Ospitalità 20 Ott 2026 17:24

Wine Garden, un giardino da vivere e un vino da condividere con il nuovo progetto di Le Monde e La Ponca

Wine Garden, un giardino da vivere e un vino da condividere con il nuovo progetto di Le Monde e La Ponca

PRATA DI PORDENONE – Apre oggi Wine Garden, il nuovo progetto della famiglia Maccan, proprietaria delle cantine Le Monde a Prata di Pordenone (Pordenone) e La Ponca, sulle colline di Scrió (Gorizia). Nato dall’incontro tra natura, architettura e cultura del vino, Wine Garden trasforma gli spazi della cantina in un luogo aperto all’accoglienza, alla scoperta e alla convivialità.

Qui si potranno scoprire i vini di Le Monde e La Ponca insieme ai sapori tipici del Friuli, sedersi al tavolo, incontrarsi, degustare e conoscere più da vicino il mondo delle due cantine. Wine Garden ospiterà inoltre esperienze, degustazioni ed eventi, pensati per raccontare il vino attraverso il territorio e le persone che lo vivono.

Wine Garden nasce in Friuli e dal Friuli prende la sua identità: dalla terra, dalle persone, dalle relazioni e da quel tempo lento che è necessario per fare un buon vino. Un luogo che cambia con le stagioni e che vuole raccontare il territorio attraverso esperienze autentiche e momenti da condividere.

“Per noi Wine Garden è prima di tutto un luogo dove sentirsi a casa. Qui vogliamo condividere i nostri vini, il nostro territorio e il piacere di stare insieme”, raccontano Alex Maccan e Marta Paladin Furlan.

Con Wine Garden, la famiglia Maccan rafforza il proprio legame con il territorio e inaugura un nuovo capitolo: non solo produzione di vini identitari con Le Monde e La Ponca, ma creazione di uno spazio immersivo dove il paesaggio diventa parte integrante dell’esperienza, espressione concreta di un legame profondo con la terra e con i suoi ritmi. Wine Garden nasce anche con l’intento di dare voce alle eccellenze del territorio friulano, contribuendo a preservarne l’autenticità culturale.

In una terra profondamente contadina, costruita nel tempo grazie al lavoro e alla visione di generazioni che hanno creduto nel valore dei suoi frutti, il progetto diventa occasione per raccontare l’identità friulana e quell’eredità preziosa di saperi e tradizioni che oggi richiede di essere custodita con responsabilità e trasmessa al futuro.

Il nome stesso Wine Garden esprime la volontà di superare il concetto tradizionale di wine shop: non un semplice luogo di vendita, ma un giardino esperienziale dove si racconta della sua terra, con i suoi colori, i suoi suoni e i suoi profumi. Un giardino che cambia con le stagioni, proprio come il vino evolve nel tempo, testimone di un lavoro fatto di attesa, cura e rispetto.

“Per noi la terra è tutto. Ogni giorno sentiamo la responsabilità di rispettarla e valorizzarla. Con Wine Garden abbiamo voluto evocare uno spazio che riporti alla luce il valore del paesaggio, con tutti suoi aspetti emozionali e identitari. È il nostro modo di condividere con la comunità e con gli ospiti l’amore profondo che nutriamo per questo territorio”, racconta Marta Paladin Furlan.

Un progetto firmato dall’architetto Alessandro Isola, fondatore dell’omonimo studio di progettazione multidisciplinare con sede a Londra “questo progetto nasce dall’idea di trasformare lo spazio esterno della cantina in un luogo di relazione, dove il vino non è solo prodotto, ma esperienza condivisa”, spiega l’architetto.

Il giardino si struttura attorno a due specchi d’acqua rettangolari che si sovrappongono, generando un equilibrio silenzioso tra geometria e natura. L’acqua diventa elemento di sospensione: riflette il cielo, amplifica la luce e accompagna il visitatore con il suo suono discreto. Non solo elemento estetico, ma strumento capace di creare quiete, lo specchio d’acqua invita alla contemplazione prima ancora che alla degustazione, per costruire un’esperienza sensoriale completa. «Ho scelto l’acqua come elemento di equilibrio. In una cantina il vino è il risultato di un processo lento, fatto di tempo e trasformazioni. L’acqua lavora allo stesso modo: è memoria del paesaggio, è origine, è trasformazione», racconta Isola.

Intorno all’acqua, isole di graminacee accolgono architetture naturali che emergono come presenze puntuali, scandendo lo spazio con ritmo misurato. La scelta, condivisa con la paesaggista, di utilizzare essenze non sempreverdi, introduce il tema del tempo: nel corso delle stagioni cambiano forma, colore e densità, rendendo il giardino un paesaggio vivo e in continua trasformazione.

Un unico lungo tavolo attraversa lo spazio e ne costituisce il fulcro conviviale. È luogo di incontro e degustazione, ma anche gesto architettonico che si estende fino a diventare passerella, collegando le diverse parti del giardino. Più che un arredo, è una linea che unisce e mette in relazione, trasformando l’esperienza individuale in un momento collettivo. L’intervento nel suo insieme costruisce un percorso fatto di riflessi, attraversamenti e pause: un luogo di metafore della stessa cultura, quella del vino, che nasce dalla terra, attraversa il tempo e trova il suo senso più autentico nella condivisione.

“In una cantina il rapporto tra natura e intervento umano è centrale. Il vigneto ne è l’esempio più evidente: la vite è natura, ma i filari sono disegnati dall’uomo, linee ordinate che attraversano il paesaggio. Nel giardino ho voluto riproporre questa stessa tensione. Le geometrie pure degli specchi d’acqua e la linearità del tavolo rappresentano il gesto umano e il controllo; le graminacee e gli arbusti restituiscono invece l’energia organica della natura. È lo stesso dialogo che avviene nel vino: struttura e spontaneità, tecnica e istinto”, prosegue.

Elemento distintivo del progetto è una rete metallica che definisce gli spazi e segna il passaggio dalla dimensione pubblica della strada a quella più intima dell’esperienza del vino, con leggerezza e autenticità.

“Non volevo un muro né una chiusura netta. La rete è una soglia: permette di vedere e non vedere, protegge senza isolare. L’ho reinterpretata come elemento architettonico leggero, trasformandola in una quinta filtrante. È un invito ad entrare, non una barriera”, spiega l’architetto. Oltre al valore simbolico, la rete filtra la luce, crea ombra e profondità mantenendo la permeabilità visiva.

Sotto una struttura coperta, essenziale e ariosa, si sviluppa la zona lounge: uno spazio raccolto ma aperto, pensato per l’attesa, l’aperitivo e la conversazione. All’interno, lo spazio di vendita e degustazione rievoca il giardino esterno. Un verde sospeso scende dal soffitto, in continuità con quello esterno, mentre una lunga parete composta da fasce verticali diventa ritmo espositivo richiamando, in chiave astratta, l’ordine silenzioso dei filari.

Wine Garden rappresenta così la sintesi di una visione fondata su autenticità, passione e profondo rispetto per la natura: un luogo dove quest’ultima non è scenografia, ma protagonista, e dove l’esperienza del vino diventa espressione viva di un’identità familiare radicata nella terra e proiettata al futuro.


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