Cantine e vini 12 Giu 2026 19:24

La “superiorità” del Morellino di Scansano. Quattro chiacchiere con Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio

La “superiorità” del Morellino di Scansano. Quattro chiacchiere con Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio
Bernardo Guicciardini Calamai

SCANSANO – L’edizione 2026 di Rosso Morellino, l’evento annuale che il Consorzio Tutela Morellino di Scansano dedica alla celebrazione del suo gioiello maremmano, il Morellino di Scansano Docg, ha rappresentato non solo il momento di degustazione delle nuove annate e di conoscenza di alcune delle cantine protagoniste della denominazione, ma anche una occasione di confronto e di bilancio dello stato di salute dell’unica accezione di mare e di collina del Sangiovese toscano.

Quest’anno il focus si è concentrato sulla recente introduzione nel disciplinare della nuova menzione “Superiore”, tipologia caratterizzata da rese per ettaro più basse, almeno l’85% di Sangiovese, un maggiore affinamento e un titolo alcolometrico minimo di 13% vol., pensata per esprimere maggiore complessità e identità territoriale, rispetto alla versione d’annata.

In tre giorni di full immersion, fra proverbiale ospitalità maremmana e approfondimenti enologici, la serata conclusiva si è svolta nella incantevole cornice di una pietra miliare della denominazione come la Fattoria Le Pupille di Elisabetta Geppetti.

In questa occasione abbiamo chiesto al confermato presidente del Consorzio, Bernardo Guicciardini Calamai – terzo mandato consecutivo per il proprietario di Massi di Mandorlaia, che fino al 2029 sarà affiancato nel ruolo di vicepresidenti da Alessandro Fiorini, storico agronomo della Cantina Vignaioli di Scansano e da Simone Castelli di Podere 414 oltre che dall’attivissimo direttore Alessio Durazzi – di illustrarci i motivi dell’introduzione nel disciplinare della dizione “Superiore”.

“Per noi”, ha detto, “questa nuova menzione rappresenta un obiettivo raggiunto molto importante di un percorso iniziato con dall’amministrazione precedente. Abbiamo lavorato in maniera molto intensa negli ultimi due anni per andare a modificare il disciplinare e dare una identità e riconoscibilità ad una tipologia molto importante, che all’interno della dominazione rappresenta circa un 30% della produzione totale”.

“Per dare giusto un succinto excursus dell’evoluzione storica della denominazione, all’inizio il Morellino era soprattutto un vino di annata, di pronta beva e da consumare giovane. Negli anni questo concetto si è evoluto e le aziende si sono impegnate molto di più sotto il profilo agronomico e tecnico nell’affinare le varie tipologie e tante di loro avevano in produzione tre versioni differenti, l’annata, un intermedio e la versione Riserva, già prevista dal disciplinare. Abbiamo quindi sentito l’esigenza di dare a questa versione intermedia una identità più precisa, modificando il disciplinare prevedendo una riduzione delle rese, un maggiore affinamento e di conseguenza rendendolo un vino diverso rispetto al Morellino d’annata. Un tipologia di maggiore struttura che si presta all’invecchiamento e che si pone sul mercato come una fascia intermedia senza necessariamente avere la complessità della Riserva”.

In fin dei conti dando una cornice e un valore aggiunto a ciò che il territorio già produceva.

Proprio così. Non abbiamo voluto stravolgere niente, solo dare maggiore evidenza a una tipologia che già esisteva e sulla quale alcune aziende stavano investendo da anni, senza avere una identità immediatamente riconoscibile che la differenziasse dalla versione d’annata e dalla Riserva.

Un suo sintetico commento sullo stato di salute della denominazione?

Bisogna innanzitutto inquadrarlo all’interno del momento di grande incertezza che stiamo vivendo. Diciamo che fra le denominazioni toscane il Morellino di Scansano sta vivendo comunque un periodo di recupero graduale rispetto all’anno precedente, che è stato davvero un anno difficile per tutto il mondo del vino sul fronte dei mercati esteri. Un recupero graduale che ci fa ben sperare e come Consorzio di Tutela ci stiamo attivando per identificare gli strumenti più idonei nel trovare il giusto equilibrio fra la difesa della denominazione e la tutela della marginalità dell’intera filiera produttiva, allo scopo di dare al magnifico terroir maremmano la visibilità che merita.


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