È stata, di fatto, una delle prime esperienze di questo tipo nel nostro contesto e ha avuto una risonanza nazionale”.

L’iniziativa, svoltasi nel giugno 2025, durante il Pride Month, è stata voluta e sostenuta dallo stesso direttore del punto vendita aquilano, valorizzata a livello nazionale da Carrefour Italia e indicata come modello replicabile in altri territori. È stato un momento di confronto aperto sull’identità LGBTQIA+, stereotipi, linguaggio, diritti e sicurezza delle persone.

“Ho seguito il corso insieme ai dipendenti e molti dei temi trattati mi hanno dato modo di riflettere – continua -. Mi sono reso conto che anche chi si considera aperto e attento commette errori, spesso per abitudine o per mancanza di strumenti. Credo molto nel diritto di imparare, credo che l’errore sia ammissibile, ma la chiusura mentale no. La mia generazione e quelle successive hanno avuto riferimenti spesso sbagliati e al giorno d’oggi correggerli è un atto di responsabilità”.

Cardella con Adis

L’attività inclusiva nel supermercato aquilano non si limita solo alla formazione ma si riflette nell’ambito lavorativo. Lo store, infatti, ha recentemente avviato un tirocinio formativo, risultato di un lavoro di oltre un anno, con un ragazzo autistico di 19 anni, Adis, il quale potrà lavorare nel negozio per sei mesi, con possibilità di rinnovo. Questo non è l’unico caso: tra il personale, infatti, c’è anche una ragazza ipovedente, il cui contratto è stato possibile sempre grazie al supporto delle associazioni competenti.

Il retail manager palermitano, che ha scelto di radicarsi all’Aquila, in una regione molto diversa da quella di origine, ha trovato una strada nuova per integrarsi e costruire relazioni. Cardella vive il suo ruolo manageriale come se avesse una missione: far crescere le persone, creare contesti sani e valorizzare ciò che spesso viene trascurato.

Altro aspetto fondamentale per questo innovativo direttore è il territorio, in particolare quello in cui ha scelto di trasferirsi, vivere e lavorare, convinto che per un supermercato sia importante integrare la vendita di prodotti di grandi aziende nazionali, come si conviene a uno store della grande distribuzione, a quella di piccole realtà produttive locali.

“Mi piace promuovere tutto ciò che appartiene a un’area specifica e a una comunità – afferma -. In Abruzzo ci sono aziende che realizzano prodotti di grande qualità, alcuni sono delle vere eccellenze. Spesso, però, i piccoli produttori non hanno il tempo né gli strumenti per raccontarsi, perché devono produrre, lavorare, mettere le mani in pasta. Per questo sono convinto ci sia molto bisogno di persone che stiano dalla loro parte e che li aiutino a emergere. Partire dal luogo in cui ci si trova, valorizzando ciò che produce, però, non significa demonizzare i grandi marchi, che fanno parte di equilibri complessi, ma affiancare a essi una narrazione diversa e più consapevole”.

Il termine ‘narrazione’ è molto legato a Cardella che, per passione e per vocazione, ha un blog personale, uno spazio indipendente in cui scrive di criticità e momenti di vita nel supermercato, narra storie oltre i prodotti, descrive territori, luoghi e eccellenze, “che altrimenti resterebbero invisibili”.

“Per me raccontare è un modo per dare continuità al mio lavoro, connettendo anche ambiti diversi e apparentemente lontani tra loro – prosegue -. Naturalmente quando si parla di qualcosa è necessario esporsi e questo comporta anche critiche. Se, però, io ho un’idea chiara, credo sia un dovere sostenere la mia opinione offrendo il mio punto di vista, supportato da dati e fonti autorevoli”.

Le esperienze, le iniziative e gli interessi di Cardella non sono compartimenti stagni ma sono legati da un filo conduttore.

“Il retail è un sistema complesso ma il cibo, prima ancora di essere merce, è cultura, identità e relazione. Economia, territorio, inclusione, lavoro e cultura sono elementi inseparabili. Per questo essere presenti, ascoltare, intervenire quando possibile, significa, per me, fare bene il mio lavoro. E se nel farlo, riesco anche a lasciare un segno positivo, allora tutto ha davvero senso”, conclude.


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