Monserrato 1973: l’arte di reinterpretare il Camaiola in chiave moderna
BENEVENTO – A pochi chilometri dal centro di Benevento si trova l’azienda Monserrato 1973, nata nel 1973 dalla visione dell’imprenditore edile napoletano cavalier Francesco Zecchina, che trasformò un rudere ai piedi del Monte Serrato, testimone del terremoto dell’Irpinia del ’62, in una terra fertile.
L’azienda si occupò inizialmente di coltivare tabacco e olivi. Solo verso la fine degli anni ‘80, ampliò la sua produzione all’uva, ricavando vino da consumare in famiglia e da regalare a parenti e amici.
Dopo un periodo di transizione, oggi a guidare l’azienda è Lucio Murena (nella foto di copertina), figlio di Paola Zecchina e nipote del fondatore, che ha intrapreso un importante progetto di ristrutturazione e rinnovamento aziendale.
Monserrato 1973 attualmente si dedica principalmente alla produzione di vino e olio extra vergine di oliva, ma ha anche avviato la coltivazione di grano Saragolla (da cui ottiene una linea di pasta) e di varietà autoctone di legumi del beneventano, quali ceci e fagioli.
L’azienda possiede circa 14 ettari di vitigni autoctoni (Camaiola, Falanghina, Aglianico, Fiano) coltivati su terreno argilloso tufaceo con buona dotazione organica, a 290-300 metri sul mare. Da questi nascono sei ottimi vini, fedeli ambasciatori di questo pezzo di Sannio ma interpretati in chiave più moderna.
Tra i vini di Monserrato 1973, spicca il Barbera del Sannio Dop ottenuto da uve Camaiola 100% ed è stato un piacere poterlo degustare nell’annata 2020.
La Camaiola è un vitigno a bacca rossa tipico del Sannio. Per molto tempo è stata chiamato Barbera ma in realtà non ha nessuna parentela con il vitigno del Piemonte. Solo recentemente la Camaiola è stata riconosciuta come varietà a sé stante e inserita nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite da vino.
Il Barbera del Sannio di Monserrato 1973 segue un processo produttivo accurato e rispettoso delle caratteristiche del vitigno: all’ammostatura delle uve Camaiola seguono la fermentazione alcolica e la successiva fermentazione malolattica, il vino viene poi affinato per circa 8 mesi in parte in serbatoi di acciaio e in parte in anfora.
Al naso si percepiscono eleganti note floreali che si alternano a sottili sfumature speziate scure. Al palato presenta una struttura equilibrata ed un finale vivace di media persistenza. Frutto di un’annata favorevole per il vitigno Camaiola, è un vino da bere ora o da conservare in cantina e aprire tra qualche anno. Si abbina bene a spaghetti al pomodoro, carne rossa alla griglia e formaggi di media stagionatura. Mario Miranda
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