L’AQUILA IERI, OGGI E DOMANI: CONVERSAZIONE CON RAFFAELE COLAPIETRA
L’AQUILA – Una conversazione – così ama chiamare questi incontri, apprezzandone l’atmosfera libera, informale e aperta – che ha spaziato tra questioni storiche e attuali, dai temi e dalle questioni locali, fino a quelli nazionali. È questa l’estrema sintesi dell’incontro con lo storico Raffaele Colapietra, ospitato per il secondo anno consecutivo il primo maggio nell’Auditorium del Parco dell’Aquila, nell’ambito della terza edizione di LoMaggio Fest.
Lo spunto di partenza ineludibile è la ricorrenza del decennale del terremoto: “Si è parlato poco o niente delle migliaia di persone che hanno vissuto per mesi sulla costa adriatica, e invece penso che questo sia stato un fatto fondamentale, una diaspora che non si è ancora ricomposta e di cui ancora oggi si sentono le conseguenze”, dice Colapietra al numeroso pubblico presente.
Quando gli si chiede qual è la sua impressione sulla città oggi, il professore parla di piazza Palazzo, un luogo che gli è particolarmente caro per la presenza della Biblioteca provinciale, un tempo sua meta quotidiana: “Dieci anni fa andavo a piazza Palazzo e vedevo gli operai consumare la loro merenda; oggi vado in quel luogo e vedo la stessa cosa, oltre ai vetri rotti e alla sporcizia che si è accumulata intorno alla Biblioteca provinciale, rimasta in stato di completo abbandono”.
Quanto alle celebrazioni del decennale, Colapietra non ha partecipato a nessuna di esse, né del resto Comune e Università gli hanno chiesto contributi. L’unico a farlo – come aveva ricordato anche in una recente intervista – è stato l’Archivio di Stato dell’Aquila, con uno studio sul decennale del sisma del 1703. Poco, anzi nulla, ha apprezzato il professore dei toni trionfalistici di alcune personalità nazionali, come l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Il trionfalismo dell’Aquila “che tornerà a volare” gli dà lo spunto per ricordare tra i peccati capitali dell’Abruzzo – l’ira per Celano, la gola per Teramo, l’invidia per Sulmona – la superbia aquilana.
“Amare la propria città non significa farne il centro del mondo” ripete spesso “È ridicolo, come è stato detto, che L’Aquila sarà tra le 70 città più interessanti d’Europa. Se una singolarità L’Aquila ha avuto, questo è stata nel contesto del Regno di Napoli: qui sì, la nostra città ha potuto vantare una serie di primati. Tra il 1300 e il 1500 ha avuto una eccezionale vita sociale e comunitaria, di cui sono testimonianza le numerose cronache, a partire da quella più nota di Buccio di Ranallo, redatte da personalità di ogni tipo, tanto in volgare quanto in lingua latina. Altri due primati ha avuto la nostra città, condivisi con due sole altre città del Mezzogiorno continentale, Lecce e Trani: la più forte presenza di strutture religiose (31 tra conventi e monasteri a Lecce, 28 ad Aquila) e la ricchezza dell’architettura civile soprattutto settecentesca in cui il capoluogo abruzzese detiene un primato assoluto, insieme solo alla città di Trani”.
Enfatizzare la pretesa grandezza della nostra città in virtù della presenza del Gran Sasso Science Institute o del Laboratori del Gran Sasso, è ridicolo, secondo Colapietra. E non manca di intervenire sulla più stretta attualità quando si indigna al pensiero che un laboratorio scientifico – che si sarebbe potuto costruire sotto montagne ben più isolate in giro per il mondo – “debba mettere a rischio la sicurezza di 700 mila cittadini abruzzesi”.

A pochi giorni dalla Festa della Liberazione, appare ineludibile anche una domanda su questo anniversario, segnato da manifestazioni di stampo neofascista, dichiarazioni discutibili e assenze dalla celebrazioni da parte di esponenti del governo. Come interpreta lo storico Colapietra tutto questo?
“Il 25 aprile – e questo è il motivo delle reazioni che suscita – fu la vittoria contro il nazifascismo, cioè la vittoria di una parte, la parte migliore e maggiore dell’Italia, su una parte sconfitta che aveva condotta l’Italia alla rovina. La liberazione non è solo dal nazismo, ma soprattutto dal fascismo: l’Italia ha rinnegato una dittatura che l’aveva condotta alla guerra e alla rovina”.
