Cronaca 02 Set 2026 09:12

Quattro ristoranti su cinque pagano in ritardo i fornitori. Il turismo (in crescita) è un gigante dai piedi d’argilla

Quattro ristoranti su cinque pagano in ritardo i fornitori. Il turismo (in crescita) è un gigante dai piedi d’argilla
foto Pixabay

ROMA – Un tasso di default delle società di capitali del turismo e un rischio nei pagamenti ben superiori al dato nazionale.

Il settore del turismo che in Italia conta 417mila imprese, crogiolato dalle copertine patinate, confortato da stelle e riconoscimenti, esaltato dagli influencer, è molto ma molto più fragile di come può apparire scrollando i social o sfogliando guide e giornali di settore: basti pensare che solo un ristorante su cinque paga puntualmente i propri fornitori.

Secondo l’Osservatorio Crif sulle imprese che ha dedicato un focus al turismo, infatti, a fine 2025, il tasso di default delle società di capitali si è attestato al 4,5%, rimanendo sostanzialmente invariato rispetto al 4,6% registrato un anno prima ma ben superiore al dato nazionale (3,3%). Anche l’analisi dei pagamenti commerciali evidenzia un profilo di rischio superiore delle imprese del settore – che comprende ristorazione, bar, strutture alberghiere e agenzie di viaggio – rispetto alla media nazionale.

Nonostante il comparto abbia consolidato un trend in crescita nel primo semestre dell’anno confermando l’Italia tra le destinazioni più attrattive d’Europa, insomma, secondo la Centrale rischi finanziari – spa che fornisce supporto all’erogazione e alla gestione del credito al consumo, offrendo informazioni di referenza creditizia per la previsione e il controllo dei rischi finanziari – il settore sembra rimanere un gigante con i piedi d’argilla.

Che deve proprio al momento favorevole che sta attraversando la risposta del mondo creditizio: nel periodo che va da aprile 2025 a marzo 2026, gli importi dei finanziamenti concessi alle società di capitali del turismo sono cresciuti di circa il 7% rispetto all’anno precedente.

“L’analisi del settore turistico restituisce una duplice fotografia” fa osservare Luca D’Amico, amministratore delegato di Crif Ratings.5 “Da un lato emerge un comparto dinamico, che vede una domanda ancora in crescita e un incremento del credito erogato; dall’altro persistono elementi di fragilità sotto il profilo del rischio creditizio e commerciale, che continuano a mantenersi su livelli superiori alla media nazionale. Nonostante l’andamento favorevole registrato nei primi mesi del 2026, permangono le criticità strutturali del settore. A ciò si aggiunge un contesto internazionale caratterizzato da elevata incertezza e crescenti tensioni geopolitiche, fattori che stanno assumendo un peso sempre più rilevante nelle valutazioni del rischio di credito delle imprese. Guardando ai prossimi mesi, le previsioni indicano un ulteriore incremento dei tassi di default del comparto turistico entro fine anno, seppur con una crescita attesa più contenuta rispetto a quella prevista per il complesso delle imprese italiane”.

Tra le 417mila imprese, di cui 324mila sono ristoranti, 76mila alberghi e 17mila agenzie di viaggio, prevalgono le ditte individuali (44%), seguite dalle società di capitali (33) e dalle società di persone (22). Nel Mezzogiorno si concentra più di un terzo di esse, mentre Lombardia, Lazio e Campania sono le regioni con la maggiore concentrazione.

Il tarlo dei ritardi nei pagamenti

I dati dello Studio Pagamenti di Cribis – società del gruppo Crif specializzata nelle business information – rivelano il comportamento del settore turistico italiano relativamente alle tempistiche di pagamento dei propri fornitori.

In particolare, si evidenzia come il settore turistico italiano presenti performance di pagamento peggiori rispetto alla media nazionale. Una dinamica che conferma quanto già emerso nell’edizione precedente.

Infatti, a giugno 2026 le imprese turistiche che pagano puntualmente i propri fornitori rappresentano il 23,4% del totale, una quota significativamente inferiore rispetto al 42% rilevato sull’insieme delle imprese italiane (Ditte individuali, società di persone e società di capitali).

Parallelamente, il 19,1% delle aziende del comparto registra ritardi superiori a 30 giorni, a fronte del 12,6% osservato a livello nazionale. Tra queste, il 6,5% supera i 90 giorni di ritardo nei pagamenti, valore anch’esso più elevato rispetto alla media italiana (4,4%).

L’analisi dei micro-settori conferma una situazione differenziata, ma individua nei servizi di ristorazione il comparto maggiormente in difficoltà. Le imprese con ritardi nei pagamenti raggiungono infatti il 78,4%, contro il 67,3% dei servizi di alloggio e il 65,8% delle agenzie di viaggio.

Le differenze risultano ancora più marcate considerando i ritardi più gravi: i pagamenti oltre i 90 giorni interessano il 7,1% delle imprese della ristorazione, rispetto al 4,8% delle agenzie di viaggio e al 2,8% dei servizi di alloggio.


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