Cantine e vini 04 Nov 2024 17:45

Tenuta Casenuove, dieci vendemmie dal nuovo corso e ora la sfida dell’Ansonica sull’isola del Giglio

GREVE IN CHIANTI – Dieci vendemmie dalla nuova vita, iniziata nel 2015 con l’acquisizione da parte del magnate francese Philippe Austruy, e ora una nuova sfida: produrre Ansonica sull’isola del Giglio. Tenuta Casenuove, a Panzano, frazione di Greve in Chianti (Siena), è una cantina sui generis non fosse altro per la sua contaminazione con l’arte moderna, insieme al vino e all’architettura principale passione del suo patron.

Ma lo è anche perché l’acquisizione da parte di un imprenditore forestiero non l’ha estraniata dal territorio, al quale sembra anzi sempre più ancorata, soprattutto se si ascolta la passione con cui la conduce Alessandro Fonseca, l’agronomo al quale Austruy si è affidato per la direzione aziendale, che è affiancato nel suo lavoro da un team under 40, a partire dai giovani enologi Cosimo Casini e Maria Sole Zoli.

Le origini sono antichissime e affondano le radici nel 1600, ma è nella seconda metà del Novecento che Tenuta Casenuove sviluppa la produzione vinicola facendosi conoscere anche dal mercato. Prima di vivere una fase di decadenza, produttiva e commerciale: al suo arrivo nel 2015, Austruy trova vigne quasi in abbandono, in alcuni casi sopraffatte dai rovi, i diversi edifici che compongono la proprietà necessitavano di un imponente restauro e, soprattutto, serviva una cantina contemporanea, al passo coi tempi.

Inizia una fase di ristruttazione che, passo dopo passo, restituisce lo splendore di cui si può godere oggi e consegna all’azienda un’area produttiva moderna e funzionale, seppur in spazi limitati ma proprio per questo studiata nei minimi dettagli.

Rinnovamento che non poteva non contemplare i vigneti: dei circa 30 acquisiti (sui 120 complessivi), quasi la metà furono pian piano espiantati e reimpiantati. Sempre nel massimo rispetto dell’ambiente e dei vari suoli che compongono la tenuta – argille, calcare e galestro a seconda della posizione – che si estende tra i 360 e i 500 metri sul livello del mare, con caratteristiche diverse che vengono valorizzate nella produzione delle circa 100mila bottiglie, di cui 67mila di Chianti classico docg.

Sui terreni che godono di un’esposizione a sud-sudovest, caldi e ben drenati, oggi si coltivano Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc alle quali in un secondo momento si sono aggiunte varietà autoctone come Canaiolo, Colorino e Ciliegiolo storicamente riconosciute come complementari componenti del Chianti Classico. Che oltre alla docg e all’Igt Toscana danno vita a uno spumante rosato metodo charmat, Ziik, un Sangiovese in purezza.

E se, come si osservava, l’azienda ha una mente e un’anima toscane nonostante la proprietà non lo sia, i vini hanno una “mano” comune con quelli prodotti nelle altre cantine d’Europa grazie alla consulenza di Stéphane Derenoncourt che supervisiona l’intera produzione.

Se la cantina è inevitabilmente il cuore produttivo dell’azienda, la villa lo è dal punto di vista dell’accoglienza: una serie inanellata di salottini, una cucina in cui la cuoca di casa si alterna con chef a domicilio, sei ampie camere e altri spazi comuni diventano il contesto ideale – ricco di opere d’arte e sculture, filo conduttore dei progetti vitivinicoli di Austruy – per trascorrere qualche giorno di relax.

“Austruy ci ha consegnato le chiavi di questa azienda per portare avanti un progetto di ricostruzione filologica di un riccco patrimonio. A partire dalla cantina, moderna dal punto di vista tecnologico, che abbiamo realizzato in un edificio stratificatosi nel corso del tempo, un indirizzo chiaro per portare avanti un progetto rivoluzionario in termini di qualità del luogo e produzione di assoluta eccellenza”, illustra Fonseca.

