MAFIA DEI PASCOLI, GLI STUDI SULL’ABRUZZO ALL’ATTENZIONE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA


L’AQUILA – “Quello che constato in Abruzzo, è che ci sono società di varie tipologie, in cui ci sono trentini, veneti, lombardi, e magari un abruzzese. Funzionano come scatole di trasmissione dei titoli Pac: ricevono, vendono, li fanno transitare per migliaia e migliaia di ettari di pascolo. Ma magari ci fossero tutti questi animali sulle nostre montagne…”.

Lo ha detto la professoressa Lina Calandra (nella foto), geografa dell’Università dell’Aquila, al quotidiano Vita trentina dopo essere stata audita dalla Commissione parlamentare Antimafia nei giorni scorsi a Trento. Con il suo gruppo di lavoro, la Calandra da anni porta avanti ricerche sul campo che hanno confermato la massiccia presenza in Abruzzo di imprese interessate solo all’accesso ai fondi comunitari. È il fenomeno della cosiddetta mafia dei pascoli, di cui Virtù Quotidiane per primo ha scritto in Abruzzo, che vedrebbe grandi aziende di fuori regione occupare vaste aree di terreni con il solo scopo di accedere ai fondi europei, pur senza garantire l’effettiva attività di pascolo degli animali.

Come funziona? I contributi da parte dell’Ue vengono assegnati tramite i cosiddetti titoli Pac (Politica Agricola Comune), dei diritti legati, tra le altre cose, agli ettari di terra utilizzati che permettono all’agricoltore o all’allevatore di ricevere degli aiuti. I titoli sono riconosciuti anche in base alla superficie di pascolo che si possiede o a cui si ha accesso, per questo il meccanismo criminoso che si è generato ruoterebbe anche attorno all’assegnazione delle superfici, considerando che queste spesso sono di uso civico e dunque gestite dagli enti locali.

Il titolo, insomma, rappresenta un valore in euro. Ogni azienda agricola ha diritto ad avere un portafoglio costituito da una quantità variabile di titoli, diversi per numero e per valore in euro a seconda delle caratteristiche dell’azienda (cosa coltiva, cosa alleva, quanti ettari utilizza per la sua attività). Il portafoglio titoli può variare nel tempo, perché i titoli si possono vendere, comprare, perdere. I titoli, previa domanda da parte dell’azienda, danno diritto a ricevere gli aiuti comunitari previsti dalla Pac (per un importo pari al valore del titolo) solo se per ciascun titolo l’azienda dimostra di avere nella sua disponibilità una determinata superficie.

Nicola Morra, presidente della Commissione antimafia, gli scorsi 9 e 10 maggio è stato a Trento per affrontare l’argomento mafie a 360 gradi, ascoltando prefetti, imprenditori, società civile, giornalisti, allevatori e mondo accademico.

“È impossibile che chi è dentro alle questioni dell’agricoltura, che riguarda la voce più importante del bilancio dell’Unione Europea, quindi un’enormità di soldi, non abbia notato le anomalie”, ha detto la Calandra. “I controlli sul territorio sono importanti, ma per limitare le speculazioni occorrerebbe mettere mano al sistema del titoli”.

“Penso che c’era chi sapeva, in Trentino come in Abruzzo come a Roma, nei Ministeri e nelle associazioni di categoria, nel mondo dei professionisti, centri di assistenza agricoli e anche nel mondo accademico, chi queste cose le studia e fa consulenze. Ma si è lasciato fare”, accusa la docente.

“I controlli sul territorio ci vogliono e sono importanti, ma la questione si risolve soltanto a monte”, avverte la professoressa, “mettendo mano al sistema del titoli, a come vengono generati e alle regole di movimentazione. Per evitare che si ripetano dinamiche che vanno a snaturare l’obiettivo stesso della politica agricola comune, che è il sostegno al reddito dell’agricoltore: che agricoltore è uno che apre il portafoglio titoli e due anni dopo lo chiude, cedendo tutti i suoi titoli ad uno stesso altro soggetto?”.

La Calandra è convinta che “si tratta di un sistema organizzato, per contrastare questi fenomeni serve una regia forte”.

“Il problema, per cui questa situazione si è protratta per anni, è che si tratta di una questione molto settoriale. Sono un sacco di soldi, ma in un ambito conosciuto soltanto da chi è al suo interno, che non genera allarme sociale”, rileva la docente. “Non si tratta di droga, gioco d’azzardo o altro di cui ci si accorge, ma sono giochi finanziari”.

“Bisogna ragionare nei termini di un sistema organizzato a livello nazionale, con soggetti che operano sul territorio con dinamiche speculative, a volte anche manifestando episodi di violenza, intimidazione, danneggiamenti o ricatti più o meno sottili”, racconta. “Per questo è fondamentale uscire dalla narrazione dello speculatore singolo, che viene dalla pianura, chi in Trentino, chi in Veneto e chi in Abruzzo: sono soggetti collegati”.

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