Cronaca 04 Apr 2026 10:31

Vino in Italia, gli uomini bevono il doppio delle donne e i giovani preferiscono il bianco

Vino in Italia, gli uomini bevono il doppio delle donne e i giovani preferiscono il bianco

ROMA –  Una donna su 4 non beve vino affatto, mentre il 21% degli uomini lo consuma ogni giorno, quasi il doppio rispetto all’11% femminile. Tra i 25-34 anni il vino bianco supera già il rosso (40% vs 33%) mentre tra gli over 65 il rosso domina al 60%.

Sono alcuni degli elementi emersi dal sondaggio di MCO Report, realizzato su mille italiani e che fotografa un Paese profondamente diviso nel rapporto con il vino: per genere, età, territorio e reddito.

L’Italia è la prima potenza mondiale per export di vino per quantità e la seconda per valore, con 8,1 miliardi di euro nel 2024. Eppure, dietro questo primato globale, il rapporto degli italiani con il vino si sta radicalmente trasformando. Secondo i dati ISTAT, il consumo quotidiano di alcol in Italia è crollato dal 33,3% del 1999 al 19% del 2023, segnando un cambiamento strutturale nelle abitudini di consumo.

Il primo dato che emerge con chiarezza dal sondaggio riguarda il genere. In Italia, 1 donna su 4 non beve vino affatto (26%), contro solo l’11% degli uomini. Un divario che si conferma anche in termini di frequenza: il 21% degli uomini beve vino ogni giorno, quasi il doppio rispetto all’11% delle donne. Sul fronte delle quantità, il 44% degli uomini consuma 3 o più bicchieri a settimana, contro il 30% delle donne.

Quando le donne bevono vino, lo fanno prevalentemente in contesti sociali: il 22% lo associa a occasioni conviviali a casa contro il 21% che lo consuma a pasto. Un cambio di paradigma rispetto al modello tradizionale del vino come accompagnamento quotidiano del cibo, confermato anche dai dati ISTAT che registrano una crescita del consumo fuori pasto dal 23,8% al 33,4% nell’arco di 25 anni. Per gli uomini invece il consumo di vino a tavola resta il contesto principale (33%).

La seconda trasformazione riguarda le generazioni. I dati del sondaggio rivelano una traiettoria lineare e inequivocabile: la fedeltà al vino rosso cresce con l’età.

Tra i 18-24 anni il rosso tiene al 39%, ma rosé e spumante insieme raggiungono il 28%, una quota molto superiore alla media nazionale dell’8% per lo spumante. Nella fascia 25-34 il bianco supera già il rosso: 40% contro 33%. Tra gli over 65, invece, il rosso domina al 60%, con il bianco fermo al 25%; una forbice che si allarga in modo costante passando per il 54% dei 35-44 e il 56% dei 55-64.

È un cambio che non riguarda solo la tipologia preferita, ma il ruolo stesso del vino: per i più giovani è sempre più un prodotto da aperitivo e da occasioni sociali, non un compagno quotidiano della tavola, una tendenza confermata anche dall’XI Forum Wine Monitor di Nomisma.

La geografia del vino: la Toscana beve ogni giorno, il Lazio preferisce il bianco

Le differenze geografiche rilevate sono significative, in parte attese e in parte sorprendenti. La Toscana si conferma la regione con il consumo quotidiano più elevato: il 29% dei toscani beve vino ogni giorno, quasi il doppio della media nazionale del 16%. Un dato coerente con il suo ruolo di capitale enologica italiana, rafforzato dalla preferenza per il rosso al 56%.

Sorprende il Lazio: unica grande regione italiana dove il vino bianco supera il rosso, con il 45% delle preferenze contro il 40%. Altrettanto inatteso il caso della Sardegna, unica regione del Sud dove il bianco prevale sul rosso (40% vs 36%), a conferma di una cultura locale che resiste alle generalizzazioni geografiche.

Il Veneto, cuore produttivo del Prosecco, mostra un’altra facciata: lo spumante è scelto solo dall’11% dei veneti, mentre il rosso domina al 46%. Un dato che suggerisce come la grande produzione di bollicine del Nord-Est sia destinata principalmente all’export e alle occasioni speciali, più che al consumo domestico quotidiano. I dati ISTAT confermano il quadro geografico di fondo: le regioni del Centro-Nord registrano valori di consumo più elevati rispetto al Sud in tutte le tipologie di abitudine.

Chi guadagna di più beve sensibilmente di più: nelle fasce oltre €3.500 al mese il 23% consuma 6 o più bicchieri a settimana, una quota che sotto €1.500 scende sotto il 10%. E beve anche fuori casa: il consumo al ristorante passa dal 12-14% delle fasce basse al 20% nella fascia €3.500-€4.000, mentre il picco dell’aperitivo al 19% (il più alto tra tutte le fasce) suggerisce che a certi redditi il vino diventa anche strumento di socialità.

Eppure la spesa per bottiglia racconta una storia diversa. Anche tra chi guadagna oltre €4.000 al mese, il 55% non supera i €10 a bottiglia e solo il 10% arriva oltre i €20. Il vino economico non è una necessità dei redditi bassi: è una scelta culturale che attraversa tutta la società italiana, indipendentemente dal portafoglio.

I dati presentati sono tratti dal sondaggio esclusivo di MCO Report in collaborazione con Selvitys, condotto su un campione di 1.000 italiani rappresentativo per genere, età, regione di residenza e categoria socioprofessionale a Marzo 2026.

I dati sul consumo di alcol in Italia sono tratti dal Rapporto Annuale ISTAT 2025, mentre i dati sui trend generazionali sono tratti dall’XI Forum Wine Monitor di Nomisma (febbraio 2025).


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