Classe 1959, a capo di un impero farmaceutico e immobiliare, Austruy ha acquisito negli anni cantine anche in Francia – la Commanderie de Peyrassol in Provenza e Château Malescasse nell’Haut Médoc – e Portogallo, la Quinta Da Côrte nella Valle del Douro.

Ed è forse proprio questo che ha aiutato Tenuta Casenuove a piazzarsi subito sul mercato, sebbene lo faccia da una regione che insieme al Piemonte ha il vantaggio di produrre i vini più apprezzati nel mondo, anche in controtendenza rispetto alla profonda crisi dei rossi.

“Le difficoltà sono tante”, ammette Fonseca, “ma l’abilità e l’organizzazione del titolare ci permettono di penetrare i mercati attraverso una serie di colleghi presenti in diverse aree del mondo. Il Chianti classico è una denominazione molto conosciuta negli Stati Uniti e in Europa ma ha tanto spazio anche in paesi dove oggi non tutti sono riusciti ancora ad arrivare, per cui c’è margine per un prodotto di qualità riconosciuta”.

Il Chianti Classico

È prodotto in 70 mila ettari di territorio compreso tra le città di Siena e Firenze, in un’area che abbraccia 8 comuni: Greve in Chianti, Barberino Val d’Elsa, Tavarnelle Val di Pesa e San Casciano in Val di Pesa in provincia di Firenze; Castellina in Chianti, Gaiole, Radda, Castelnuovo Berardenga e parte del Comune di Poggibonsi in provincia di Siena.

“Il Chianti classico è un territorio che negli ultimi anni ha visto sviluppare il riconoscimento delle unità geografiche aggiuntive (Uga), sono 11 e rappresentano dei territori specifici in cui si possono ritrovare degli interi comuni e dei villagi come nel caso di Panzano, dove siamo noi”, spiega Fonseca. “Le Uga riconoscono le peculiarità di ciascuna zona e le valorizzano. È una novità che indirizza quest’area ad un maggior riconoscimento qualitativo”.

A Tenuta Casenuove la vendemmia viene eseguita esclusivamente a mano e, al suo arrivo in cantina, l’uva viene selezionata ben due volte prima di giungere in vasca. Solo gli acini più perfetti e maturi vengono messi a fermentare in vasche di cemento dove fermentazione e macerazione vengono assistite da rimontaggi e follature delicati. Il vino viene in seguito conservato in vasche di cemento o acciaio in attesa del trasferimento in bottaia per l’affinamento, che dura dai dieci ai venti mesi a seconda della sua destinazione finale.

La nuova avventura sul Giglio

Sull’isola del Giglio, è intanto partita una nuova avventura eneologica sotto il vessillo di Tenuta Isola nel Giglio: dopo l’acquisizione di circa 12mila metri di terreno di cui la metà vitati ma in abbandono, che è stato necessario sottrarre alla macchia con un impegnativo lavoro di recupero, nel 2019 c’è stata la prima produzione di Ansonica.

In un contesto di straordinaria bellezza, il lavoro in vigna è di quelli che possono definirsi eroici senza troppi scrupoli ma le condizioni pedoclimatiche consegnano prodotti di altissima qualità. Lunghi periodi siccitosi e un clima ventilato che attenua le calure permettono di ottenere un bianco d’elite, Toscana Igt Ansonica Scoglio Nero (95,00 euro a bottiglia) prodotto in appena 850 bottiglie.

Sugli antichi terrazzamenti caratteristici dell’isola dove si sviluppano gli impianti ad alberello, l’azienda sta progettando anche la realizzazione di una cantina. Nel frattempo, le uve vengono trasferite a Panzano per la vinificazione. La macerazione si protrae per tutta la fase di fermentazione alcolica e può continuare durante l’affinamento sulle fecce fini. Una parte del vino matura in barriques di secondo e terzo passaggio, mentre l’altra parte affina in contenitori in gres, garantendo la giusta microossigenazione. Viene imbottigliato un anno dopo la vinificazione e resta altri tre anni in bottiglia. (m.sig.)

LE FOTO (di Casati e Goussard e nostre)


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