“Ora – continua lo storico aquilano – da parte di Salvini e della Lega in genere, non c’è solo la rivendicazione del fascismo, ma quella del nazismo! Adesso siamo arrivati alla castrazione, ma tra poco arriveremo alle camere a gas, perché ci manca solo questo, come ritorno al nazismo. La Lega è molto peggio del neofascismo, perché c’è questo aspetto della razza eletta. La Lega è il nemica del diverso, dell’altro; questo fatto la mette in collisione con tutti, è nemica del genere umano. La Lega innanzitutto spezza l’Italia in due: oggi non si chiama più Lega Nord, ma la mentalità è sempre quella; ed è gravissimo che ci siano molti nostri conterranei che votano per la Lega, e che diventano imitatori di quella intolleranza”.
E a proposito dell’affermazione di una classe dirigente cittadina proprio all’ombra della Lega, il professore risale indietro nel tempo e ricorda la scomparsa, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, di quella classe popolare aquilana, fatta di artigiani, piccoli bottegai, impiegati, che era stata la base del socialismo aquilano e che aveva dato, ancora nelle elezioni del 6 aprile del 1924, il 34% dei consensi al Partito socialista, eleggendo in Parlamento Emidio Lopardi. Questa scomparsa fece tornare in primo piano quel nucleo tradizionalista e reazionario che costituiva da tempo il nerbo della società aquilana. E ricorda ancora, tra gli episodi più cari della sua gioventù, che quanto nel 1952 il Movimento Sociale Italiano tenne all’Aquila il suo congresso, fu affidato a lui, appena ventenne, l’incarico di redigere il manifesto delle forze antifasciste della città.
A proposito di lavoro intellettuale – gli viene chiesto – oggi si assiste da parte di numerosi esponenti della classe politica a una sorta di svilimento di questo tipo di attività: basti pensare alla polemica pubblica tra Matteo Salvini e la scrittrice Michela Murgia, da lui apostrofata come radical chic. Murgia ha dimostrato attraverso un curriculum in parallelo come lei abbia sempre lavorato duramente per poter coltivare i suoi interessi intellettuali, mentre Salvini sia vissuto “del sostegno del suo partito senza mai svolgere un vero lavoro in vita sua”. Ecco, come vede Colapietra questo paradosso?
“Il grande sforzo di rendersi migliori è la benemerenza storica dei partiti Socialista e Comunista, di Palmiro Togliatti in particolare – racconta al pubblico dell’Auditorium – rendere migliori gli italiani attraverso la cultura e il sapere. C’era un sarto aquilano, Arturo Laglia, che negli anni Cinquanta e Sessanta, essendo comunista, si impegnava a leggere la rivista Rinascita, di cui Togliatti era direttore. Il buon sarto comprava la rivista, ma non ci capiva nulla; cercava di leggere almeno gli articoli di Togliatti, e così, grazie ai propri sforzi, finì poi per riuscire a leggere tutta la rivista. Ecco, questo è il il bello di rendersi migliori: Laglia era un ottimo artigiano che avrebbe potuto accontentarsi di fare il suo lavoro, come sarto non aveva rivali; ma a lui questo non bastava, aveva l’ambizione di migliorarsi e diventare un degno cittadino della Repubblica. E così si era creato, pur se a una certa età, una propria cultura ed era diventato un degno cittadino della Repubblica. Oggi le comunicazioni di massa, così varie e così tanto ramificate, rendono tutto diverso da allora. Oggi si sa tutto e non si conosce niente”.
Come noto, Colapietra ha parlato a lungo la figura di Benedetto Croce, in particolare con il contributo del suo libro Benedetto Croce e la politica italiana. In Italia un intellettuale che si possa in qualche modo paragonare, pur con le debite proporzioni, a Croce? “Oggi vedo intellettuali che passano dalla presentazione di un libro di Annalisa De Simone, alla prefazione a una tragedia di Euripide, a occuparsi di Aldo Moro e così via. Ecco, questo è il tipo di intellettuale di oggi, cioè il coperchio che va bene per tutte le pentole”.
Nel corso dell’incontro al LoMaggio Fest si parla molto di passato e di presente, tuttavia si affaccia uno sguardo verso il futuro. E cosa c’è nell’immediato futuro di Raffaele Colapietra? “Il 10 maggio, nella basilica di San Bernardino, parteciperò alla presentazione di un volume, per cui ho curato la prefazione, sul restauro del Mausoleo del santo. E poi il 16 maggio ci sarà la presentazione anche all’Aquila di un volume uscito lo scorso anno con una mia intervista curata da Umberto Dante“. Mattia Fonzi e Annalucia Bonanni
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